Il tempo è un fattore critico per tutti. Ma per i managers e gli imprenditori, che lavorano spesso anche oltre 10 ore al giorno, festività comprese, lo è in modo particolare. Trovare, quindi, 2-3-4 ore la settimana per andare in palestra può essere un vero problema. Ma i managers devono essere, per definizione, problem solvers…

 

I problemi si risolvono, comunque, trovando le motivazioni giuste. Per andare in palestra, queste possono essere molteplici: dalla prescrizione medica di curare, con opportuni esercizi fisici, un’artrosi cervicale quella, più generale, di evitare (o contenere) un decadimento fisico legato alla ridotta attività sportiva e al trascorrere degli anni…

 

L’incontro con la palestra, soprattutto se avviene a una certa età, è un’esperienza originale e interessante: dalla scoperta di un ambiente alla scoperta di se stessi, del proprio corpo (ma anche del proprio cervello). L’ambiente è gradevole e stimolante: non solo per i frequentatori e gli “allenatori” – prevalentemente giovani e allegri -, ma anche per le macchine, gli attrezzi (magari computerizzati) che spesso inducono lo spirito del gioco, dell’homo ludens…

 

Ancora più interessante è la scoperta del proprio corpo: dei propri muscoli, della propria struttura. Il che avviene prima sulla carta, con i programmi che vanno dagli addominali, alle gambe, ai dorsali, alle spalle, ai bicipiti, tricipiti, etc., e poi nei fatti, quando si fanno gli esercizi; con una progressività sempre più convincente. Perché non vi è dubbio che si raccolgono presto i frutti riassumibili in tre parole: si sta meglio. Ci si accorge di aver ritrovato il fiato, di saper correre, di fare tutto con maggiore agilità, freschezza, e spesso con qualche chilo di meno… E il manager può scoprire che, in fondo, l’andare in palestra è un “investimento” su se stesso, con alti ritorni di efficienza e efficacia: altro che tempo perso!

 

Inoltre, quelle ore trascorse senza pensare a niente (o quasi) se non al proprio corpo, sono un modo formidabile per vincere lo stress, per non continuare a rimuginare sul lavoro, sui problemi (sul “tragico quotidiano”: è il black out mentale, o l’apnea, che suggeriscono anche, ma con prassi diverse, le filosofie orientali…



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