Forti i segnali che preannunciano un cambiamento: il nuovo concetto di prevenzione primaria in difesa della salute.

 

Qualcosa si sta muovendo in questi ultimi mesi, che prelude ad un nuovo modo di intendere la prevenzione primaria. Si assiste ogni giorno ad un superamento della sua attuale collocazione in campo esclusivamente sanitario. Essa viene rimodulata nel senso che si possa realizzare con un buon stile di vita, coll’attività motoria e con una corretta alimentazione.

 

Siamo in presenza di una innovazione veramente epocale in quanto l’attività motoria e sportiva, la nutrizione e la corretta alimentazione vengono ufficialmente elevate ad atti finalizzati alla prevenzione delle malattie e, quindi, alla difesa di uno dei diritti fondamentali della persona quale quello della salute.

 

Va, così, prendendo corpo una visione multidisciplinare della prevenzione a favore di soggetti sani in cui una parte attiva di primo rilievo viene assegnata oltre che ai medici anche a soggetti non medici ma qualificati professionalmente non solo nella preparazione sportiva e nel fitness ma anche nella nutrizione ed alimentazione in generale; ovviamente riservando ai medici ogni competenza quando tutte le attività suddette siano svolte a favore di persone ammalate che, in ragione della patologia di cui sono portatori, debbano obbligatoriamente seguire un determinato regime.

 

 

Sono molte le iniziative di questi ultimi mesi che confermano un rinnovamento in tal senso. Ne citiamo alcune.

 

Prima. La modifica delle competenze del CONI

Viene data ampia notizia dalla stampa del nuovo ruolo che dovrà assumere il CONI. E difatti, nella legge di bilancio relativa alla manovra economica per il 2019 è stata inserita una norma che prevede questo importante cambiamento che avverrà attraverso la creazione “ex novo” in seno ad esso di un ente privato denominato “Sport e Salute” che avrà la forma di una società per azioni al quale passeranno molte delle competenze più qualificanti prima riservate al CONI.

 

La denominazione del nuovo ente già di per sé sta ad indicare quali siano le finalità dell’innovazione ed il percorso da seguire per raggiungerle. Il punto di partenza è dato dal riconoscimento della funzione di fondamentale rilievo dato all’attività sportiva nella odierna società nella difesa della salute attraverso la prevenzione primaria.

 

L’affidamento a detto ente (si ribadisce di natura privata) di tale arduo compito prevede la partecipazione di tanti soggetti non solo pubblici ma anche privati con una funzione attiva sia nello sport che nella nutrizione ed alimentazione.

 

Esso gestirà i soldi pubblici destinati al CONI ed alle 44 Federazioni Sportive (pesca, bocce, danza etc) e cosa veramente importante dovrà promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione sui benefici della salute nella prevenzione delle più gravi malattie che ha l’attività sportiva accompagnata da una corretta alimentazione.

 

 

Per quanto, poi, concerne quest’ultima l’attività di informazione e di formazione di certo dovrà essere effettuata anche da soggetti non medici ma che abbiano seguito un percorso di studio su nutrizione ed alimentazione certificato da un attestato che comprova l’adeguata preparazione professionale.

 

Tutto ciò perché il presupposto per il raggiungimento di un risultato efficace della prestazione sportiva di persone sane non può prescindere da un’alimentazione adeguata che possa essere consigliata, non solo dai medici ma anche dai soggetti di cui sopra che stanno accanto agli sportivi ed ai frequentatori delle strutture fitness.

 

Seconda. Il convegno di Roma sul tema “Expo Salus and Nutrition”

É questo il tema dell’importante incontro svoltosi a Roma che ha fatto emergere le innovazioni in atto sul modo di intendere lo sport e l’alimentazione.

 

Una delle più importanti ed incisive per il futuro è l’aver messo in risalto l’avvenuto rovesciamento della piramide della salute che ha messo al suo vertice non più il medico, bensì il singolo che ha un ruolo da protagonista del proprio benessere, ma anche tutti gli altri soggetti privati impegnati attraverso lo sport e l’indicazione di un’alimentazione corretta.

 

Trasversalità, confronto e condivisione, quindi, saranno i cardini di un percorso tra scienza ricerca e buone pratiche con un focus sulla nutrizione ed alimentazione pilastri sui quali sia possibile costruire uno stile di vita più sano e longevo e soprattutto in buona salute.

 

Terza. La dichiarazione del Professore Luigi Bonizzi

Luigi Bonizzi, professore ordinario nella facoltà di veterinaria nell’Università Statale di Milano, già Direttore del Dipartimento di Scienze Veterinarie nella medesima Università e Membro dei tavoli tecnici della Regione Lombardia in tema di alimentazione.

 

L’illustre cattedratico di indiscussa e riconosciuta competenza nel settore della nutrizione ed alimentazione soprattutto con riferimento alla valutazione della qualità e della genuinità dei cibi di origine animale, ha messo in luce l’impellenza e la necessità di alcune misure per combattere le sofisticazioni e le adulterazioni così diffuse e tanto nocive alla salute di tutti noi.

 

Ha sottolineato che questo difficile compito non può essere una prerogativa dei soli medici ma va esteso anche a soggetti non medici, che siano formati professionalmente attraverso corsi di studio che dovrebbero avvenire presso strutture altamente qualificate nelle quali l’insegnamento venga affidato a soggetti competenti.

 

 

Segnala poi il Prof. Bonizzi che i corsi svolti attualmente in via telematica sono del tutto insufficienti. Andrebbero, quindi, creati a livello accademico dei dipartimenti one health dove le diverse competenze dovrebbero integrarsi sia con la professione medica sia con tutte le altre discipline che hanno in un modo o nell’altro attinenza con un ruolo nella nutrizione e l’alimentazione. Solo in tal modo, conclude il Prof. Bonizzi, si darà concreta attuazione alle indicazioni della OMS e della UE secondo cui “la sicurezza alimentare deve essere una responsabilità condivisa dal campo alla tavola”.

 

Quarta. La dichiarazione del Presidente della fondazione Barilla

Egli lancia l’allarme sull’aumento dell’obesità nei bambini tra i sei ed i dieci anni secondo cui ne sarebbero affetti il 21% e del sovrappeso di cui portatori i maschi per il 41 % e le femmine per il 38%.

 

Sottolinea poi, che le cause sono date da una carenza della cultura della alimentazione e dell’avvenuto mutamento dello stile di vita che è di molto peggiorato rispetto al passato. Negli anni addietro i bambini nelle ore di svago giocavano a pallone sotto casa oggi invece passano intere giornate attaccati ai videogame a casa.

 

Le multinazionali dell’alimentazione dal loro canto hanno allargato il mercato con proposte esclusivamente consumistiche, il che ha portato ad una abbandono della dieta mediterranea a tutto svantaggio della salute dei ragazzi. Ad aggravare la situazione, si è verificato che l’offerta del cibo fast food si sia congiunta alla scarsa attività fisica con conseguente grande effetto negativo.

 

 

Conclude segnalando che tutto ciò si verifica per la mancanza di una normativa che porti nelle scuole e nelle famiglie e nella società una informazione ed una formazione su quella che deve essere un’alimentazione fondata sulla conoscenza dei prodotti.

 

Chiaramente viene in tal modo sottolineata la necessità che le attività di formazione ed informazione cui sopra siano svolte non solo dai medici ma da tutta una serie di altri soggetti qualificati che operano nei vari settori della società.

 

La condanna dei due istruttori di palestra nel 2017

In questa nuova situazione si è inserita la sentenza della Cassazione del 30 marzo 2017 N. 20281 che ha ritenuto i suddetti responsabili del delitto di abuso di esercizio della professione medica (art 348 CP) per aver indicato agli allievi, soggetti in buona salute certificata da medici, il tipo di alimentazione da seguire.

 

Tale decisione ha messo in luce le vistose lacune che regnano nella attuale legislazione per l’assenza di una normativa chiara sul punto e quindi dell’incertezza in cui gli operatori del settore sono costretti ad operare. Ecco perché essa, pur formalmente corretta, ha creato un grave disagio nella categoria.

 

Il che per aver la Corte sancito il divieto per gli istruttori di indicare a soggetti sani, quali gli allievi frequentatori della struttura, una dieta adeguata al tipo di attività sportiva praticata qualificando una tale indicazione come un vero e proprio “atto sanitario” e come tale di competenza solo medica.

 

 

Conseguenze paradossali: il “maitre” di un ristorante sarebbe responsabile del medesimo reato. E’ innegabile che l’applicazione rigorosa in concreto della tesi della Corte Suprema potrebbe portare al paradosso ed all’assurdità di ritenere che, al pari dei gestori della palestra, anche il maitre di un ristorante che consiglia ad un suo abituale cliente in leggero sovrappeso un particolare e diverso menù per ogni giorno della settimana, si renderebbe anche egli responsabile di esercizio abusivo della professione medica (art 348 CP). Il che sarebbe profondamente ingiusto.

 

Nuove regole fermerebbero anche il dilagante fenomeno dell’abusivismo

Un ulteriore conseguenza della carenza normativa è data dall’aumento dell’abusivismo. Non si contano gli spot e le pubblicità e le “fake news” con le quali vengono propinate diete di ogni tipo che catturano l’interesse di tanti sprovveduti con promesse di mirabolanti risultati.

 

Il che finisce per cagionare gravi danni alla loro salute. Purtroppo in Italia secondo statistiche degne di ogni affidabilità ci sono quattro milioni di obesi e 16 milioni di soggetti in sovrappeso e molti di essi ricorrono a tali diete che, come si è detto innanzi sono prive di ogni validità scientifica con sicuri effetti nocivi.

 

Conclusione

La nuova legge dovrebbe ridefinire dal punto di vista giuridico l’atto sanitario, di competenza esclusiva del medico, riservando tale qualificazione solo alle prestazioni effettuate a favore di persone portatori di una patologia.

 

Di conseguenza la semplice indicazione alimentare per soggetti sani rientrerebbe tra gli atti di prevenzione primaria che possono essere compiuti anche da soggetti non medici che abbiano conseguito un particolare diploma al riguardo.

 

Una spinta in tal senso viene anche data dall’idea lanciata dal Prof. Bonizzi, della creazione di corsi per la formazione in tema di nutrizione e di alimenti sia per i medici sia per soggetti non medici. Essa apre una porta a quelle che sono le istanze dei titolari di palestra e di centri fitness.

 

E’ infatti innegabile che, sia lo sport che il fitness, per poter dare buoni frutti nella prevenzione e nella difesa della salute, debbano essere affiancati da un’alimentazione adeguata, consigliata da persone professionalmente qualificate. Spetta, ora, ai politici, recepire queste istanze e c’è da augurasi che una decisione risolutiva in senso normativo venga adottata al più presto.

 

 

 

a cura di Alfonso Marra – Magistrato

 

 

 

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