La XIX Convention ISSA si è svolta quest’anno presso il Palacongressi di Rimini nelle giornate di venerdì 30 giugno, sabato 1 e domenica 2 luglio, date un po’ insolite legate alla disponibilità della struttura, forse un poco disagevoli perché a cavallo dei due mesi, ma sicuramente il piatto della bilancia pende dalla parte positiva, stante la modernità, l’ampiezza degli ambienti, la modularità degli stessi e le tecnologie audio-video messe a disposizione.

 

Usualmente i ringraziamenti si fanno alla fine, in questo caso invertiamo l’ordine degli addendi ricordando che la bontà della manifestazione dipende da molti fattori: la partecipazione dei congressisti, la qualità dei relatori, ma anche e soprattutto dall’organizzazione operativa che vede in Barbara e Claudia Borelli elementi preziosissimi per dipanare le mille incombenze che emergono nella complessa disposizione di un simile evento.

 

A loro vanno aggiunte tutte le figure dello staff, che con grande attenzione hanno lavorato tutto l’anno precedente per sostenere l’impatto che migliaia di persone creano di fatto durante la partecipazione alla Convention.

Lasciamo per ultimo, ma non ultimo, il Presidente Adriano Borelli che trasmette sin dalla nascita di ISSA Italia, poi diventata ISSA Europe, entusiasmo, gentilezza e rapidità decisionale.

 

Nel panorama del fitness italiano è ormai diventata figura di riferimento con la caratteristica di aver praticato a sua volta in gioventù l’attività fisica “con il ferro” e quindi profondo conoscitore della materia e specialmente con l’intelligenza di non criticare mai i tanti concorrenti che operano in questo mondo, partendo dall’assunto che c’è spazio per tutti e ognuno, per le sue competenze, può trovare spazio e soddisfazione professionale.

 

In tutti questi anni ha avuto sempre al suo fianco una direzione scientifica e tecnica con le quali ha elaborato i vari progetti ricevendo il supporto necessario all’esecuzione degli stessi.
Quest’anno, tra le altre cose, la Convention ha dedicato il sabato come “memorial Carmelo Bosco”, intendendo ricordare a tutti l’attività di ricerca del grande scienziato che così profondamente ha influenzato l’attività su campo, i test di valutazione e tracciato numerosi filoni di studio a cui si sono applicati i suoi allievi e collaboratori.

 

Purtroppo, come un fulmine a ciel sereno, il 14 maggio 2017 veniva a mancare Frederick Hatfield, il mitico Dr. Squat, fondatore e presidente dell’ISSA, la cui scomparsa è stata ricordata nell’editoriale del precedente numero di Fitness & Sport e durante lo svolgimento della Convention. Inevitabilmente lo spazio dedicatogli è stato assai più contenuto rispetto a quello di Carmelo Bosco, ma la subitaneità dell’evento e la volontà di ricordarlo come si merita in altra occasione ha superato questo doloroso enpasse evitando che la Convention stessa diventasse una specie di necrologio snaturando la sua specificità.

 

Nella giornata di venerdì si sono svolti gli esami per i tre livelli di CFT, che hanno visto più di 800 persone alternarsi nelle sale a loro dedicate per cercare di superare quello che ormai universalmente è considerato un esame serio, ben calibrato sul corso didattico e che conferma anno dopo anno l’impegno della didattica e la soddisfazione e il prestigio di superare appunto l’esame stesso.

 

Differenziato per i tre livelli (CFT3, CFT2, CFT1), consente di valutare la preparazione dello studente partendo dal concetto di non andare a scoprire quanto uno non sa, didatticamente inaccettabile, ma piuttosto evidenziare quanto si conosce degli argomenti affrontati a lezione e ripresi poi ampiamente sul libro di testo.

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’ultima edizione è stata ampiamente rivisitata e consente a chi si avvicina al meraviglioso campo del Personal Trainer di trovare le basi su cui poter studiare e gli stimoli per approfondire i diversi argomenti.

 

Contemporaneamente la Convention veniva aperta dal Presidente Borelli con un saluto ai partecipanti ed una analisi attenta e puntuale di quanto svolto durante l’anno accademico 2016-2017; veniva inoltre evidenziata tutta una serie di problematiche presenti nel mondo lavorativo dei centri fitness, l’esigenza di un network che unisca palestre di alta qualità e che si rifanno alle strategie dell’ISSA per poter offrire ai clienti un percorso ottimale sia sotto l’aspetto commerciale sia sotto quello squisitamente legato all’attività fisica. 

 

Il mercato necessita di professionisti preparati che svolgano questo lavoro con passione, elemento fondamentale nella dinamica lavorativa, e che siano convinti che l’esperienza è sicuramente uno step fondamentale per la propria attività, ma non deve essere mai disgiunta dal confronto con gli altri operatori e dall’aggiornamento continuo. La scienza del fitness è un’immensa fucina che sforna notizie e metodologie di allenamento che devono essere interpretate e valutate: per assurdo il web, utilissimo come mezzo di comunicazione, è attraversato dalle fake news che in molti casi distorcono addirittura il mercato favorendo il diffondersi di vere bizzarrie se non addirittura di messaggi pericolosi per la salute dell’utente.

 

Dopo le parole del Presidente Borelli sono iniziati i vari interventi, che hanno visto i due Direttori Tecnici Suardi e Zambelli parlare di biomeccanica applicata: non solo elementi squisitamente legati all’anatomia e alla fisiologia, ma anche test di valutazioni, tra cui l’utilizzo dell’elettromiografia di superficie, che consentono di discriminare la qualità degli esercizi e di modificare al meglio gli stessi secondo le esigenze del cliente.
Loris Bonamassa ha affrontato un argomento che appare semplice, ma che in realtà è fondamentale per il benessere di tutti noi: dormire bene.

 

Se partiamo dalla considerazione che circa un terzo della nostra vita noi lo passiamo dormendo, risulta evidente che durante questo periodo il nostro organismo recupera le fatiche della giornata, cerca di minimizzare gli stress derivanti dalla stessa e ci prepara ad affrontare nel modo migliore la giornata successiva. Un sonno ristoratore consente all’organismo di innestare cascate ormonali utili all’ipertrofia muscolare, elimina spesso tensioni muscolari, consente un distacco dall’ambiente che ovviamente deve essere favorevole al fatto che il sonno non venga disturbato da elementi estranei.

 

 

Anche il supporto sul quale noi appoggiamo il nostro corpo deve essere di qualità e deve impedire forzature innaturali delle curve fisiologiche della nostra colonna.

Esiste tutta una serie di prodotti che possono essere calibrati sulle necessità del singolo soggetto e consentono quindi di ottenere un corretto ritmo sonno-veglia che contribuisce non poco al mantenimento del benessere. Sempre interessante e brillante l’intervento di Francesco Malatesta e Antonio Parolisi, che hanno stilato uno specifico decalogo volto ad ottenere con l’allenamento i migliori risultati. Non dimentichiamo che questi due relatori perseguono da anni la strada del training funzionale rivolto alla trasposizione dell’atto motorio nella giornata di ogni cliente: l’allenamento non è più un elemento isolato dal contesto della quotidianità, ma diventa un mezzo per migliorare i nostri movimenti, la nostra postura, il nostro impegno fisico in tutti gli atti che si susseguono giorno dopo giorno.

 

Questo diventa fondamentale quanto più le decadi di vita si alzano e tanto più viene messo in gioco un elemento fondamentale quale è la forza, cioè la capacità dell’apparato neuromuscolare di vincere o contrapporsi ad un carico esterno con un impegno fisico. Sinteticamente le dieci capacità che producono una forza sono: la forza massima, la resistenza, la velocità, la potenza, la capacità cardiovascolare, l’equilibrio, l’agilità, la coordinazione, la precisione e la mobilità.

 

Come dicevamo, la naturale simpatia dei due relatori ha coinvolto il pubblico che ha sicuramente recepito il loro messaggio che si rifà ad un concetto di Carmelo Bosco, che affermava che l’allenamento è un’arte che si basa sulla scienza e un allenamento senza valutazione è un itinerario senza meta, riprendendo in modo soft le famose parole di Leonardo da Vinci.

 

Ha terminato la mattina Dario Boschiero che ha affrontato il grande tema dell’invecchiamento attraverso la valutazione della salute metabolica del muscolo, del grasso e dell’osso: i processi che portano alla sarcopenia classica o al controsenso dell’obesità sarcopenica in cui l’aspetto esteriore induce nell’errore di non capire che il volume degli arti appare invariato ma è il rapporto massa grassa-massa magra che invece è fortemente compromesso.

 

Dopo la pausa pranzo la sessione pomeridiana è stata aperta da Alfonso Marra, magistrato già Presidente del Tribunale di Milano, che ha affrontato la giurisprudenza legata ai diritti del cittadino nella scelta del referente del benessere. Lo spunto è stato quello della recente sentenza che ha condannato due operatori del fitness di una palestra per aver compilato degli schemi alimentari, individuando in questo comportamento un abuso della professione medica. L’analisi giuridica è stata molto ampia ed ha portato il magistrato a rilevare come se fosse stato lui il membro giudicante in quello specifico episodio non avrebbe sicuramente condannato le due persone.

 

Tutto ciò nasce dal fatto che da una parte la Costituzione italiana non pone limiti all’insegnamento e al fatto che una persona si affidi ad un’altra per le proprie necessità, necessità ovviamente non patologiche ma legate alla fisiologia del benessere, che non sono atto medico; dall’altra che non esistono leggi specifiche che riguardano l’alimentazione nella persona sana e che ci si rifà alla giurisprudenza, ovvero alle varie sentenze che, come dimostrato tantissime volte per gli argomenti più diversi, a seconda del giudice possono esprimersi in maniera completamente opposta sullo stesso argomento.

 

Tutto questo conferma quanto viene insegnato dal Direttore Scientifico Silvano Busin durante l’anno accademico, cioè di utilizzare la massima prudenza nel compilare programmi di educazione alimentare, osservando precisi percorsi che, condotti in modo professionale, non dovrebbero suscitare “l’attenzione del magistrato”.

A seguire la relazione di Dario Riva, personaggio conosciutissimo nel mondo dello sport per gli studi sull’attività allenante propriocettiva, un vero gigante di questa disciplina.
Ancora una volta il relatore ha portato una ricca dimostrazione nelle slide, con grafici e filmati, che hanno dimostrato i vari sistemi di allenamento su atleti d’élite di varie discipline sportive e come gli stessi rispondano in modo differente alle varie metodiche di allenamento.

 

Tutto ciò è supportato da apparecchiature che testano real time i vari movimenti, creano elementi di feedback con l’atleta e permettono all’operatore di seguire su schermo l’analisi dei movimenti di compensazione, riuscendo ad intervenire e a correggere eventuali alterazioni degli stessi.
Con il solito simpatico approccio si è presentato Augusto Zaninelli, cardiologo dell’Università di Firenze, che ha illustrato tutte le problematiche legate al sistema cardiovascolare del senior in palestra.

L’accesso nei centri fitness di persone non più giovani e che vengono inviate dal medico curante per svolgere attività fisica perché elemento positivo nel migliorare la salute del soggetto, che quasi sempre è portatore di micro o macro patologie con terapie in corso, fa sì che la scheda di allenamento tenga conto di parametri non presenti nel giovane, di limitazioni legate all’età del cliente, insomma una “sfida” che va affrontata con grande professionalità.

 

Il relatore ha quindi esposto in modo semplice le dinamiche che si mettono in moto, è proprio il caso di dirlo, quando un senior si approccia all’allenamento in palestra: ecco quindi la necessità di un fit check accurato e specialmente test di valutazione ravvicinati per poter concretamente valutare gli effetti del percorso fisico. In realtà non si prefigurano allenamenti “strani”, quello che si modifica sono i carichi di lavoro, la durata dello stesso e i tempi di recupero, oltre ovviamente limitazioni particolari legate a specifiche patologie.
Un gradito ritorno con lo psicologo Sandro Castellana, che ha affrontato la necessità di capire le esigenze del cliente e come motivarlo per farlo aderire al programma steso dal Personal Trainer.

 

Attraverso un minipercorso interattivo con il pubblico, Castellana ha delineato tutta una serie di problemi di carattere psicologico che possono interferire o facilitare l’attività professionale dell’allenatore e che devono essere tenute presenti per concretizzare la parte fondamentale del lavoro di ognuno: la fidelizzazione del cliente.

Per ottenere questo bisogna capire le esigenze dello stesso e quindi approcciarsi in modi differenti a seconda dei tipi di personalità con cui ci si imbatte, favorendo l’instaurarsi di una empatia che crei consenso e complicità, il tutto finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo. Obiettivo che è sempre lo stesso: fornire al cliente gli strumenti per poter mantenere o migliorare il proprio benessere.
In questo caso unendo alla componente tecnica la componente psicologica si ottiene un corretto e leale rapporto interpersonale in cui le esigenze del prestatore d’opera non si sostituiscono a quelle del cliente stesso.

 

Tutto ciò comporta dinamiche di relazione che rispettino tempi e metodologie che ovviamente si affinano con lo studio e l’esperienza di anni.
Dopo un breve pausa ecco la relazione di Simone Masin, professore all’Università Bicocca di Milano, che ha affrontato un argomento interessante: se l’attività fisica è in grado di rallentare l’invecchiamento.

Attraverso un’analisi della struttura genetica del nostro corpo, dell’evoluzione del nostro organismo nel corso del tempo e con il riferimento all’epigenetica, ovvero a quella scienza che studia le trasformazioni dei geni legati agli influssi dell’ambiente, Masin ha delineato lo stato dell’arte rilevando come molte affermazioni scientifiche siano state modificate nel corso di questi ultimi anni, via via che la ricerca si faceva più puntuale e specifica. Si è sentito quindi parlare di telomeri e telomerasi, di fattori ambientali e di come lo stile di vita sia importante fin dalla giovinezza.

 

Nonostante che il nostro organismo abbia una elevata resilienza, lo stress continuo ad un certo punto rompe gli argini e innesca meccanismi di invecchiamento rapido e irreversibile, ecco quindi la necessità di essere attenti alla propria salute da giovani per far sì che il nostro organismo arrivi meno “invecchiato” alla vera vecchiaia.
Insomma, essere buoni senior significa essere stati buoni junior. Ha concluso la giornata Giorgio Felzani, docente dell’Università degli Studi di Roma, che ha trattato un argomento di cui tutti parlano “sottovoce” e con un po’ di pudore: la propria sessualità.

 

L’attività fisica, a seconda del tipo di intensità, crea una cascata ormonale che è direttamente dipendente dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene: l’organismo produce gli ormoni androgeni ed estrogeni che hanno specifici bersagli ed effetti sia nell’uomo che nella donna.

Inoltre lo sport incide in modo positivo sul rallentamento della “degenerazione” del sistema nervoso, mantenendo più efficiente il sistema neuromotorio periferico legato all’attività muscolare. Sia l’uomo che la donna producono testosterone ed estrogeni, sia pure in quantità differenti, e hanno una risposta periferica praticamente simile in termini biochimici: quello che si differenzia è legato alla struttura fisica, che vede nell’uomo una maggior presenza di massa muscolare. Ma alla fine del percorso metabolico la risposta del muscolo e del sistema cardiovascolare è la stessa.

 

Tutto questo si embrica con la libido e l’attività sessuale che viene variamene sottoposta a stimoli stressanti, specie in coincidenza con impegni agonistici. Il relatore ha quindi illustrato con numerosi grafici le varie situazioni fisiologiche a seconda del tipo di attività e di intensità della fatica, giungendo alla conclusione che ancora una volta l’attività fisica è benefica anche nel campo della sessualità.

 

Sabato 1° luglio si è svolta nel prestigioso Palacongressi di Rimini la giornata clou della XIX Convention ISSA Europe® dedicata ai personal trainer.
Con grande sforzo organizzativo per tutta la stagione la presidenza, la direzione tecnico-scientifica e l’ufficio eventi si sono adoperati per dar vita al “Memorial Carmelo Bosco” in onore e nel ricordo del prestigioso scienziato italiano prematuramente scomparso (2003) e già collaboratore e docente negli eventi ISSA fin dagli albori delle certificazioni.

 

Dopo i saluti istituzionali e il benvenuto al pubblico e ai prestigiosi Docenti che hanno aderito all’iniziativa dall’Italia e dall’estero da parte del Presidente
ISSA Adriano Borelli sono iniziati gli interventi. Il “fil rouge” dell’interra giornata è stato “l’allenamento della FORZA: dalle intuizioni teorico-pratiche del grande scienziato allo stato dell’arte e agli ultimi aspetti applicativi”.
Ha aperto i lavori il professor Nicola Maffiuletti (Human Performance Lab, Clinica Schulthess, Zurigo, Svizzera) con una relazione didatticamente ineccepibile sulle più importanti espressioni di forza, gli aspetti che le condizionano, la loro importanza per varie popolazioni di utenti.

 

Un excursus scientifico di alta qualità che ha ripercorso gli ultimi 25 anni di allenamento della forza massimale e della forza esplosiva, reso semplice e fruibile dall’abilità del docente nell’esporre i concetti rendendoli immediatamente applicativi.

Interessantissima la seconda parte della relazione dove sono state suggerite strategie neuro-cognitive di provata efficacia per rimuovere o limitare le inibizioni che ostacolano la massima efficacia di un allenamento di forza (preparatory arousal, l’immaginazione, il goal-setting, il grido, l’imprecazione, l’esposizione ad immagini positive/negative, la ricompensa, l’effetto sorpresa, l’utilizzo di un carico sconosciuto, ecc.).

 

Il relatore ha ribadito e sottolineato più volte come nelle espressioni “esplosive” di forza rivesta primaria importanza, sia nello sport sia nei gesti quotidiani, il rate of force development (RFT) ovvero la capacità di generare forza nelle primissime fasi della contrazione (primi 200 millisecondi). Molto apprezzato per la concretezza scientifica continuamente collegata alla pratica dell’allenamento, concludendo ha
raccomandato ai tecnici in platea di optare per un approccio più solido e razionale nell’allenamento di forza: materiali ridotti e veramente utili, buon senso basato sulla conoscenza e sulle evidenze scientifiche, maggior considerazione dei fattori neuro-cognitivi.

 

E’ stata poi la volta della lectio magistralis del professor Marco Cardinale (Aspire Academy, Doha, Qatar University; College London, London, UK; University of St. Mark & St. John, Plymouth, UK), allievo diretto di Carmelo Bosco con cui ha condiviso anni di studi ed esperienze in giro per il mondo e per l’Italia nonostante la giovanissima età, ora riferimento mondiale per l’allenamento della forza e di tutto quello che riguarda il miglioramento della performance nell’atleta di elevata qualificazione.

 

Prima ha ripercorso la difficile evoluzione della scienza dello sport in Italia, dagli ISEF alle attuali facoltà di scienze motorie.

Strada facendo ha ricordato in modo emozionante e con diversi e
simpatici aneddoti la sua collaborazione con il professor Bosco, prima da giovane tesista (1993) poi come collaboratore (1998) iniziando con lui gli studi sull’applicazione e gli effetti delle vibrazioni sull’uomo (dottorato di ricerca, università di Budapest) fino alla pubblicazione (2003) a quattro mani di un modello di riferimento ancor oggi usato per studiare la vibrazione come metodo alternativo/integrativo di allenamento.

 

Ha posto più volte l’accento sull’importanza della valutazione dei mezzi e dei metodi dell’allenamento, concetto assai caro allo scienziato siciliano.

Forse il più grande insegnamento tramandato nel campo delle scienze motorie dall’illustre predecessore: misurare per capire dove va l’allenamento.

Ha poi illustrato brevemente molti dei suoi lavori scientifici condotti per migliorare l’approccio di tecnici e degli atleti all’allenamento e per individuare metodi legali per l’incremento della performance.

 

Man mano l’emozione e la riconoscenza dell’allievo che ricorda il maestro in modo entusiasta ha lasciato il posto allo scienziato di fama mondiale che ha concluso ricordando agli attenti auditori il modus operandi corretto per applicare sul campo e in palestra i dati forniti dalla scienza dello sport anche con l’uso delle moderne tecnologie, applicazione utile a qualsiasi livello, dal campione top level al volenteroso atleta amatore. Il settore è in continua evoluzione, le pubblicazioni scientifiche aumentano in modo esponenziale molte volte a discapito della qualità e con scarsa rilevanza applicativa.

 

In definitiva l’accessibilità alle informazioni è troppo veloce e influenzata da interessi commerciali o personali per creare un seguito social: solo il tecnico preparato, competente e che abbia sviluppato profondo senso critico è in grado di muoversi filtrando ed utilizzando quelle veramente significative e utili al proprio lavoro.

Il riferimento per tutti rimangono le riviste indicizzate.

 

Un riferimento iniziale, un punto di partenza imprescindibile ma non di arrivo, per poi applicare, misurare, valutare, elaborare, divenendo quindi tecnici capaci di applicare conoscenze miscelandole per ottenere il meglio dagli atleti e dai clienti allenati. E’ stato un intervento profondo, umano e di elevato livello scientifico allo stesso tempo: non una prerogativa di molti docenti.

 

 

Al termine della mattinata l’ampia tavola rotonda con la presenza dei relatori appena citati e dei direttori tecnici di ISSA Europe® Claudio Suardi e Stefano Zambelli come moderatori ed interlocutori verso il pubblico ha visto una partecipazione attenta con un susseguirsi di domande pertinenti che hanno permesso di ripetere e sviscerare alcuni degli aspetti peculiari esposti nelle relazioni da poco concluse.

 

Dopo la pausa pranzo apre i lavori il dottor Antonio Paoli (Università di Padova) a cui è stato affidato un argomento solo apparentemente “slegato” dal leit motiv della giornata ma molto accattivante ed estremamente dibattuto negli ultimi mesi, purtroppo il più delle volte senza cognizione di causa “il ruolo del digiuno intermittente e della restrizione calorica nell’allenamento di forza-ipertrofia”.
Essendo la platea composta soprattutto da personal trainer votati all’allenamento ipertrofico oltre che prestativo nel campo della forza è stato un intervento quanto mai azzeccato e gradito.

 

Anche grazie al relatore che con precisione a tratti disarmante ha tracciato pro e contro, vantaggi e svantaggi, luci ed ombre di tali approcci dietetici nel campo della salute, del fitness, dello sviluppo muscolare e della performance di forza.

Uno stato dell’arte non certo conclusivo ma in continuo divenire, che ha però fornito le basi per gestire un argomento complesso e spesso travisato ed oggetto di speculazioni e stravolgimenti con numerose inesattezze da parte dei “social guru”. Numerose le domande al termine della relazione anche con esposizione di problematiche personali.

 

E’ stata poi la volta del professor Giuseppe Annino (Università di Roma Tor Vergata) la persona che negli ultimi anni è stata più vicino a Carmelo Bosco, collaboratore ed assistente diretto negli ultimi anni della sua carriera, suo erede nella docenza presso l’ateneo romano alla facoltà di scienze motorie. Non poteva che affrontare l’argomento vibrazioni, tanto caro al maestro e che lui stesso ha portato avanti con studi applicativi e pubblicazioni dopo la sua scomparsa. Ha ripercorso con emozione, con profonda amicizia e rispetto e con passaggi scientifici determinanti l’utilizzo delle vibrazioni nell’allenamento di forza dalle origini con il suo ideatore fino ad oggi.

 

Uno stato dell’arte estremamente interessante, che ha preso in esame le varie tipologie di forza migliorabili, i dubbi, le informazioni scientifiche spendibili sul campo, la cascata ormonale, i rischi, le scommesse future da approfondire sempre rimanendo legati alla scienza, con la valutazione e l’analisi critica dei risultati. Il relatore ha fornito con dovizia di particolari i riferimenti applicativi della metodologia vibratoria (frequenza ottimale, caratteristiche ottimali delle pedane, posizioni consigliate e sconsigliate di esercizio) nei campi di maggiore interesse applicativo: trattamento neuromuscolare delle lesioni LCA, osteoporosi, performance muscolare in riferimento alla forza esplosiva e alla resistenza alla forza veloce, rimessa in forma dei soggetti anziani.

 

Sentito e commovente il saluto in ricordo del maestro “grazie di tutto e per tutto …” sottolineato dall’approvazione degli uditori, anche dei giovani PT che non hanno mai avuto il piacere di conoscere e di assistere ad una sua lezione.
E’ stata poi la volta di un altro amarcord con interessanti risvolti scientifici. Chicco Cotelli (già responsabile della valanga azzurra di sci alpino) ed Emiliano Schiavini (prezioso collaboratore nella messa a punto delle pedane vibranti del prof Bosco e dei sistemi di valutazione) hanno ripercorso la storica avventura dei successi della valanga azzurra basati anche su una delle prime e più proficue collaborazioni con le linee di lavoro suggerite dal grande fisiologo muscolare (membro della Commissione ricerca scientifica della FISI, creata e diretta per 25 anni dallo stesso Cotelli) per ottimizzare le prestazioni, in questo caso nello sci alpino.

In particolare si è ricordato come il “Test di Bosco” sia stato determinante nelle valutazioni degli sciatori di altissimo livello: un chiaro esempio di come la ricerca medico-scientifica sia stata applicata quotidianamente con successo grazie alle intuizioni dei relatori allora direttamente coinvolti.

 

Semplificando magistralmente concetti complessi hanno dimostrato come i test fisiologici più razionali siano stati quelli elaborati con il Test di Bosco, vera svolta vincente nella programmazione del lavoro sui talenti dello sci alpino azzurro di quegli anni. Linea che ancor oggi è stata mantenuta nonostante le evoluzioni metodologiche e gli ulteriori approfondimenti tecnici.
E’ apparso chiaro a tutti come le intuizioni del prof. Bosco ancora una volta abbiano suggerito un nuovo percorso metodologico rendendo reale per i tecnici la possibilità di testare le potenzialità dei propri atleti con mezzi alla portata. Un pezzo di storia dello sport italiano.

E’ stata poi la volta di un altro relatore di fama nazionale, già responsabile del settore lanci della nazionale italiana di atletica leggera: Nicola Silvaggi.

 

Senza soluzione di continuità si è passati dall’analisi dettagliata delle espressioni di forza nello sci alpino a quelle ritenute determinanti per il successo nei lanci (disco, peso, giavellotto) dell’atletica negli atleti di livello. Anche qui la collaborazione con il prof. Bosco e la competente elaborazione ed applicazione sul campo dei concetti da lui suggeriti da parte del relatore, prima come atleta poi come allenatore, ha permesso di tracciare metodologie innovative che hanno portato ad incrementare le prestazioni con ottimi risultati. E’ stata una approfondita disamina sugli effetti dell’esercizio concentrico e di quello eccentrico puro per il miglioramento della potenza muscolare. Stimolanti i suggerimenti verso la platea: differenziazione del lavoro tra uomini e donne, miglioramento della tecnica di esecuzione a parità di carico, modificazione della contrazione in fase eccentrica, che ha condotto anni fa gli Autori a formulare una nuova proposta di lavoro allenante specifico per i lanciatori: il MEP (Metodo Eccentrico Pliometrico) con enfasi sulla velocità nella fase eccentrica.

 

Metodologia poi esportata anche in altri ambiti (allenamento delle pallavoliste) ottenendo in definitiva livelli maggiori di forza massima e potenza pur applicando carichi più leggeri con ovvia riduzione dello stress e della probabilità di infortuni.
L’interessante relazione si è conclusa con l’approfondimento del concetto di stiffness, poco applicato e conosciuto all’interno delle tradizionali palestre di muscolazione ma fondamentale nello sport: con una stiffness elevata si ha capacità di produrre elevati picchi di forza in tempi molto brevi condizione fondamentale in molti gesti sportivi per ottenere grandi prestazioni.

 

Dulcis in fundo, vera ciliegina sulla torta, in una incredibile giornata di studio, confronto e approfondimento mai
realizzata in Italia al di fuori delle università, la relazione del prof. Antonio La Torre (Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, Università degli Studi di Milano). Figura di spicco a livello internazionale nell’allenamento degli sport di endurance con particolare riferimento alla marcia (7 olimpiadi come allenatore sul campo, medaglie olimpiche, mondiali ed europee nel suo palmares da tecnico che tutto il mondo ci invidia) a cui è stato chiesto di sviscerare l’annoso problema dell’allenamento della forza quando si ha a che fare con un atleta di resistenza aerobica.

 

Argomento complesso che è stato discusso in modo magistrale sottolineando i punti chiave e con consigli applicativi immediati ed utili da parte di uno dei docenti di spicco dell’università italiana, autore di libri, articoli, innumerevoli tesi di ricerca con allievi che oggi occupano posti di rilievo in Italia e all’estero nell’ambito delle scienze motorie e dell’allenamento sportivo di alto livello.

 

Un personaggio amato per il suo carisma, la sua umanità e la sua competenza tecnica: doti che difficilmente si ritrovano nella stessa persona.
La platea catturata in modo totale ha avuto risposte precise a domande chiave a cui tutti i giorni l’allenatore deve rispondere.
Su quali basi fisiologiche si allena la forza nell’atleta di endurance?

Quando si parla di allenamento della forza negli sport di endurance bisogna prestare molta attenzione: la forza è una qualità che dovrà andare a supportare la prestazione di resistenza, e il lavoro sugli aspetti neuromuscolari dovrà concorrere in funzione della resistenza, altrimenti lo sviluppo e l’espressione della forza sarà fine a se stesso e potrà risultare essere addirittura controproducente per l’atleta.
Perché allenare la forza nell’endurance? Per aumentare la prestazione e quindi per far fronte a esigenze tattiche di gara (tattica, pendenze) e per contrastare gli aspetti neuromuscolari della fatica.
Come si allena la resistenza alla forza?

La resistenza alla forza si può allenare a corpo libero con leggeri sovraccarichi oppure con macchine classiche da palestra. La differenza che intercorre tra i due mezzi è rappresentata dal fatto che in un caso, con esercizi a catena cinetica aperta si cerca di avvicinarsi di più alla disciplina, contrariamente nel secondo caso questo non avviene.
Si allena prima la forza e poi la resistenza? In letteratura si preferisce distinguere in giorni diversi i due allenamenti, tuttavia è stato provato che è meglio allenare prima la resistenza e poi la forza nello stesso giorno, questo perché è necessario allenare quelle fibre che non sono state allenate con il lavoro aerobico, vale a dire le fibre di tipo II.

 

Relazione magistrale che ha chiarito non pochi dubbi ai tecnici, alle prese in questi anni con numerose metodologie di allenamento “misto”, alcune volte “ibrido” senza collocazione scientifica alcuna spinto dal marketing del fitness. Splendido intervento che ha suscitato una vera e propria ovazione con un lungo applauso verso il Docente e continuata con numerose domande al relatore anche a microfoni spenti. Un ringraziamento particolare e sincero va a La Torre per il tempo dedicato con passione e competenza dietro le quinte, contattando personalmente alcuni dei Docenti intervenuti in questa giornata, suggerendo modalità e aspetti che hanno reso possibile questo memorial in onore e in memoria del prof. Bosco ma guardando avanti, al futuro delle scienze motorie e dell’allenamento di alto livello scientifico.

Sicuramente è stata tracciata una strada nel campo del fitness di alto livello, dove ISSA Europe® con la collaborazione di tutti i personaggi intervenuti è riuscita ad organizzare un evento che fin’ora nessuno si era azzardato nemmeno a pensare di realizzare, creando un precedente che ha spostato l’asticella verso l’alto delle competenze scientifiche e le abilità tecniche del personal trainer, in un format di successo che verrà riproposto sicuramente negli anni a venire.

 

La domenica mattina si è svolto il tradizionale incontro tra i docenti ISSA e il “loro” popolo su uno specifico argomento: lo squat in tutti i suoi aspetti.

 

Di fronte ad un’aula gremitissima si sono alternati Silvano Busin, Andrea Manzotti, Dario Crippa, Giuseppe Annino, Antonio Parolisi, Francesco Malatesta, Claudio Suardi e Stefano Zambelli.
Ognuno ha affrontato un “pezzetto” dell’argomento. Si è quindi parlato delle problematiche del sovraccarico e le controindicazioni di tipo sanitario (es. ernia del disco), per passare poi all’osservazione posturale e le indicazioni per il miglioramento del gesto globale.

Quindi si è entrati nella parte molto tecnica con esercizi e indicazioni per il recupero funzionale e posturale di un esercizio che ha una gestualità complessa. Si è poi affrontato il problema della produzione ormonale negli esercizi con lo squat con pesi elevati o con la tecnica dello squat jumping: quindi nozioni e riflessioni sulla velocità e la forza esplosiva. Ancora di più si è affrontato il problema dello squat agonistico, approfondendo e facendo considerazioni su altri esercizi simili, ma non uguali, quali il powerlifting, il weightlifting e il crossfit.

 

Ma proprio perché lo squat è l’esercizio principe nell’allenamento si è parlato dei vantaggi e degli svantaggi di questo tipo di esercizio e specialmente i suoi riferimenti con gli atti della vita quotidiana che di fatto sono ripieni di movimenti che si possono riferire in modo indiretto allo squat. Una parte importante è stata dedicata allo squat nel bodybuilding e nell’estetica femminile (leggi Miss Bikini) e come questo tipo di esercizio, a qualsiasi livello venga fatto, impegna sempre l’atleta come l’amatore o il principiante.

 

Per ultimo la mattinata è stata chiusa con una ricca iconografi a sulla ricerca scientifica, quindi dal laboratorio al campo, su questo tipo di esercizio: quali sono le indicazioni utili, quali le limitazioni e quali le prospettive. Lo squat si è confermato ancora una volta l’esercizio principe in un allenamento ed è emerso con chiarezza che, come tutti gli esercizi, debba essere insegnato e applicato con la massima professionalità, con la massima pazienza e con la consapevolezza che, specie per i carichi pesanti, ci possono volere anni per compierlo in modo corretto.

 

Si è detto in modo esplicito che prima del peso è necessaria la perfezione del gesto, cioè imparare in modo perfetto la tecnica, su questa poi si andrà ad inserire la componente pesi e il tipo e la velocità di esecuzione.

 

La mattinata è trascorsa in un attimo e di fronte ad una platea interattiva ed estremamente interessata si è arrivati alle due del pomeriggio e se non fosse intervenuto il Presidente probabilmente si sarebbe andati oltre.

 

Ancora una volta si è dimostrato il feeling tra il corpo docente e gli aficionados, che ormai seguono la Convention da molti anni. Siamo sicuri che ci sia stata soddisfazione da entrambe le parti. 

 

Come ogni anno, il Presidente Adriano Borelli ha chiuso la XIX Convention ringraziando tutti i partecipanti e dando appuntamento all’anno prossimo alla XX Convention che si svolgerà sempre in quel di Rimini, verosimilmente nella prima settimana di giugno del 2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Direzione Scientifica & Tecnica ISSA Europe

 

 

 

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