Indice
Siamo abituati a pensare all’esercizio come a un modo per restare in forma, dimagrire o migliorare la salute fisica. Ma i benefici del movimento non si fermano ai muscoli o al cuore: coinvolgono profondamente anche il cervello e la psiche. Diversi studi confermano l’importanza dell’esercizio per il benessere. Per capire meglio quali sono i benefici mentali dell’attività fisica e perché si manifestano, abbiamo intervistato la dottoressa Ida Cariati, Ph.D. in Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale, esperta nei meccanismi neurobiologici dello stress e della regolazione emotiva.
Le sue risposte ci accompagnano in un viaggio affascinante tra neuroscienze, ormoni e benessere psicologico, svelando come il movimento possa diventare uno strumento potente per migliorare l’umore, rafforzare la resilienza e combattere ansia, depressione e stress cronico.
Ma attenzione: anche l’attività fisica, se vissuta in modo disfunzionale, può diventare un’arma a doppio taglio.
Attività fisica e benefici mentali, è “solo” una questione di ossigenazione del cervello?
L’esercizio fisico ha effetti profondi sul cervello e sul funzionamento mentale, che vanno ben oltre il semplice incremento dell’ossigenazione.
È la risposta di Ida Cariati che prosegue: “muoversi in modo regolare stimola processi di adattamento neurobiologico che migliorano la salute e l’efficienza dei circuiti neuronali. Tra questi, un ruolo chiave è svolto dalla plasticità sinaptica. Si tratta della capacità del cervello di riorganizzarsi in risposta all’esperienza”,
Si favorisce così:
- agilità cognitiva,
- memoria più efficiente,
- migliore gestione delle emozioni.
Ormoni e neurotrasmettitori dell’umore: cosa succede nel cervello quando facciamo attività fisica
Dal punto di vista neurochimico e neuroendocrino, l’esercizio regolare promuove la produzione di dopamina, serotonina ed endorfine.
Ciò migliora tono dell’umore e motivazione e regola la secrezione di cortisolo, l’ormone dello stress, modulando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Parallelamente, aumenta la produzione di adrenalina e noradrenalina in modo controllato, favorendo vigilanza e attenzione.
Inoltre, influisce su ormoni metabolici come insulina e leptina, con effetti indiretti su energia e umore.
In questo senso, l’attività fisica agisce come un vero modulatore cerebrale e ormonale. Diverse ricerche confermano che migliori funzioni cognitive, regolazione emotiva e resilienza psicologica.
Perché è importante fare attività fisica, benefici mentali e non solo
“I benefici psicologici dell’esercizio fisico – sottolinea Cariati – sono molteplici e supportati da numerose evidenze scientifiche. La pratica regolare riduce ansia, depressione e stress cronico. Migliora autostima, regolazione emotiva, tono dell’umore e qualità del sonno. Ciò che rende l’esercizio particolarmente rilevante è la sua capacità di favorire un’integrazione funzionale tra processi corporei e mentali. Il movimento stimola la propriocezione e la percezione dei segnali interni del corpo, permettendo al cervello di elaborare informazioni su battito cardiaco, respirazione, tono muscolare e postura“.
Questa consapevolezza corporea si associa alla modulazione di ormoni e neurotrasmettitori, creando un equilibrio tra sistemi di attivazione e rilassamento e sostenendo la regolazione dello stress e delle emozioni.
Inoltre, il miglioramento della variabilità cardiaca e l’incremento di endorfine e ormoni anabolici contribuiscono a uno stato di benessere duraturo, rendendo l’attività fisica uno strumento efficace non solo per scaricare tensione, ma per favorire coerenza psicocorporea e resilienza emotiva.
Benefici psicologici, perché e come si ottengono? L’importanza del BDNF
“L’esercizio fisico regolare – risponde Cariati – modula reti cerebrali coinvolte nella motivazione, nella gratificazione e nella regolazione emotiva, interessando strutture chiave come corteccia prefrontale, ippocampo e sistema limbico. Queste aree orchestrano risposte emotive, pianificazione comportamentale e funzioni cognitive e sono particolarmente sensibili agli effetti protettivi dell’esercizio”.
“Tra gli effetti più rilevanti – continua Cariati – vi è l’incremento dei fattori neurotrofici, in particolare il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), che svolge un ruolo cruciale nella plasticità sinaptica. L’aumento di BDNF favorisce la rigenerazione neuronale, sostiene la sopravvivenza dei neuroni e promuove la riorganizzazione delle reti cerebrali, processi fondamentali per migliorare memoria, apprendimento e capacità di adattamento alle sfide cognitive.
Inoltre, il BDNF è essenziale per la resilienza mentale. Diversi studi hanno dimostrato che livelli più elevati di questo fattore neurotrofico sono associati a una maggiore capacità di far fronte allo stress e a una ridotta vulnerabilità ai disturbi dell’umore. In questo senso, l’esercizio fisico funziona come un potente stimolo neuroprotettivo, contrastando gli effetti negativi della depressione e dello stress cronico sull’ippocampo e su altre strutture cerebrali”.
A livello psicologico e comportamentale, il movimento favorisce:
- la creazione di routine salutari,
- rafforza la percezione di autoefficacia,
- aiuta a distogliere l’attenzione dai pensieri negativi ricorrenti,
- promuove maggiore leggerezza emotiva e chiarezza mentale.
- Quando praticato in contesti di gruppo, l’esercizio migliora il supporto sociale e il senso di appartenenza, due elementi fondamentali per la salute mentale.
Per tutti questi motivi, l’attività fisica può essere considerata una terapia multimodale, capace di agire simultaneamente su cervello, corpo e comportamento. Integra benefici neurobiologici, cognitivi e relazionali nella prevenzione e nel trattamento di depressione, ansia e instabilità dell’umore.
Quando e come l’esercizio può diventare un’ossessione e un ostacolo al benessere?
I benefici mentali dell’esercizio si mantengono solo quando l’attività fisica è praticata in modo regolato, consapevole e flessibile.
“Se diventa compulsiva – spiega Ida Cariati – può perdere la sua funzione adattiva, generando stress, affaticamento e squilibrio psicologico. La persona può percepire l’allenamento come un obbligo piuttosto che un piacere, trasformando una risorsa di benessere in una fonte di pressione e frustrazione. La dipendenza da esercizio emerge quando la motivazione non deriva dal piacere o dal senso di benessere. Deriva, invece, dalla paura di fermarsi o dal bisogno di controllo. In questi casi, l’attività fisica viene perseguita anche in presenza di dolore, stanchezza o possibili danni fisici. Spesso si accompagna a un rapporto distorto con l’immagine corporea e con l’alimentazione. Questo atteggiamento limita la capacità di ascoltare i segnali del corpo e interrompe il naturale equilibrio tra sforzo e recupero, aumentando il rischio di esaurimento fisico e mentale”.
Dal punto di vista psicologico, l’allenamento compulsivo può diventare un meccanismo di gestione delle emozioni, in cui il movimento viene utilizzato per alleviare ansia, frustrazione o insoddisfazione interiore, anziché per migliorare il benessere complessivo. Questo tipo di comportamento può ridurre la flessibilità mentale, il senso di autonomia e la capacità di provare soddisfazione nel quotidiano.
“Ritrovare l’equilibrio – conclude Cariati – significa riconoscere il corpo come un alleato nella regolazione del sé, imparando a distinguere tra esercizio funzionale e compulsivo e reintrodurre flessibilità, ascolto e piacere nell’attività fisica. In questo modo, l’esercizio recupera la sua funzione originaria. Sostenere la vitalità, migliorare la salute mentale e favorire l’armonia psicocorporea, senza trasformarsi in uno strumento di misura o punizione del valore personale.


