XXVII CONVENTION ISSA EUROPE 2025 Abstr act Essenza dei CIRCUITI DOCENTE : Filippo Massaroni Laureato in S. Biologiche università La Sapienza Roma 20 Fitness&sport Questo argomento verrà approfondito alla XXVII CONVENTION Le risposte fi siologiche che si verifi cano a seguito di un programma razionale di Resistance Training (RT) dovrebbero influenzare la decisione del Personal Trainer (PT) a porre maggiore attenzione alla progettazione del programma. L’obiettivo di questa breve riflessione è il vantaggio che si può ottenere da un allenamento a Circuito. Ci sono 4 aree fi siologiche principali che sono state al centro delle ricerche condotte su questa tecnica: (a) consumo di ossigeno (b) composizione corporea, (c) modifi che i marcatori fi siologici della salute e (d) forza e flessibilità Queste possono essere attivate anche con altri metodi. Il maggior valore dell’allenamento a circuito è che le funzioni sopra nominate possono essere stimolate contemporaneamente con piccoli aggiustamenti nel corso della formazione. Nella sua essenza l’allenamento a circuito consiste in una serie di esercizi eseguiti per una sola serie e scelti in maniera che l’esercizio precedente non impegni i gruppi muscolari dell’esercizio successivo. In questa maniera lo stimolo locale viene ridotto a benefi cio dello stimolo sistemico. Al limite un esercizio per la parte superiore del corpo è seguito da uno per la parte inferiore. Ma non è un obbligo, si può far seguire un movimento di trazione un movimento di spinta o ad uno di estensione uno di flessione. La forte rappresentanza di clienti sedentari-fragili impone al PT una particolare cautela. Quindi se l’esercizio è un movimento articolare ostacolato da una resistenza, la prima operazione è la scelta e verifi - ca della possibilità e qualità del movimento quindi l’oggetto-attrezzo che originerà la resistenza. I movimenti di cui si parla sono i fondamentali del Sapiens che “trasformati” in esercizi sono indicati come Fondamentali nel vocabolario ISSA. Un elenco minimo: ● Spinte ortogonali dal torace ● Trazioni ortogonali verso il torace (contro-movimento al precedente) ● Spinte verticali oltre la testa ● Trazioni verticali da sopra la testa (contro-movimento) ● Piegamenti sulle ginocchia ● Flesso-estensioni del busto ● Flessione dell’avambraccio sul braccio (curl) ● Estensione dell’avambraccio (contro-movimento) ● Sollevamento sulla punta dei piedi (Flesso-estensione del piede) Da ognuno di questi movimenti, scegliendo come produttore di resistenza un oggetto/attrezzo diverso si possono ottenere diversi esercizi, ognuno con diffi coltà differente. Questa possibilità di scelta per un obiettivo simile è uno dei capisaldi del fi tness. Potremmo quindi defi nire un circuito come circuito di movimenti dove ogni “stazione” è rappresentata da un esercizio a livello di diffi coltà diversa misurata sulla possibilità motoria specifi ca del cliente. Le variabili del programma sono in comune con i classici allenamenti di RT: ● scelta degli esercizi, ● sequenza, ● valore della R calcolata come %1RM, ● numero di ripetizioni eseguite, ● recupero tra le serie, ● velocità di contrazione. Della scelta degli esercizi s’è detto: è conseguente alla possibilità di movimento. Così come per la sequenza. Il valore della R dovrà tenere in massimo conto della condizione di sedentario-fragile del cliente, quindi si dovrà iniziale da % 1RM molto basse. Nel circuito questa variabile non occupa la casella di massima importanza come nei classici programmi di RT. C’è tempo per incrementi; cautela. Recuperi tra le serie. Un recupero iniziale neutro è intorno a 1’-30”. Il lavoro iniziale del PT è concentrato sulla corretta esecuzione dell’esercizio. Ridurre il recupero è un modo per intensifi care la densità del circuito. Ci sarà un maggior impegno del sistema cardio-respiratorio. Velocità di contrazione. Possibilità di influenzare l’impegno delle famiglie di unità motorie in maniera diversa dal meccanismo attivato dal valore della R (reclutamento di Henneman). In conclusione:
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