L’invecchiamento o senescenza è uno stato dovuto a modificazioni nelle strutture cellulari che porta, a livello sistemico (quindi di tutto il corpo), ad alterazione delle funzioni, ripercuotendosi sulla salute e sulla qualità della vita. Dal punto di vista evoluzionistico è normale che un organismo anziano, non più capace di riprodursi, vada incontro a riduzione/perdita di funzionalità e quindi termine della vita; in realtà oggi siamo abituati ad andare ben oltre la vita fertile, e i giusti accorgimenti e stili di vita possono fare la differenza tra chi vive un invecchiamento sereno e sano e chi invece ha problemi e una ridotta aspettativa di vita, oltretutto di bassa qualità. In un lavoro recentemente pubblicato dal mio gruppo di lavoro sulla rivista scienti ticolare negli alimenti vegetali, i polifenoli, tra cui flavonoidi, flavani ecc.,stimolano la produzione di antiossidanti endogeni e agiscono come antiossidanti di per sé, neutralizzando i radicali liberi (attività di scavenger) e nutrendo i microbi buoni del nostro intestino.

 

In pratica la produzione delle proteine con funzione antiossidante è aumentata da queste sostanze, mentre viene ridotta quella di enzimi proossidanti, tramite la regolazione della trascrizione genica. Allo stress ossidativo si legano tutte le malattie dell’invecchiamento, quelle fica Antioxidants abbiamo chiarito il rapporto reciproco tra stato infiammatorio, stress ossidativo, microbiota alterato e composizione corporea peggiorata. Questi fattori sono tutti legati allo stato di invecchiamento, ossia andando avanti con l’età si tende ad avere uno stato di infiammazione basale e una perdita di specie microbiche che favoriscono una riduzione del tessuto muscolare e un aumento del grasso, che a loro volta facilitano, in un circolo vizioso, il mantenimento dell’infiammazione e il peggioramento del microbiota. Lo stile di vita, dieta e attività fisica, sono fondamentali per ridurre la tendenza all’invecchiamento, mentre sedentarietà e dieta povera di aminoacidi essenziali, fibre e antiossidanti favoriscono il decadimento delle strutture.

Ma cosa sono gli antiossidanti? Si tratta di molecole con la capacità di neutralizzare i ROS, specie reattive dell’ossigeno, radicali liberi molto reattivi che attaccano le strutture come il DNA e le proteine, alterandoli nella forma e quindi nella funzione. Qualsiasi reazione chimica del corpo, in particolare quelle che avvengono nei mitocondri per la produzione di energia utilizzata dalle cellule, può produrre ROS. Se questo fenomeno non è adeguatamente contrastato, ne consegue uno stato di stress ossidativo. L’organismo è dotato di difese antiossidanti, come glutatione perossidasi, catalasi e SOD (enzimatiche) e bilirubina e acido urico (non enzimatiche), ma l’efficienza di queste difese tende a calare andando avanti con l’età, insieme a un aumento della produzione di ROS dovuto a mitocondri meno efficienti e performanti.

Ed ecco che molte molecole che troviamo in particolare negli alimenti vegetali, i polifenoli, tra cui flavonoidi, flavani ecc.,stimolano la produzione di antiossidanti endogeni e agiscono come antiossidanti di per sé, neutralizzando i radicali liberi (attività di scavenger) e nutrendo i microbi buoni del nostro intestino. In pratica la produzione delle proteine con funzione antiossidante è aumentata da queste sostanze, mentre viene ridotta quella di enzimi proossidanti, tramite la regolazione della trascrizione genica.

 

Allo stress ossidativo si legano tutte le malattie dell’invecchiamento, quelle neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson), tumori, malattie cardiovascolari ecc. Una caratteristica che accompagna l’invecchiamento è la riduzione delle dimensioni dei telomeri, porzioni terminali del DNA che proteggono il filamento contenente i nostri geni. Ogni volta che la cellula si riproduce, i telomeri si accorciano e quando terminano la cellula va incontro a morte cellulare programmata (apoptosi). L’infiammazione legata allo stress ossidativo è capace di accorciare e alterare i telomeri, accorciando la vita dell’organismo. Inoltre sono state individuate cellule senescenti (SC) che non vanno incontro ad apoptosi, ma che “si rifiutano” di morire e vanno a disturbare l’attività delle cellule normali. Qualcuno le ha chiamate “cellule zombie”, si accumulano andando avanti con l’età, producendo proteine alterate nella forma e quindi nella funzione, che interferiscono con le funzioni fisiologiche. Le sostanze con attività senolitica possono invece sbloccare la resistenza all’apopotosi di queste cellule, che sono fondamentali nelle anifestazioni dell’invecchiamento, e negli studi in laboratorio si dimostra efficacia nel ritardare, prevenire o alleviare le condizioni legate alla senescenza, come la fragilità, i tumori e le malattie cardiovascolari, neuropsichiatriche, epatiche, renali, muscoloscheletriche, osteoarticolari, polmonari, oculari, ematologiche, metaboliche e cutanee, nonché complicanze legate al trapianto di organi, radiazioni e altri trattamenti, per i tumori, cononseguente aumento della durata della vita (lifespan).

I senolitici appaiono attenuare l’infiammazione dei tessuti e alleviare la disfunzione metabolica correlata all’età e alla malattia, ripristinando le funzioni cellulari corrette di cellule e quindi tessuti. Tra le sostanze naturali con attività senolitica troviamo specifici polifenoli, alcuni flavonoidi come la quercetina e la fisetina, presenti rispettivamente in cipolla rossa, broccoli e agrumi e in mele e fragole, l’epigallocatechingallato (ECGC), una catechina caratteristica del tè verde, e l’oleuropeina, tipico derivato dell’idrossitirosolo prodotto dall’olivo che si ritrova nelle foglie, nei frutti e nei derivati come l’olio extravergine.

 

È probabile che la longevità e la riduzione del rischio di malattie associata alle diete più salutari, come la mediterranea o la giapponese, sia dovuta anche alla ricchezza di queste sostanze, soprattutto quando agiscono in sinergia. Inoltre, come accennato prima, anche i mitocondri hanno un importante ruolo nell’invecchiamento. I mitocondri sono le centrali energetiche del nostro organismo, e il loro compito è convertire le molecole organi che (derivati dei macronutrienti come carboidrati, aminoacidi, grassi e alcol) nella molecola dell’ATP, la principale “moneta energetica” usatadalle cellule.

 

Da una carenza di produzione di ATP possono dipende re molte patologie, come quelle neurologiche (Alzheimer, Parkinson, emicrania, depressione, SLA), metaboliche (diabete, aterosclerosi, insufficienza renale, cardiaca ed epatica, ipertensione), intestinali, compromissione del sistema immunitario, ridotta fertilità, osteoporosi e osteoartrite, fibromialgia, spossatezza e fragilità. Questo perché se la cellula non ha energia a disposizione non può funzionare bene, andando incontro alla manifestazione della patologia. Con mitocondri poco efficienti aumenta la produzione di lattato e i grassi non vengono correttamente ossidati ma preferenzialmente immagazzinati, favorendo un peggioramento della composizione corporea. Andando avanti con l’età aumentano le mutazioni nel DNA mitocondriale, mentre si riducono la biogenesi mitocondriale e la mitofagia, rispettivamente la nascita di nuovi mitocondri e l’eliminazione di quelli difettosi. Questo porta a mitocondri che producono più ROS e meno energia. I ROS aumentano l’infiammazione se non vengono contrastati efficacemente con gli antiossidanti. Nel caso dei mitocondri sono molto efficaci il coenzima Q10, le vitamine del gruppo B, e alcuni polifenoli come resveratrolo (uva rossa e frutti di bosco).

 

Anche la quercetina e l’ECGC si sono dimostrati capaci di stimolare la biogenesi mitocondriale, e sempre la quercetina, così come il kampferolo (capperi), inducono la mitofagia. La fisetina riduce invece la produzione di ROS mitocondriali. In conclusione, è opportuno sostenere un invecchiamento sano con una dieta a base vegetale, ricca di alimenti vegetali che contengono una serie di molecole con attività antiossidante e senolitica, mantengono un microbiota sano e che stimolano la salute dei mitocondri e contrastano l’infiammazione di basso grado che è alla base delle malattie non trasmissibili tipiche della senescenza. L’introito di alcuni minerali, come zinco, ferro, manganese, magnesio e selenio è fondamentale per l’attività degli antiossidanti endogeni.

Anche un’attività fisica costante è necessaria. È possibile inoltre aiutarsi con supplementazione di alcune sostanze, tra cui flavonoidi e altri polifenoli, che hanno dimostrato nei modelli preclinici ma anche in trial su umani di essere efficaci e avere effetti collaterali limitati se usati con l’aiuto di un professionista.

 

a cura del Dott. Andrea Deledda – Biologo Nutrizionista

 

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