Mindfulness a cosa serve? Significato, psicologia, esercizi e benessere mentale

a cosa serve mindfulness da vari punti di vista e perché serve anche per migliorare il proprio rapporto con attività fisica e alimentazione

 Mindfulness cos’è e, soprattutto, a cosa serve? È un concetto a cui le persone fanno comunemente riferimento pensando a benessere mentale, gestione dello stress e qualità della vita. Eppure, secondo Emanuel Mian, psicologo e psicoterapeuta (responsabile scientifico di Emotifood, centro di psiconutrizione, e autore di MindFoodNess – Feltrinelli, 2025) è una delle parole più fraintese.

Negli ultimi anni il termine è stato spesso associato a immagini stereotipate di meditazione, rilassamento o pensiero positivo. In realtà, la mindfulness ha a che fare con qualcosa di molto più concreto: la capacità di portare intenzionalmente l’attenzione al momento presente, senza giudizio e senza lasciarsi trascinare dagli automatismi della mente.

A cosa serve dunque la mindfulness intesa in questo senso? Si tratta di una competenza importante, ma non scontata, che riguarda il rapporto con il corpo in tutte le sue dimensioni (per esempio dall’attività fisica, all’alimentazione) e, più in generale, il modo in cui scegliamo di vivere il nostro tempo.

Cosa non è la mindfulness

Prima ancora di capire che cosa sia la mindfulness, è utile chiarire cosa non è. Non si traduce “avere la mente piena” e nemmeno doverla svuotare, come il termine potrebbe far pensare. Non significa nemmeno sedersi in un angolo, chiudere gli occhi e diventare improvvisamente sereni. Nè è pensare positivo, non è eliminare lo stress, non è cancellare i problemi e nemmeno smettere di avere pensieri.

Come spiega Emanuel Mian, “il vero opposto della mindfulness è il pilota automatico: quella modalità in cui facciamo le cose senza accorgercene davvero. Accade quando mangiamo davanti al computer senza renderci conto di ciò che stiamo mangiando, quando scorriamo i social per minuti o ore senza una reale intenzione oppure quando ci alleniamo senza prestare attenzione alla postura, al respiro o al movimento”.

La mindfulness non prevede di svuotare la mente. Implica, piuttosto, di smettere di essere trascinati automaticamente da tutto ciò che la mente produce.

Mindfulness: il significato del qui e ora

La definizione proposta da Mian è semplice: mindfulness significa portare l’attenzione in modo intenzionale al momento presente, al qui e ora. Quest’ultimo concetto viene spesso banalizzato. Non equivale a vivere alla giornata, ignorare il futuro o dimenticare il passato. È riconoscere che l’unico momento in cui possiamo realmente agire e scegliere è il presente.

Siamo in grado di imparare dal passato e pianificare il futuro, ma possiamo intervenire soltanto su ciò che stiamo vivendo adesso. Molte persone restano intrappolate nello specchietto retrovisore del passato oppure vivono costantemente proiettate in avanti, aspettando il momento in cui saranno più felici, più magre, più in forma o meno stressate.

Il rischio è quello di rimandare continuamente la vita. “Quando dimagrirò starò meglio”, “quando sarò meno stressato inizierò a vivere”. Nel frattempo, però, il corpo è qui e il tempo scorre.

A cosa serve la mindfulness davvero

La mindfulness serve a creare uno spazio tra ciò che accade e la nostra risposta.

Non elimina le difficoltà, ma permette di non diventarne schiavi. In una società dominata da notifiche, social network e continue sollecitazioni, questo aspetto diventa ancora più importante. La ricerca continua di stimoli e tutto ciò che genera dipendenza rischiano di trasformarsi in veri e propri “ladri di tempo”, energia e attenzione.

Per Mian, imparare a stare nel presente significa anche recuperare il valore del tempo e utilizzarlo in modo più consapevole.

Mindfulness e psicologia

Dal punto di vista psicologico, la mindfulness rappresenta uno strumento per regolare l’attenzione e interrompere alcuni automatismi mentali.

“Quando siamo sotto stress, la mente tende ad accelerare. Anticipa problemi, costruisce scenari futuri, rilegge continuamente il passato e alimenta preoccupazioni. Questa accelerazione mentale può trasformarsi facilmente in ansia” sottolinea Mian.

Il corpo, invece, rappresenta un’ancora nel presente. Sentire il contatto dei piedi con il pavimento, percepire il peso del corpo, notare il respiro o il modo in cui i vestiti appoggiano sulla pelle è riportare l’attenzione a informazioni concrete e immediatamente disponibili.

È un processo che non elimina le emozioni difficili, ma modifica il modo in cui rispondiamo a esse.

Secondo Mian, molte persone si sorprendono quando viene chiesto loro di osservare aspetti apparentemente banali come la tensione delle spalle, la rigidità del collo o la qualità della postura. Eppure proprio questi segnali rappresentano spesso la manifestazione fisica di uno stato mentale caratterizzato da tensione e sovraccarico.

I rischi della mindfulness quando è banalizzata o affidata a persone non preparate

La mindfulness può essere utile a molte persone, ma non dovrebbe essere proposta come una soluzione universale, non è necessariamente adatta a tutti nello stesso modo.

Uno degli errori più frequenti consiste nel trasformarla in una pratica standardizzata, valida per chiunque e in qualsiasi situazione.

Non tutti partono dallo stesso punto. Per alcune persone fermarsi, rallentare e ascoltare il proprio corpo è piacevole. Per altre può essere difficile o addirittura fonte di disagio.

Ansia, traumi, ricordi dolorosi, forte ruminazione mentale o particolari condizioni psicologiche possono rendere complesso un approccio superficiale alla mindfulness. Mian specifica come, in alcuni casi, pratiche di meditazione o ascolto corporeo proposte senza competenze adeguate possano persino risultare controproducenti. È per questo che invita a diffidare delle semplificazioni e dei percorsi improvvisati.

La differenza sta nella competenza dell’operatore, nella capacità di sfruttare gli strumenti più opportuni per la persona e di riconoscere quando una situazione richiede abilità psicologiche specifiche.

La mindfulness non è una prescrizione rigida. Deve essere adattata all’individuo, ai suoi bisogni e alle sue caratteristiche. “Per alcune persone – dichiara Mian – anche il solo chiudere gli occhi rappresenta un fastidio, sentono di perdere il controllo…”

Mindfulness e attività fisica

Il collegamento tra mindfulness e attività fisica è molto più stretto di quanto si possa pensare. Molti praticanti entrano in palestra concentrandosi esclusivamente sul risultato futuro: perdere peso, aumentare la massa muscolare, migliorare la forma fisica.

Avere obiettivi è importante, ma il rischio è quello di vivere costantemente immaginando il “quando”, cioè, quando sarò più magro, più forte, quando avrò raggiunto il risultato eccetera.

“Una parte fondamentale del percorso – dichiara anche a questo proposito Mian – consiste, invece, nel prestare attenzione anche all’allenamento presente. Il futuro va pianificato, ma il lavoro si svolge qui e ora“.

Questo approccio può avere effetti concreti anche sulla continuità dell’allenamento. Spesso chi vuole tutto e subito abbandona il percorso. Questo capita spesso anche perché i primi risultati (più forza, resistenza eccetera) non si riconoscono e si prova delusione.

Una maggiore presenza durante l’allenamento può, in pratica, favorire l’aderenza ai programmi nel lungo periodo. Prestare attenzione alle sensazioni corporee, alla fatica e ai tempi di recupero aiuta, infatti, a costruire un rapporto più sostenibile con l’attività fisica, riducendo il rischio di rincorrere continuamente il “tutto e subito”.

Allenarsi nel presente si concretizza nell’imparare a sentire il corpo, respirare correttamente, valutare la postura, la velocità del gesto e la qualità dell’esercizio. Vuol dire accorgersi di come ci si appoggia al suolo, di come si distribuisce il peso del corpo e di come si muove un muscolo durante l’esercizio. La mindfulness, in questo contesto, non è qualcosa di separato dall’allenamento: coincide con la capacità di essere presenti nel gesto.

La rapidità di esecuzione, il controllo del movimento, la fase concentrica, quella eccentrica, la respirazione e, persino, i tempi di recupero diventano occasioni per allenare la consapevolezza.

In quest’ottica, la mindfulness può contribuire anche a migliorare la percezione dello sforzo e la qualità del recupero, aspetti fondamentali per evitare eccessi, sovraccarico e allenamenti vissuti esclusivamente come prestazione.

Perché le competenze sul movimento possono essere utili anche agli psicologi

Secondo Mian, uno psicologo non deve diventare un personal trainer e un personal trainer non deve diventare uno psicologo. Tuttavia, conoscere alcuni aspetti della disciplina dell’altro professionista può essere estremamente utile.

Lo psicologo lavora spesso con persone che presentano disturbi d’ansia, problematiche legate all’immagine corporea o difficoltà nel rapporto con l’alimentazione. Sono temi che possono intrecciarsi anche con aspetti come la fame emotiva, il dimagrimento sostenibile e il benessere femminile, ambiti nei quali il rapporto con il corpo assume spesso un ruolo centrale.

In questi casi, infatti, il corpo non rappresenta semplicemente un elemento secondario, ma una parte centrale dell’esperienza della persona.

Allo stesso tempo, chi lavora nel fitness non si confronta soltanto con muscoli e programmi di allenamento. Ognuno porta con sé aspettative, paure, vergogna, confronti con gli altri, fallimenti precedenti e livelli diversi di motivazione.

Un istruttore o un personal trainer può contribuire a migliorare il rapporto che una persona ha con il proprio corpo, aiutandola a viverlo come un alleato e non come un nemico da correggere. Può accompagnare il cliente a sentire meglio il movimento e a lavorare sulla consapevolezza corporea. Il punto non è confondere i ruoli, ma costruire un linguaggio comune tra chi lavora con la mente e chi lavora con il corpo.

MindFoodNess: la mindfulness applicata all’alimentazione

Quando si parla di mindful eating, o come lo definisce Mian nel proprio libro “MindFoodNness” (Feltrinelli – 2025), il concetto resta lo stesso: interrompere il pilota automatico. Molte persone non mangiano davvero. Riempiono uno spazio. Si alimentano velocemente, distrattamente, mentre fanno altro.

Proprio per questo, spiega Mian, la mindful eating è soltanto una delle componenti del metodo. MindFoodNess nasce per integrare l’attenzione consapevole al cibo con i principi dell’intuitive eating e con gli strumenti della terapia cognitivo-comportamentale e dell’Acceptance and Commitment Therapy. Si tratta di un approccio che mette al centro la relazione con il cibo, il corpo e le emozioni, pensato per essere rigoroso ma allo stesso tempo semplice da seguire.

La mindfulness applicata all’alimentazione invita, invece, a tornare all’esperienza concreta del nutrirsi. Osservare la consistenza del cibo, la temperatura, il sapore, il modo in cui si mangia. Non si tratta di trasformare ogni pasto in un rituale, ma di recuperare una relazione più consapevole con il cibo.

Lo stesso principio vale per l’alcol e per altri comportamenti che rischiano di trasformarsi in strumenti per non sentire emozioni, tensioni o preoccupazioni. Bere per socializzare è una cosa. Bere per anestetizzarsi è un’altra. “Così come allenarsi per stare bene è diverso dall’allenarsi per punirsi” afferma Mian.

Esercizi mindfulness semplici da inserire nella giornata

Pur sottolineando che la mindfulness non può ridursi a una lista di esercizi, Mian propone alcune pratiche molto semplici.

La prima consiste nel fermarsi per qualche secondo e percepirsi nell’ambiente in cui ci si trova, notando il peso del corpo, il contatto dei piedi, il respiro e la postura, senza modificare nulla.

Un altro esercizio è fare tre respiri consapevoli prima di reagire a una situazione, rispondere a una mail, iniziare un allenamento o affrontare una conversazione importante.

Anche il primo boccone di un pasto può diventare un momento di consapevolezza e permette di interrompere gli automatismi e smettere di vivere costantemente con il pilota automatico inserito.

Mindfulness: cos’è e a cosa serve

I punti chiave da ricordare:

  • significa portare attenzione al qui e ora,
  • aiuta a gestire stress e ansia,
  • migliora la consapevolezza corporea,
  • favorisce un rapporto più sano con il cibo,
  • supporta l’alimentazione consapevole, o mindful eating,
  • può migliorare la qualità dell’allenamento,
  • promuove il benessere mentale e psicofisico.

Mindfulness: un’opportunità per fare scelte che non ci tradiscono

Per Emanuel Mian, il punto centrale della mindfulness non è diventare perfetti. È imparare a riconoscere ciò che stiamo facendo mentre lo stiamo facendo.

Il modo in cui mangiamo, dormiamo, ci alleniamo, respiriamo e, perfino, la maniera in cui parliamo a noi stessi raccontano il nostro livello di presenza nella vita quotidiana. La consapevolezza permette di rimettere ordine.

Molte volte non aggiungiamo benessere attraverso nuove regole. Lo costruiamo iniziando ad ascoltarci. Perché bere o mangiare per non sentire, allenarsi fino allo sfinimento o vivere costantemente in apnea è, di fatto, allontanarsi da sé stessi.

La mindfulness, invece, invita a fare il percorso opposto, ossia a stare nel tempo, a dare valore al presente. La sfida è costruire una relazione più autentica con il proprio corpo, con le proprie scelte, in ultima analisi, con la propria vita. La mindfulness, in fondo, è questo: imparare a non tradirsi in automatico.

FAQ – Domande frequenti su a che cosa serve la mindfulness

La mindfulness aiuta contro lo stress?

La mindfulness non elimina lo stress, ma può aiutare a gestirlo meglio. Come spiega Emanuel Mian, permette di creare uno spazio tra ciò che accade e la nostra risposta automatica, favorendo una maggiore consapevolezza di pensieri, emozioni e sensazioni corporee.

La mindfulness può aiutare a mangiare meglio?

Applicata all'alimentazione attraverso il mindful eating, la mindfulness può favorire un rapporto più consapevole con il cibo, aiutando a interrompere automatismi come mangiare in fretta, distrattamente o per gestire emozioni e tensioni.Applicata all'alimentazione attraverso il mindful eating, la mindfulness può favorire un rapporto più consapevole con il cibo, aiutando a interrompere automatismi come mangiare in fretta, distrattamente o per gestire emozioni e tensioni.

La mindfulness è utile durante l'allenamento?

Sì. Prestare attenzione al respiro, alla postura, al movimento e alle sensazioni corporee può migliorare la qualità dell'allenamento e aiutare a vivere l'attività fisica in modo più consapevole, senza concentrarsi esclusivamente sul risultato finale.
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