“Incontro avvenuto in occasione della cena dopo la Convention ISSA 2001 – da sinistra:
Dott. Fred Hatfield, U.S.- Fondatore di ISSA – soprannominato ‘Dottor Squat’, record personale di 1014 Libbre – 30 libri pubblicati e centinai di articoli scientifici;
Dott. Mauro di Pasquale CND, Medico e Dott Scienze Biologiche, Membro America Academy of Sport Medicine. Campione powerlifting 1976 – Decine di pubblicazioni e di centinaia di articoli scientifici;
Prof. Carmelo Bosco, Italia, 4/7/43 – 22/11/03 – Dott. in Scienze Motorie e Biologia della attività fisica in FIN – Laurea Honoris causa Università di Budapest – Docente Università di Tor Vergata Roma, ricercatore a livello mondiale ,ha pubblicato decine di volumi e centinaia di articoli scientifici
“.

 

 

All’inizio degli anni ’80 la mia conoscenza di Carmelo Bosco era già abbastanza approfondita, ma solamente a livello libresco e, sopratutto, riferibile alle pagine di Acta Physilologica Scandinavica, ove compariva sempre associato ai suoi Maestri dell’estremo Nord: Komi P.V., Vitasalo J.T. o Tihanyi J., docenti arcinoti di Università dai nomi difficilmente pronunciabili:

Jyvaskyla, Kokkola. Pur frequentando gli stessi ambienti del mondo dello sport sembravamo destinati a non incontrarci, nonostante cercassimo entrambi il contatto. Finché, una sera calda dell’estate formiana, dopo la cena al Ristorante dell’Hotel dei Principi (di fronte al Centro Nazionale “Onesti”), mi diressi, nel grande Parco Reale, verso un secolare tiglio, dietro il villino della Principessa, alla ricerca del “Campione” Pietro Mennea, che mi avevano segnalato come distrutto dall’ ennesimo-durissimo allenamento dominato dagli strilli appassionati dell’indimenticabile Prof. Vittori (’o Professore per antonomasia).

 

Invece arrivato lì vedo, appoggiato al tronco del tiglio, un giovane che riconosco subito, con strana certezza, e che al mio interrogativo:

 

“Bosco?” risponde con pari sicurezza: “Carmelo sono… e tu sei Beppe Montanari”.

 

Finalmente!… e dopo l’abbraccio, rituale nel mondo dello sport di allora, ci dedicammo assieme a consolare il grande Atleta che stava, semplicemente, scaricando la tensione che ’o Professore riusciva a creargli – opportunamente – ogniqualvolta gli chiedeva un nuovo sforzo massimale.
Mentre la penna scivola via da sola anticipando talora il ricordo, una ondata di affetto per le splendide Persone appena citate sovrasta, per un momento, l’idea primitiva di arrivare a ricordare Carmelo e i “fasti” intellettuali che, inevitabilmente lo accompagnano!.

 

Ecco invece che il tutto viene superato da un profondo senso di mancanza o, addirittura di vuoto: quello lasciato dall’ assenza, ormai prolungata, di ciascuna delle Persone ricordate e che, entrando in scena l’hanno rubata tutta, come grandi e consumati “attori” e “autori” che, ciascuno a suo modo, restano ben presenti nel ricordo. Ma riprendendo il “fil rouge” del ricordo medesimo, dopo la presentazione informale sotto il tiglio e sistemati ai tavoli del bordo piscina consumammo, Carmelo e io, tutte le ore piccole della splendida notte estiva puntualizzando i come e i perché che ci avevano condotti, inevitabilmente, a quell’incontro e le rispettive e vicendevoli curiosità, sia riguardo agli studi e alle ricerche, passati e/o in atto, che alla vita che ci stava conducendo, dipanandosi, per il mondo e perciò rendeva difficile l’incontrarsi.

Entrambi eravamo consapevoli che il comune interesse era incentrato sulla “forza” e sul suo diretto produttore: il “muscolo”; ma eravamo anche curiosi poiché sapevamo che l’approccio alla fenomenologia del gesto sportivo era nell’uno (Carmelo) di tipo biomeccanico, mentre nell’altro (io) era di tipo “biologico” o, meglio, strettamente istochimico-metabolico. Entrambi, a quel tempo, lavoravamo anche all’estero: all’Università di Iyvaskyla Carmelo e all’University College London lo scrivente. Entrambi facevamo ricerca con Maestri famosi: Komi (allora Presidente della Soc. Int. di Biomeccanica) che aveva portato Carmelo dalla prima Licenza (Ph. Licence) sino al Dottorato (Ph.D.) in Fisiologia dell’Attività Fisica e Biomeccanica dello Sport; R.H.T. Edwards, Fisiologo della University College London, di fama già consolidata, che aveva accettato di avermi come Ricercatore e in qualità di “Visiting Professor”, per un periodo di “studio e ricerca” condivisi, su: tessuto muscolare e relativa “fatica metabolica” Pietro Mennea e il Prof. Vittori erano stati gli “starters” delle nostre curiosità scientifiche del momento, sul tema “fatica” nello sport, dal quale derivammo tante ragioni di discussione e una così vivace sintonia che, scendendo di gradone in gradone per l’antico parco ci ritrovammo, dopo la piscina, subito sopra la risacca che ci attirava con il suo sciacquio.

 

Lì ci accorgemmo di avere esaurite tutte le ore piccole poiché iniziava il fioco baluginare dell’alba.
Fu così che, fra un “minchia” (absit injuria verbi) e l’altro, a segnare la dirompente cultura di Carmelo e i miei cenni di approvazione frequenti, fu così che nacquero spontaneamente una amicizia e una assonanza scientifica che sono durate per tutti gli anni, purtroppo dolorosamente pochi, che Carmelo ci ha regalato con la Sua presenza, sempre evidente ma mai ingombrante.

E fu in quelle ore di una calda notte di Formia che conobbi una essenziale cronistoria di Carmelo: dalla nascita, a Militello di Catania il 4 luglio 1943, ove visse e studiò sino ai 18 anni e ove si manifestò la sua vocazione, seguendo la quale emigrò verso la lontana Finlandia.

 

Fu in questo lontano lembo di Europa che, frequentando l’Università, già citata, di Iyvaskyla si laureò in Scienze Motorie nel 1975 e, in successione, conseguì il Dottorato di Ricerca (Ph.D.) in Fisiologia e Biomeccanica dello Sport nel 1982.
Tutto questo in 7 anni, lavorando come Assistente prima, quindi come Ricercatore nella stessa Università.
Dopo il Dottorato ha frequentato, sempre come Ricercatore la Università di Pennsylvania, poi quella di Budapest e, ancora il Politecnico di Zurigo, per approdare poi all’Università di Milano e, per finire (1983) all’Istituto di Medicina dello Sport di Roma. Fu proprio nella estate di questo anno che ci incontrammo a Formia, al Centro Onesti, ove mi trovavo in ritiro con le squadre di Atletica leggera della Fidal. E dove ebbe inizio la nostra amicizia.

 

Fu così che, dalla conoscenza cartacea dei nostri lavori scientifici (oltre 60 quelli di Carmelo allora) ebbe inizio un sodalizio che, nell’arco di pochi mesi si allargò ai nostri rispettivi ambiti Accademici e Tecnico-relazionali.
Iniziammo subito, a Formia, coinvolgendo gli amici: M.d.S. Candeloro, Direttore del Centro e il suo Collega: Di Nucci (M.d.S.) e Altri ancora, che iniziò a maturare la necessità di includere Carmelo nel Centro Studi e Ricerche della Federazione e di introdurlo nella scia dell’Amico e Maestro Prof. Leonardo Vecchiet che, subito, lo volle vicino a Noi, nell’attività scientifico-divulgativa della Scuola di Medicina dello Sport dell’Università di Chieti ove, a quel tempo, insegnavo Fisiologia dell’esercizio fisico e dello Sport.

Fu appunto lì che ebbi il piacere intellettuale di coinvolgere Carmelo in diverse ricerche.
Due di queste, incentrate sull’incrocio fra i Suoi e i nostri interessi di Fisiologia e di Biomeccanica, vennero pubblicate su Acta Physiologica Scandinavica.

 

Numerose altre furono materia di relazione in tutta una serie di Congressi e Convegni, sia nazionali che internazionali. Tutto questo avvenne dopo che Carmelo, spontaneo ma prudente come sanno essere i “siculi” veri, aveva preso diretta conoscenza del mio Centro Nazionale di Medicina dello Sport, a Gubbio, ove aveva incontrato e conosciuto i Ricercatori del Rayne Institute della University College, che il Prof. R.H.T. Edwards inviava, semestralmente, da Londra per continuare le ricerche sul muscolo con protocolli comuni.

Uno di questi, il Dott. (Ph.D.) Kish Gohil era allora in partenza per la Stanford Un. ove, tuttora, è cattedratico di Biochimica. Nella stessa occasione Carmelo volle conoscere direttamente l’Artista-Scienziato (così lo definì) autore delle microcolorazioni funzionali di Istochimica del muscolo nei nostri lavori.

 

Perciò lo presentai all’Amico di una vita: il Prof. Rodolfo Ribacchi (II Cattedra di Anatomia Patologica a Perugia) che è stato e resta tuttora, con i suoi 84 anni, l’esempio di cosa sia dedizione alla Scienza Medica e che ha permesso a tutti noi di approfondire la conoscenza “intima” delle cellule del muscolo e della loro natura. Le stesse cellule che la Prof. Rosalba Rana (Cattedra di Anatomia Umana di Chieti) e la Sua splendida squadra ci hanno disvelato nell’essenza più intima (oltre 30.000 ingrandimenti).
Ripensando a quegli anni rischio di lasciar correre la penna a velocità più elevata di quella della memoria, con lo stesso entusiasmo mostrato da Carmelo Bosco quando, al Castello di Poppi e/o a Coverciano, indagavamo su giovanissimi calciatori, le modificazioni tessutali e metaboliche generali nel corso dei Suoi Tests di “forza” e di “potenza”.

 

Fu proprio da queste valutazioni crociate che nacquero le pubblicazioni e/o le letture migliori nei Congressi o all’Università, nel corso di un periodo di ricerche, Seminari e Convegni nazionali e internazionali, quando amicizia e comunione intellettuale partorirono risultati che, ancora, possono considerarsi fondamentali per lo sviluppo delle nostre comuni conoscenze. Intanto le nostre vite professionali si dipanavano: la mia presso l’amato Ospedale, il Centro FIDAL e l’Università di Chieti e quella di Carmelo presso l’Un. di Tor Vergata (Roma 3) e lo sviluppo industrial commerciale dei Suoi apparati da Palestra e da “campo”, senza mai smettere di incontrarci: nei Convegni e Seminari o presso i Centri di Formia, dell’Acqua Acetosa o di Coverciano o all’estero, ossia nei luoghi più disparati, ma sempre tirando le ore piccole per scambiaci esperienze o, semplicemente, chiacchiere da Amici.

 

 

Sono trascorsi così alcuni anni finché, una sera veramente triste, Carmelo mi raggiunse con una telefonata dal piglio finnico: “Beppe, ho dovuto sottopormi a biopsia: positiva! mi viene consigliato un intervento invalidante con risultato… incerto. Vorrei il parere istopatologico e clinico… di due Amici: Tu e Ribacchi”.

Era la parte mediterranea, nella voce di Carmelo, che chiedeva a due Tecnici il “consiglio” e, soprattutto, a due Amici: un addio, piangendo un poco assieme!.

Fu così che, in una sera di ottobre, arrivò a casa mia e mi raccontò la storia di quegli ultimi mesi di mancati incontri, a causa di problemi familiari e scientifico-industriali ai quali, infine, si erano aggiunti quelli di salute, per i quali avrebbe dovuto affrontare l’intervento chirurgico.
A questo però avrebbe potuto convincerlo soltanto il parere di due amici fidati: l’anatomo patologo Ribacchi e Beppe per l’esperienza clinica.
Fu così che lo accolsi e che, assieme a Rodolfo, lo consigliammo, un poco commossi e un po’ fingendo di scherzare, a sottoporsi all’intervento, convincendolo che la parziale invasività gli avrebbe concesso il tempo necessario alla risoluzione dei suoi non pochi problemi. Così fu alla fine, ma senza la possibilità di rincontrarci, come avevamo sperato.

 

Fu però consolatorio sapere, poi, che quei mesi gli avevano permesso veramente di appianare i suoi problemi, grazie all’aiuto di un Amico fedele, che sempre gli fu accanto e che spero di reincontrare al prossimo Congresso al quale un altro comune Amico, il Presidente di ISSA Europe (come sarebbe piaciuto a Carmelo questo tocco di internazionalità!) Adriano Borelli ci convocherà, con la sensibilità che lo ha reso caro a tutti Noi: per ricordare, come dettato dal merito, l’Amico Carmelo o più esattamente: il Dott. (Ph.D.) Prof. Carmelo Bosco che, sottrattoci troppo presto, non ha smentito il grande cuore della Sua terra lasciandoci una serie imponente di studi e volumi, in diverse lingue: da uno di questi ho ricavato una foto per assicurarLo con “Ancora un addio Amico!”.

 

Noi non Ti dimenticheremo.

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppe Montanari MD (Docente Università degli Studi di Chieti)

 

 

 

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