studio di Li et al (2024) ha mostrato che la WBV (whole-body vibration) può aumentare signifi cativamente la densità minerale ossea della colonna lombare , del collo femorale e ridurre il grado di dolore nella PMOP, ma non ha effetti signifi cativi sulla massa muscolare dei pazienti così come sulla massa grassa. Dai risultati è emerso che la WBV ha dimostrato il potenziale di apportare benefi ci positivi nel migliorare la densità minerale ossea e nell’alleviare il dolore dell’osteoporosi post-menopausale. Già solo menzionando questi articoli si può osservare l’eterogeneità degli studi e dei percorsi di allenamento proposti nonché le differenze circa la loro intensità e durata. Queste caratteristiche non ci permettono di avere un chiaro consenso su quale sia il miglior programma di esercizi per prevenire e trattare l’osteoporosi. Dall’analisi degli studi è infatti emerso un quadro controverso ma sostanzialmente positivo che avvalora l’effi cacia dell’Esercizio Fisico Adattato come valido strumento coadiuvante sia di prevenzione che di trattamento. Nel complesso possiamo osservare in base agli studi che l’esercizio fi sico maggiormente utilizzato è quello ad alto impatto (jogging, step, danza, resistence training ed allenamento auxotonico) e quello a basso impatto ( camminata, tai chi ricreativo). A fronte di tutto ciò, in base alla mia esperienza come ex atleta della ginnastica artistica ed attuale chinesiologo, ho voluto descrivere una proposta di training adattato che andasse a comprendere fasi di allenamento ad alto e basso impatto e che prevedesse l’utilizzo della pedana vibrante. La mia proposta di training si suddivide in tre parti: la fase di riscaldamento (fondamentale per prevenire gli infortuni e per preparare l’organismo ad effettuare il gesto tecnico specifi co); una fase centrale ( che rappresenta il “core” dell’allenamento dove vengono utilizzati sovraccarichi e bande elastiche); una fase di defaticamento ( dove vengono proposte le autoposture del Metodo Mézières per lo scarico della colonna e l’allungamento della catena tonico posteriore). Fondamentale è effettuare un’anamnesi iniziale con la valutazione della scala di Vas per capire la soglia del dolore delle persone che andremo ad allenare. All’interno della proposta di training sono inseriti la pedana vibrante (che può essere utilizzata sia nella fase di riscaldamento sia come seduta specifi ca di allenamento) ed i lavori propriocettivi fondamentali per prevenire la caduta dell’anziano che possono essere fatti su piani stabili ed instabili a seconda dell’utilizzo. In conclusione possiamo affermare che non si può individuare un programma di allenamento che vada bene per tutti, gli studi ci indicano però la rotta da seguire in modo che l’esercizio fi sico venga programmato ed adattato in base alle capacità motorie ed allo stato di salute della persona che andiamo ad allenare in modo che quest’ultimo diventi un’abitudine ed uno stile di vita. TERZO PREMIO TESI E RICERCHE 3 PIERLIGI SENOR STUDIO A BREVE TERMINE DELL'IMPATTO DELLA COERENZA RESPIRATORIA SULL'HRV E SUL BENESSERE PSICOFISICO Abstract. L’elaborato esplora il ruolo cruciale della Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV – Heart Rate Variability) e del fi lo conduttore che lega il nostro cuore con la respirazione e il nostro cervello. Diversi studi di livello internazionale validati e disponibili su PubMed hanno dimostrato il collegamento tra il ritmo respiratorio ed alcuni fenomeni fi siologici quali: l’HRV, le onde oscillatorie pressorie arteriose (Onde di Mayer a 0.1 Hz) ed i segnali elettrici del cervello; ciò avviene rallentando il ritmo respiratorio ad una frequenza di circa 0.1 Hz (6 atti respiratori al minuto): questa respirazione viene defi nita Coerenza Respiratoria (CB - Coherence Breathing). La maggior parte degli studi di ricerca effettuati sono stati svolti con esercizi di CB nei quali veniva chiesto ai partecipanti di effettuare sedute di respirazione di durata variabile tra 10’ e 30’ da effettuare minimo tre volte a settimana, con una durata sia dell’inspirazione che dell’espirazione di 5’’ ciascuna; l’impegno richiesto per questi studi spesso portava i partecipanti ad abbandonare o non poter riuscire a svolgere tutte le sessioni correttamente. In questo lavoro sperimentale si è provato ad integrare gli studi sulla CB con quelli del Pranayama (antica fi losofi a indiana legata allo Yoga ed al controllo del Prana (energia vitale)), pensando ad un protocollo di CB fattibile e non troppo oneroso in termini di tempo: richiedendo ai partecipanti allo studio di effettuare almeno 10 sessioni di CB
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