E’ abitudine diffusa, fra coloro che praticano attività sportiva ad ogni livello, quella di assumere integratori proteici o aminoacidici allo scopo di migliorare la performance atletica.

Il Ministero della Salute in una pagina dedicata a nutrizione e sport ricorda che: “Un’alimentazione corretta ed equilibrata rappresenta il sistema più adatto per soddisfare i particolari bisogni energetici e nutrizionali degli sportivi, amatoriali e professionisti, così come di tutta la popolazione.  Una corretta alimentazione trova la sua espressione in una adeguata e variata combinazione degli alimenti e nel giusto apporto idrico, così da soddisfare in misura adeguata il fabbisogno energetico e fisiologico dell’organismo. L’eventuale uso di integratori può essere giustificato solo a condizione che:

 

  • gli apporti energetici e nutritivi della razione alimentare vengano completati e non sbilanciati;
  • si pratichino delle attività agonistiche o amatoriali che comportano un dispendio energetico particolarmente elevato e un’eccessiva perdita di minerali con la sudorazione;
  • si scelga, tra le numerose opzioni disponibili, quella effettivamente rispondente alle proprie necessità specifiche e individuali (razioni d’attesa, fase di recupero, tipologia di sport);
  • si osservino attentamente le modalità d’uso e le eventuali avvertenze, non superando le dosi consigliate ed evitando l’uso prolungato”.

 

La assunzione di proteine o dei loro costituenti cioè degli aminoacidi soddisfa l’ineludibile necessita per il nostro organismo di assumere azoto disponibile solo sotto forma di gruppo aminico NH2 degli aminoacidi. Tale gruppo, se non utilizzato a fine di sintesi di proteine strutturali o enzimatiche, diviene fonte di ione ammonio (NH4) e di ammoniaca (NH3) caratterizzati da elevata tossicità.

I mammiferi, sono dotati di un raffinato sistema di eliminazione di questi composti azotati che prevede, con un alto grado di integrazione, l’attività di organi fondamentali come il fegato ed il rene a loro volta “guidati” per così dire dalla attività neuro-endocrina.

 

L’evoluzione ha dotato gli organismi così detti ureotelici (mammiferi e molti anfibi adulti) della capacità di convogliare il gruppo NH4 molto tossico anche a basse concentrazioni in un composto, l’urea, praticamente privo di tossicità almeno in range fisiologico. Il ciclo dell’urea, la prima via metabolica di cui è stata riconosciuta la natura ciclica, ha luogo nel fegato ed utilizza due compartimenti cellulari: inizia nel mitocondrio e prosegue per tre tappe nel citoplasma degli epatociti. Una volta prodotta, l’urea in eccesso deve essere eliminata ed a questo provvede l’azione del rene. La capacità di produrre ed eliminare urea (ed altri composti azotati) può adattarsi rapidamente alle differenti necessità di smaltire il carico di azoto ed il meccanismo in gioco comporta un aumento della filtrazione renale (GFR) che fa seguito, ad esempio, ad un pasto proteico.

 

 

Da molti anni l’iperfiltrazione è stata riconosciuta come un importante acceleratore di danno renale, qualora questo sia già presente per altre cause, andando a gravare sulle unità funzionali residue del rene (nefroni), mentre è tuttora dibattuto se costringere un rene normale a questo surplus di lavoro possa essere di per sé causa di danno a lungo termine (Curr opin Clin nutr metab care jan 2017, Dietary protein intake and chronic kidney disease. CoGj e al; Progress in Nutrition 2015; Vol. 17, N. 2: 174-177 La nutrizione nel paziente nefropatico: cosa “bolle” in pentola? Claudio Maioli, Fulvio Muzio, Mario Cozzolino).

Come conciliare quindi l’elevata assunzione di proteine o aminoacidi a supporto di una attività fisica costante specie se ad alto livello con il rischio di indurre iperfiltrazione renale potenzialmente dannosa?

 

Attingere a fonti alimentari di proteine non consente di eludere il problema. Il rene risponderà ad un pasto proteico con un aumento della filtrazione per eliminare il carico di urea. A questo proposito direi che il modo migliore per ridurre i rischi sia quello di “non esagerare” con l’assunzione di proteine. Tuttavia, poichè assumiamo proteine per ottenere gli aminoacidi di cui sono fatte, è teoricamente possibile affidarsi per l’integrazione ai soli aminoacidi mantenendo per il resto la quota proteica giornaliera intorno ad 1 gr/Kg di peso corporeo ritenuta opportuna per un soggetto adulto attivo.

 

 

Una importante classificazione clinica distingue gli aminoacidi in essenziali (EAA) e non essenziali (NEAA). Essenziali sono quelli che siamo costretti ad assumere con le proteine alimentari non avendo la possibilità di sintetizzarli col nostro metabolismo. Possiamo invece sintetizzare gli aminoacidi non essenziali che, inoltre, prevalgono rispetto agli essenziali nelle proteine alimentari. In particolare 5 EAA (leucina, isoleucina, valina, istidina e lisina) coprono il 75% dell’intero nostro fabbisogno e non superano il 20% negli alimenti che ne sono più ricchi. (Gli aminoacidi: lettere di un alfabeto più antico della vita, F.S. Dioguardi).

 

La ricerca scientifica ed in particolare il notevole contributo del Professor Francesco Saverio Dioguardi hanno cominciato a far luce su meccanismi metabolici estremamente complessi che coinvolgono gli aminoacidi ed in particolare gli EAA che appaiono dotati di raffinate capacità regolatorie a molti livelli nel nostro organismo. Allo stesso modo appare sempre più evidente il potenziale di “disarrangement” metabolico dei NEAA. (Gli aminoacidi: lettere di un alfabeto più antico della vita, F.S. Dioguardi). Si comincia così a vedere una possibile soluzione al problema che ci eravamo posti all’inizio: potremmo attingere a miscele di aminoacidi essenziali nel giusto rapporto fra loro ed in dose adeguata rispetto al carico di lavoro evitando così l’eccesso alimentare di proteine.

 

 

E l’iperfiltrazione renale di cui ci eravamo preoccupati all’inizio di questo articolo? Gli EAA non daranno lo stesso problema? La letteratura scientifica non è molto ricca a questo proposito ma un lavoro apparso su una prestigiosa rivista scientifica nefrologica risalente addirittura al 1998 può fornire uno spunto interessante.

Gli autori avevano randomizzato due gruppi di soggetti sani a ricevere una miscela di tutti gli aminoacidi ed una miscela contenente solo gli EAA dimostrando un incremento del filtrato renale nelle ore successive solo nel gruppo che aveva assunto la miscela completa di AA mentre nessun incremento era registrato in chi assumeva i soli EAA. (Am J Nephrol. 1998;18(5):359-66. Metabolic factors in the renal response to amino acid infusion).

 

Inoltre se come sembra la Natura ci costringe ad assumere troppi NEAA per avere gli EAA che ci servono, integrare i soli aminoacidi essenziali appare un modo elegante e redditizio dal punto di vista metabolico di procurarci ciò di cui abbiamo bisogno senza l’inutile zavorra che indurrebbe la necessità di eliminare l’azoto non utilizzato. Gli aminoacidi: lettere di un alfabeto più antico della vita, F.S. Dioguardi).

Molto interessante, seppure condotto su animali, un lavoro di Corsetti e alt. ha mostrato come la supplementazione con EAA era in grado limitare la fibrosi e di aumentare l’area del gomitolo glomerulare (la parte del rene che filtra) in ratti di mezza età.

Negli animali che assumevano EAA inoltre l’area e la densità mitocondriale non differiva da quella dei ratti giovani. (Int. Immunopathol. Pharmacol. 2010 apr-jun. Supplementation with essential amino acids in middle age maintains the health of rat kidney Corsetti e alt).

 

Per quanto riguarda la sicurezza a lungo termine degli EAA le attuali conoscenze indicano che l’unico aminoacido essenziale per il quale è nota una tossicità da eccesso di assunzione è la metionina per la sua metabolizzazione ad omocisteina in grado di indurre tossicità cardiovascolare (J. Cachexia sarcopenia Muscle. Clinical use of amino acids as dietary supplement: pros and cons. F.S. Dioguardi).

 

In conclusione alcune considerazioni:

 

  • gli aminoacidi dovrebbero sempre essere nelle concentrazioni relative fra loro (stechiometria) che più si avvicinano al fabbisogno umano (CATHON) in modo da massimizzarne l’efficacia e evitare il rischio di potenziali problemi;
  • è importante affidarsi a prodotti di alta qualità così da cautelarsi da eventuali scostamenti fra quanto dichiarato dal produttore e quanto realmente presente nel prodotto ed al fine di evitare l’involontaria assunzione di componenti indesiderati presenti come impurità;
  • fare sport in sicurezza e cioè in proporzione alle proprie possibilità e con la guida di personale esperto è certamente un’ottima scelta in termini di qualità della vita e di salute.

 

L’integrazione con prodotti specifici dedicati allo sportivo può essere una opzione corretta avallata, come abbiamo visto, anche dal nostro Ministero della Salute, a patto però che la scelta fra i tanti prodotti a disposizione non sia superficiale e tenga conto non solo del risultato sportivo in sé ma anche e soprattutto del possibile impatto sulla salute dell’atleta.

 

 

 

a cura di Fabio Farneti – Medico Specialista in Nefrologia

 

 

 

 

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