Fitness influencer e fitspiration: i rischi dell’allenamento sui social

i rischi generati da fitness influencer e fitspiration

Sindrome della perfezione, angoscia generata dal confronto della propria con la millantata capacità altrui di migliorare in tempi supersonici e tanto altro. I fitness influencer sicuramente non vogliono generare questo disagio. All’insegna di una fitspiration – anche abbreviata fitspo – lodevole nelle intenzioni (considerando i livelli di sedentarietà delle persone) essi svolgono il loro lavoro e, in alcuni casi raccolgono, pure, risultati. Ma il personal training è altro.

Ridurre, come inevitabilmente si rischia di fare in una story o in un post di qualche secondo, l’allenamento a una sfida anche solo con se stessi o, peggio, con altri: è sbagliato. Anche perché bisogna tener presente che per quanti follower si abbiano, nonostante un parvenza di lealtà, ogni fruitore di social (e semplicemente del Web) ha smesso da tempo di essere facilmente fidelizzabile. Può esserlo ma lavorando con grande pazienza alla costruzione di una indiscussa autorevolezza nel proprio campo. Ciò è vero per il commercio elettronico in cui la verifica del prezzo più basso e della promozione più vantaggiosa allontana sempre più dalla fedeltà al brand.

Figuriamoci cosa può accadere in un ambito in cui l’algoritmo del social di turno non fa altro che sottoporre una dopo l’altra tutte le promesse sensazionalistiche di dimagrimento e pancia piatta in una settimana e chi più ne inventa più ne metta. Dunque, soprattutto le persone più fragili e/o maggiormente bisognose di un aiuto seguono i suggerimenti di più fitness influencer contemporaneamente. E questo causa veri e propri danni, nella migliore delle ipotesi alle articolazioni…

L’illusione del fitness influencer che ha l’allenamento “per tutti”

HIIT e piani di allenamento ad alto impatto, challenge da realizzare in un intervallo di pochi giorni: i social lanciano queste sfide. “Non sai fare le flessioni (i piegamenti sulle braccia, ndr)? Io ho cominciato a farle un anno fa… ogni giorno una in più e ora ne faccio 365 di seguito”.

È solo un esempio di ciò che si trova in rete, con buona pace del nervo ulnare, del concetto di progressione intelligente, personalizzata e supervisionata e di quella noiosa abitudine di sapere cosa si sta facendo prima di farlo. La comprensione di tutto questo e di un minimo di biomeccanica è ormai roba da archeologi del movimento? Evidentemente non è così. Anche Federconsumatori, bersagliata dalle lamentele di cittadini disorientati dalle proposte e dagli effetti che esse generano, ha dato l’allarme.

Uno studio pubblicato su ScienceDirect ha evidenziato che i fitness influencer, partono dall’ottimo proposito di promuovere uno stile di vita sano. Ma i messaggi che vengono recepiti portano a disturbi psicologici anche inerenti ai comportamenti alimentari. In particolare si tratta di:

  • dipendenza dall’esercizio fisico ed esercizio compulsivo;
  • insoddisfazione corporea e oggettivazione;
  • ansia correlata all’aspetto fisico e sintomi depressivi;
  • diminuzione dell’autostima;
  • controllo eccessivo delle abitudini alimentari;
  • uso di farmaci potenzianti;
  • effetti nocivi sulla qualità della vita.

Nessuna anamnesi, niente controllo, zero adattamenti dei piani di allenamento

I social media nascono come media interattivi, che promuovono e favoriscono il confronto. Ma di fatto, i fitness influencer con centinaia di migliaia di follower, spesso sparsi in Paesi diversi, non hanno alcun contatto reale con chi esegue i loro piani. Essi si limitano a diffondere protocolli preconfezionati, dal taglio sensazionalistico, che ignorano totalmente la dimensione individuale e i rischi connessi.

In pratica, i fitness influencer più seguiti non offrono alcuna interazione concreta. Propongono allenamenti d’impatto e sono ben lontani dal garantire qualsiasi forma di adattamento individuale.

I rischi di allenamenti non personalizzati e senza supervisione

Sovraccarichi inadeguati alla persona, tecniche di esecuzione scorrette, mancanza di progressività. Sono i rischi che si corrono seguendo le mode dei social. Come è evidente essi sono di due nature. Da un lato aumentano le probabilità di farsi male, dall’altro si riducono a zero quelle di ottenere risultati concreti.

Rimane la motivazione? Certo, può darsi, pompata a suon di reel e tracce audio galvanizzanti. Ma quando gli addominali non spuntano, le ginocchia iniziano a fare male e la composizione corporea resta esattamente quella di partenza (ah no, dimenticavo: quella, nella maggior parte dei casi, non è nemmeno stata misurata)… quanto può durare davvero questa motivazione?

Se i social vengono usati dai fitness influencer come strumenti di autopromozione e non come canali di informazione, il concetto stesso di fitness rischia di perdere il suo valore educativo e trasformarsi in pura esibizione.

Del resto, se questi canali smettono di essere strumenti di informazione e divulgazione (come dovrebbe essere secondo il concetto di “media”) e diventano passerelle per l’ego degli influencer, allora non sorprende che il fitness stesso venga ridotto a estetica e slogan motivazionali.

Fiducia incondizionata nel fitness influencer e ripercussioni sulla salute

Un regolare esercizio fisico, ormai prescrivibile addirittura dal dottore come farmaco per determinate patologie, è necessario. È un passo importante per collaborare alla salute collettiva e alla lotta contro le malattie.

Condurre allenamenti eccessivi, privarsi dell’adeguato recupero e parallelamente alimentarsi in maniera sbagliata ha però dei rischi concreti. Si va dal sovrallenamento al pericolo di vere e proprie lesioni.

In particolare, uno studio ha esaminato le conseguenze del non supervisione professionale. L’assenza di verifica di un adeguato riscaldamento, della postura e della tecnica utilizzate ha comportato dei problemi. Anche perché i partecipanti all’indagine non sono stati in grado di valutare autonomamente questi aspetti.

Le conseguenze nocive per la salute sono riassumibili in:

  • Lesioni muscolari e tendinee. L’assenza di una corretta tecnica di esecuzione può portare a stiramenti, strappi muscolari e tendiniti.

  • Sovraccarico articolare. Esercizi eseguiti in modo errato o con carichi eccessivi possono causare stress su articolazioni come ginocchia, spalle e schiena.

  • Sindrome da sovrallenamento (Overtraining Syndrome). Allenamenti intensi senza adeguati periodi di recupero possono portare a una condizione di sovrallenamento, caratterizzata da affaticamento cronico, calo delle prestazioni e disturbi dell’umore.

  • Problemi cardiovascolari. Un allenamento troppo intenso non monitorato può avere effetti negativi sul sistema cardiovascolare, aumentando il rischio di aritmie e altri problemi cardiaci.

  • Disturbi psicologici. La mancanza di progressi o il verificarsi di infortuni possono portare a frustrazione, ansia e perdita di motivazione. Questo è particolarmente grave nei più giovani che vivono un vero e proprio burnout e abbandonano l’attività sportiva.

Allenarsi sì, ma con consapevolezza e un punto di riferimento sicuro e preparato

Il fitness non è una corsa all’ultimo like, né tantomeno una sfida a chi si consuma prima o una gara a chi si sfinisce meglio davanti a un treppiede o a una ring light. È un processo (sì, quel concetto lento e ragionato che forse mal si sposa con gli algoritmi dei social) che richiede metodo, pazienza e, soprattutto, competenza.

Affidarsi a Personal Trainer qualificati e certificati non è un vezzo da pignoli, ma una scelta di buon senso.

Così come lo è preferire contenuti fondati su evidenze scientifiche, con indicazioni chiare, coerenti e personalizzabili.

Social e pensiero critico

Imparare a leggere i contenuti social con occhio critico è diventato parte integrante della tutela della salute e potremmo dire dell’autoconservazione (non è necessario ricordare che le truffe sono all’ordine del giorno).

Non tutto ciò che è virale è sbagliato, per carità, ma neanche necessariamente virtuoso. E soprattutto non tutto ciò che ispira… è replicabile.

Allenarsi sì, dunque. Ma con progressività, con consapevolezza e con un punto di riferimento competente, non con una playlist di video motivazionali e promesse di addominali scolpiti in 7 giorni.

Il corpo non si deve adattare al numero dei “mi piace”, si allena con un lavoro intelligente, individualizzato, sostenibile. E soprattutto: reale.

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