Allenamento funzionale per ragazzi, l’importanza della preparazione fisica

allenamento funzionale per i ragazzi, cosa serve davvero per la loro crescita e la loro vita futura

Quando si parla di allenamento funzionale per ragazzi le domande si ripetono quasi sempre uguali: qual è l’età migliore per iniziare? A 13 anni si può andare in palestra? A 14 o meglio 15? La palestra blocca la crescita davvero? Esiste un’età minima o delle regole specifiche per i più giovani? Quali benefici reali si ottengono, anche sul fronte prevenzione infortuni? Questi sono i temi su cui le famiglie riflettono provando a orientarsi tra dubbi, paure e informazioni contrastanti.

In questo approfondimento, guidati dall’esperienza di Carlo Varalda, personal trainer e preparatore olimpico, mettiamo ordine: chiariremo cosa significa allenamento davvero funzionale per ragazzi, dai bambini agli adolescenti. Indagheremo quando e come iniziare in sicurezza, quale ruolo hanno carichi e progressioni e perché puntare sulla qualità del movimento.

Soprattutto, sfateremo il mito secondo cui “la palestra blocca la crescita”. La letteratura e gli esperti concordano che, se correttamente impostato e supervisionato, l’allenamento di forza in età evolutiva non ostacola la statura e può anzi favorire uno sviluppo più armonico. E, soprattutto, prepara a una vita adulta caratterizzata da maggior benessere e propensione all’attività fisica.

Qual è l’età migliore per iniziare ad allenarsi

La domanda più ricorrente è proprio questa: quando un ragazzo può iniziare ad allenarsi? In realtà, come sottolinea Carlo Varalda, lo sviluppo motorio comincia dalla nascita. Ogni stimolo, anche minimo, condiziona la crescita del bambino: un colpetto sul piede o sulla mano, il rotolarsi da supino a prono, il tentativo di mettersi in piedi. Tutti questi gesti spontanei costruiscono le prime basi delle capacità reattive, percettive e propriocettive.

Varalda ricorda che il corpo del bambino è in continua evoluzione sin dai primi mesi di vita. Nei primi anni il movimento è istintivo e naturale: non è allenamento strutturato, ma un gioco che stimola e accompagna lo sviluppo.

Intorno ai 6 anni comincia la scuola e la perdita di mobilità

Verso i 6 anni ha senso iniziare un’attività guidata, con obiettivi semplici ma precisi: mantenere la mobilità articolare, coltivare la flessibilità e stimolare le capacità motorie generali. Non bisogna pensare alla forza massimale: il rischio, dice Varalda, sarebbe “fare un danno”. È invece fondamentale sfruttare e consolidare le capacità motorie innate, che poi diventeranno la base per incrementare progressivamente i carichi.

Un concetto chiave che Varalda ribadisce è che molti movimenti fondamentali sono già nel nostro patrimonio genetico. Un bambino che prova a sollevarsi in piedi esegue spontaneamente uno squat perfetto, senza che nessuno glielo insegni. Il problema è che crescendo, spesso a causa di paure, rigidità educative e stili di vita sedentari, queste capacità vengono perse.

In Italia questo fenomeno è aggravato dal modello scolastico: già tra i 5 e i 7 anni, quando i bambini passano molto tempo seduti, si registra una perdita di oltre il 50% della loro mobilità naturale. Recuperarla in seguito non è semplice. Quest’ultimo è uno dei motivi per cui molti adolescenti arrivano in palestra “rigidi” e poco coordinati.

Secondo Varalda, il lavoro sugli under 12 deve quindi puntare a mantenere ciò che i bambini hanno in dotazione: mobilità, agilità, schemi motori di base. Solo così, crescendo, sarà possibile introdurre gradualmente altri stimoli, sempre calibrati sull’età biologica, non solo anagrafica.

Cosa dice l’OMS in merito all’allenamento dei ragazzi, perché sia davvero funzionale per loro

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per i bambini e adolescenti tra i 5 e i 17 anni è consigliato:

  • almeno 60 minuti al giorno di attività fisica a intensità moderata o elevata, distribuiti lungo tutta la settimana;

  • si queste, almeno 3 giorni alla settimana dovrebbero includere attività capaci di rafforzare muscoli e ossa.

In sostanza: l’attività fisica deve essere varia e distribuita su più giorni per ottenere benefici significativi su sviluppo, salute e benessere nei giovani.

Come cambia il fisico dei ragazzi con l’allenamento funzionale

L’allenamento per i ragazzi ha il compito di conservare e sviluppare ciò che i ragazzi hanno in dotazione fin dalla nascita: mobilità articolare, flessibilità, coordinazione, forza naturale. Non si tratta, dunque, di inseguire la prestazione o il risultato agonistico, ma di lavorare sul corpo in maniera globale, rispettando i tempi e le fasi di crescita. Inoltre, un lavoro utile deve essere indirizzato a evitare posture scorrette e incapacità di muoversi in modo fluido.

Varalda ricorda che se questa base non viene costruita in tempo, il rischio è che i ragazzi restino indietro rispetto ai coetanei di altri Paesi. Un esempio lampante arriva dallo sport professionistico: in Inghilterra non è raro vedere esordi in Serie A già a 16 anni, mentre in Italia spesso i giovani faticano ad arrivarci prima dei 22. La differenza nasce proprio da una preparazione di base più solida, seguita da specialisti fin dall’età giovanile.

In sintesi, l’allenamento funzionale non “trasforma” magicamente il fisico di un ragazzo: lo aiuta a sviluppare le potenzialità già presenti, mantenendo vive capacità che altrimenti rischierebbero di spegnersi troppo presto.

I ragazzi di 13 anni possono andare in palestra? Sfatiamo il mito che la “palestra blocca la crescita”

Uno dei dubbi più frequenti tra genitori e ragazzi riguarda l’età in cui si può iniziare ad andare in palestra. La convinzione che a 13 anni sia “troppo presto” è ancora molto diffusa, spesso legata al pregiudizio secondo cui la palestra e i pesi bloccherebbero la crescita.

Carlo Varalda smonta con decisione questo mito. L’idea che l’allenamento di forza danneggi lo sviluppo è priva di fondamento. Al contrario, è proprio il muscolo che stimola l’osso a crescere. Attraverso i tendini, la contrazione muscolare esercita una tensione sull’osso che lo costringe a produrre nuove cellule, rafforzandolo e favorendone lo sviluppo.

Il problema non è quindi l’allenamento in sé, ma la quantità e la qualità degli stimoli. Un carico eccessivo può essere dannoso, ma altrettanto lo è l’assenza totale di carico. Come ricorda Varalda, “il niente non sollecita lo sviluppo delle cellule ossee”. La chiave sta nel trovare lo stimolo adeguato, calibrato sulla fase evolutiva del ragazzo.

A 13 anni, dunque, la palestra non è vietata: è il modo in cui ci si allena a fare la differenza. Servono programmi pensati per i giovani, che non puntino a carichi massimali ma a sviluppare mobilità, coordinazione e tecnica corretta. Questo approccio non solo non ostacola la crescita, ma crea le basi per una struttura corporea sana e solida, riducendo i rischi futuri di rigidità, dolori o infortuni.

Il vero pericolo, semmai, è lasciare che i ragazzi restino inattivi o senza guida: senza stimoli adeguati, il fisico perde capacità preziose che difficilmente si recuperano più avanti.

Qual è l’età minima per la palestra e l’importanza di Personal Trainer e professionisti che vi si trovano

Alla domanda sull’età minima per cominciare la palestra, Carlo Varalda sottolinea che non esiste un numero valido per tutti. La vera differenza la fanno la maturazione del ragazzo e la qualità di chi lo segue.

Nei primi anni il movimento è soprattutto gioco e spontaneità, mentre dai 6 anni in avanti si possono proporre attività guidate.

È qui che entrano in gioco i professionisti: solo Personal Traine e professionisti competenti possono valutare il livello del ragazzo e modulare correttamente i carichi. La palestra, in questo senso, non è un ostacolo alla crescita ma può diventare uno spazio educativo, dove i giovani imparano a conoscere il proprio corpo e a muoversi in sicurezza.

Allenamento funzionale anche per la prevenzione degli infortuni dei ragazzi

Uno degli aspetti più importanti dell’allenamento funzionale per i giovani riguarda la prevenzione degli infortuni. Carlo Varalda, che segue molti ragazzi nello sport, sottolinea l’importanza del miglioramento delle capacità motorie.

Movimenti corretti e variati insegnano al corpo a gestire meglio sforzi e sollecitazioni. Questo significa ridurre il rischio di dolori, cadute e traumi tipici dell’età adulta, come mal di schiena, distorsioni o caviglie che “cedono” correndo per prendere un autobus.

Un ragazzo che cresce con una struttura funzionale ben allenata sarà un adulto capace di affrontare con più sicurezza sia la pratica sportiva sia i gesti quotidiani.

L’allenamento funzionale diventa quindi un vero investimento sul futuro per i ragazzi. Si lavora oggi per evitare che domani gli adulti si trovino con rigidità croniche o con una scarsa capacità di controllo del proprio corpo. Non serve inseguire il risultato immediato o “il campione di domani”: serve creare una base solida, fatta di schemi motori corretti, equilibrio, propriocezione e postura.

Allenamento per i ragazzi: un investimento per il futuro e funzionale anche ad abbassare le spese del SSN

L’allenamento funzionale per i ragazzi, così inteso, non è solo un aiuto alla crescita e alla prevenzione degli infortuni individuali: rappresenta un vero investimento per la salute collettiva. Come sottolinea Carlo Varalda, un ragazzo che impara fin da piccolo a muoversi correttamente e a coltivare l’abitudine all’attività fisica sarà un adulto meno esposto a patologie croniche, dolori articolari e sedentarietà. Il risultato, a lungo termine, è anche una riduzione dei costi sanitari: meno cure, meno farmaci e un carico più leggero per il Servizio Sanitario Nazionale.

Per ottenere questi benefici, però, è fondamentale la presenza di professionisti preparati. Figure come preparatori fisici, chinesiologi e specialisti del movimento dovrebbero affiancare i tecnici delle scuole calcio, basket o altri sport (così come, quando necessario, le famiglie) portando competenze motorie che spesso mancano. Solo così si possono rispettare i tempi evolutivi dei ragazzi e garantire proposte adeguate a tutti, non solo ai più dotati o ai più motivati.

L’allenamento funzionale diventa quindi non soltanto una pratica sportiva, ma una vera strategia educativa e sanitaria. Tale strategia costruisce il benessere dei singoli e, insieme, quello della società.

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