Nuove Regole

 

Finalmente dopo tanti anni di stagnazione un primo molto importante assetto giuridico alla pratica dello sport e dell’attività fisica in genere nelle palestre e nei centri fitness è intervenuto in sede legislativa. Qualche mese fa è entrato in vigore il Decreto legislativo del 28 febbraio 2021 N.36, che ha impresso una notevole svolta nelle regole prima vigenti nel settore. La sua “ratio” ispiratrice è quella di dare una veste normativa ben definita non solo al personale che opera nelle strutture sportive, ma anche al funzionamento di queste ultime.

Ciò attesta la presa d’atto da parte dei nostri politici della loro funzione primaria nella nostra società a tutela della salute. Questa legge da attuazione al dettato sancito dall’art 32 della Costituzione secondo cui “lo Stato tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività.” Essa introduce le nuove norme alle quali d’ora in poi debbono attenersi gli enti sportivi professionistici e dilettantistici. Ha poi, novità assoluta, previsto la figura del “manager dello sport” per la gestione delle strutture pubbliche e private ove si svolgono attività motorie anche se di carattere ludico-ricreativo (art.41 comma 5), ed inoltre, altra novità di pari rilevanza ed importanza, ha previsto l’obbligatorietà della assistenza all’interno delle strutture suddette di un “chinesiologo” o in alternativa, di “un istruttore nella specifica disciplina”, dei cui nominativi deve essere data adeguata pubblicità (art.42 comma1).

 

La legge ancora dispone che i centri sportivi devono essere in possesso dei requisiti previsti per le singole attività motorie e sportive dalle federazioni nazionali delle discipline associate o dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI o dal CIP (art.42 comma 3), ma fino ad oggi quale era la situazione? In realtà, pur nella carenza di leggi dello Stato, c’era già una normativa sportiva che aveva previsto la possibilità di frequentare percorsi di studio per ottenere la qualifica di “esperto nella specifica disciplina” e di “personal manager“.

L’istruttore di specifica disciplina deve essere in possesso dei requisiti previsti per le singole attività motorie e sportive dalle relative Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate o dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal CIP. (Art.42 comma3). Alla conclusione del corso, dopo un esame finale, viene rilasciato un diploma a coloro che lo superano. Tale titolo dà la possibilità di prestare la propria attività presso ogni centro sportivo.

 

In buona sostanza la nuova legge del 2021 ha conferito un pieno riconoscimento giuridico alla qualifica professionale di “esperto nella specifica disciplina” dato a coloro che avevano superato l’esame finale presso gli enti di cui si è detto innanzi. La novella legislativa dimostra anche che la nostra classe politica ha superato quegli stereotipi ancestrali secondo cui le palestre e centri fitness erano luoghi di svago e di divertimento e non di difesa della salute, quali effettivamente sono, nei quali gravitano ben 10 milioni di persone e per le finalità che perseguono, sono del tutto assimilabili ai presidi sanitari territoriali.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità

Questo ente internazionale è nato il 27 luglio 1948 e ad esso hanno aderito 194 Paesi, tra i quali l’Italia. Nell’atto istitutivo è scritto che il suo scopo è quello di raggiungere i più alti livelli di salute e di assistenza sanitaria a livello mondiale. In una delibera del 2016, per sottolineare l’importanza dello sport e delle attività fisica, afferma che “la salute non significa assenza di malattia, ma sopratutto uno stato di benessere fisico e mentale”. Da ultimo nel 2020 l’OMS ha emanato una raccomandazione globale con delle linee di guida per contrastare il Covid 19 e nell’occasione ha ulteriormente ribadito che la sedentarietà costituisce una delle maggiori cause di malattia nel momento. Da ciò l’invito a praticare l’attività fisica anche nel chiuso delle proprie abitazioni.


“Poco vale molto”: Questo è lo slogan lanciato dall’ONU

Il 6 aprile scorso, sotto l’egida di tale Organismo come ogni anno, si è svolta in tutto il mondo la giornata internazionale dell’attività fisica per lo sviluppo sociale e la pace nel mondo. Lo slogan è stato “Poco, vale molto” E’ stata scelta la data del 6 aprile in memoria della data di inizio dei primi giochi olimpici dell’età moderna tenutisi ad Atene, appunto, il 6 aprile 1896. Nella motivazione di un tale riconoscimento allo sport è stato espressamente scritto che “il potere dello sport e dell’attività fisica in genere contribuisce al cambiamento sociale, allo sviluppo della comunità ed alla promozione della pace e comprensione fra tutti popoli”.

Queste finalità vengono ribadite anche in sede della UE con il cosidetto libro bianco e libro verde pubblicati nel 2013. La raccomandazione dell’ONU sui benefici dello sport si ritrova in verità, nelle indicazioni espresse tanti secoli fa, da Ippocrate medico e filosofo greco nato a Kos nel 460 a.C. E questa aggiunta da parte dell”ONU fra gli effetti benefici, oltre a quello indiscusso e pacifico della tutela della salute, anche della fratellanza, tolleranza e solidarietà fra tutti gli uomini costituisce una spinta verso il ripudio della guerra come strumento di lotta fra i popoli per la risoluzione dei conflitti.

 

Conclusioni

Il blocco delle strutture sportive per il Covid 19 che va avanti da circa un anno e mezzo ha gravemente danneggiato non solo i gestori delle stesse, ma anche i 10 milioni di frequentatori. Come risarcimento del danno subito, oltre ai ristori a carico dello Stato, sarebbe opportuno far precedere la ripartenza da una rinnovata campagna di informazione mediatica che faccia conoscere non solo i benefici alla salute ed alla fratellanza ma anche i conseguenti effetti altamente positivi per la spesa sanitaria e quindi per la finanza pubblica.

 

Lo sport, infatti, pacificamente porta ad un sicuro decremento dell’onere economico per provvedere alla cura ed all’assistenza sanitaria. Come risulta, infatti, da uno studio pubblicato dal quotidiano La Repubblica inserto Economia del 10 gennaio 2021 la spesa sanitaria nell’ultimo decennio è cresciuta del 69 per cento passando dal 68,3 miliardi nel 2009 a 115,4 miliardi nel 2019. IL PIL, a sua volta, è aumentato di un punto passando dal 5,5 per cento nel 2010 al 6,5 per cento nel 2019.

 

a cura di Alfonso Marra –  MAGISTRATO

 

 

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