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Allenamento e recupero devono essere programmati insieme, perché il carico non produce la stessa risposta in ogni atleta e in ogni fase della stagione. Fatica, stress, qualità del sonno e recupero percepito possono aiutare a interpretare come la persona stia tollerando il lavoro svolto.
Il carico di allenamento è una parte essenziale della preparazione sportiva. Tuttavia, conoscere intensità, durata e frequenza delle sedute non basta per comprendere come l’atleta stia rispondendo al programma. Persone sottoposte a carichi simili possono, infatti, mostrare livelli differenti di fatica, stress e recupero. Inoltre, la risposta può cambiare nel corso della stagione anche nello stesso atleta. Due recenti studi condotti su atleti agonisti permettono di osservare il rapporto tra allenamento e recupero da prospettive complementari. Il primo ha seguito per 32 settimane un gruppo di giovani lottatori, mettendo in relazione il carico con alcuni indicatori di benessere. Il secondo ha analizzato 15.420 sessioni per verificare l’associazione tra carico, stato di recupero e comparsa degli infortuni.
I risultati non stabiliscono una quantità di recupero valida per tutti. Tuttavia, suggeriscono che il carico debba essere interpretato insieme alla risposta individuale dell’atleta.
Cosa significa recuperare dopo un allenamento
Nel linguaggio comune, il recupero viene spesso fatto coincidere con il riposo tra due sedute di allenamento. Negli studi considerati, però, lo stato dell’atleta è stato valutato attraverso più elementi. Tra questi rientrano:
- qualità del sonno;
- fatica;
- stress;
- indolenzimento muscolare;
- recupero percepito.
Il recupero, quindi, non viene descritto attraverso un unico parametro. Al contrario, emerge da un insieme di informazioni soggettive che possono variare nel corso della settimana e della stagione.
Ciò non significa che ogni variazione indichi necessariamente un problema. Questi dati non sono test diagnostici e non consentono, da soli, di stabilire se un atleta sia, per esempio, a rischio di infortunio. Possono, però, aiutare a comprendere come la persona stia rispondendo al carico sostenuto.
Qual è il rapporto tra carico di allenamento e recupero
Uno studio del 2023 pubblicato su Biology of Sport ha analizzato le relazioni tra carico di allenamento e benessere in 10 lottatori under 17 della nazionale turca. Gli atleti avevano un’età media di 16 anni e almeno sei anni di esperienza nell’allenamento. Hadi Nobari e colleghi li hanno seguiti per 32 settimane, dividendo la stagione di preparazione in tre periodi:
- fase iniziale, dalla prima all’undicesima settimana;
- fase intermedia, dalla dodicesima alla ventiduesima settimana;
- fase finale, dalla ventitreesima alla trentaduesima settimana.
Il programma comprendeva sedute tecniche e specifiche per la lotta, allenamento aerobico e anaerobico, lavoro per l’ipertrofia, esercizi a corpo libero, pliometria, velocità, potenza e incontri competitivi all’interno della squadra.
Come è stato misurato il carico
I ricercatori hanno quantificato il carico interno attraverso il metodo session-RPE. Dopo ogni allenamento, agli atleti veniva chiesto di indicare lo sforzo percepito su una scala da 0 a 10. Il valore veniva poi moltiplicato per la durata della seduta in minuti. A partire da questi dati sono stati calcolati diversi indicatori settimanali:
- carico acuto;
- carico cronico;
- rapporto tra carico acuto e cronico;
- monotonia dell’allenamento;
- strain, cioè la tensione complessiva associata al carico settimanale.
Prima delle sedute, invece, gli atleti compilavano il questionario Hooper. Lo strumento considerava quattro variabili:
- stress;
- fatica;
- indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata;
- qualità del sonno.
Ogni voce veniva valutata su una scala da 1 a 7. Un punteggio pari a 1 indicava una condizione migliore, mentre 7 corrispondeva a una condizione peggiore.
Che cosa è emerso nei giovani lottatori
Le relazioni tra carico di allenamento e benessere variavano nei diversi periodi della stagione. Nella fase finale della preparazione, il carico acuto settimanale mostrava una correlazione elevata sia con la fatica sia con l’indice complessivo di Hooper. Anche il rapporto tra carico acuto e cronico era correlato con la fatica e con l’indice Hooper. Poiché nel questionario utilizzato i punteggi più alti indicavano una condizione peggiore, queste correlazioni positive mostrano che, in quella fase della stagione, valori più elevati di alcuni parametri del carico si accompagnavano a una maggiore fatica percepita e a un peggior punteggio complessivo di benessere.
Nella fase intermedia emergevano, invece, correlazioni con lo stress, la qualità del sonno e l’indice Hooper. Inoltre, la monotonia dell’allenamento era correlata con la fatica nella fase finale e, in misura più moderata, con la qualità del sonno considerando l’intera stagione.
Lo studio suggerisce, quindi, che la risposta dell’atleta non può essere interpretata attraverso il solo carico di allenamento. Le associazioni cambiavano a seconda del momento della preparazione: fatica, stress e qualità del sonno non si muovevano sempre nello stesso modo rispetto ai diversi indicatori del carico.
Il risultato deve comunque essere letto con cautela. Gli stessi autori hanno indicato la necessità di verificare se i risultati siano applicabili ad altri gruppi. La ricerca ha coinvolto soltanto 10 lottatori under 17 e ha rilevato correlazioni, senza dimostrare che le variazioni del carico abbiano causato quelle osservate nel benessere.
Allenamento, recupero e rischio di infortuni
Uno studio, pubblicato nel 2026 su Sports Health, ha esaminato più direttamente il rapporto tra carico, recupero e infortuni. Çoban e colleghi hanno analizzato retrospettivamente:
- 156 atleti agonisti;
- 15.420 sessioni monitorate;
- misure del carico basate su intensità e durata;
- un indicatore di recupero costruito attraverso qualità del sonno, recupero percepito, fatica e stress.
Per tenere conto delle osservazioni ripetute sugli stessi atleti, gli autori hanno utilizzato modelli di regressione logistica con equazioni di stima generalizzate.
I risultati principali
Carichi di allenamento più elevati sono risultati associati a una maggiore possibilità relativa di infortunio. Nel modello statistico utilizzato dai ricercatori, a un certo incremento del carico corrispondeva un aumento stimato del 15%, con un intervallo di confidenza compreso tra il 2% e il 30%. Questo dato non indica un aumento del rischio assoluto del 15% per ogni atleta o per ogni seduta. La relazione, però, era opposta per il recupero. A ogni incremento registrato dall’indicatore utilizzato nello studio corrispondeva una riduzione stimata di circa il 3% della possibilità relativa di infortunio, con un intervallo di confidenza compreso indicativamente tra il 2% e il 3%.
L’elemento più importante, tuttavia, riguarda l’interazione tra le due variabili. L’associazione tra carico e infortuni era più marcata negli atleti con un recupero compromesso. Quando il recupero era moderato o alto, carichi comparabili mostravano un’associazione più debole con la comparsa degli infortuni.
Inoltre, i livelli di recupero diminuivano nel corso delle sessioni precedenti l’infortunio. Le riduzioni maggiori venivano osservate nelle ultime sedute prima della sua comparsa. Lo studio non dimostra che questo calo abbia causato gli infortuni né che consenta di prevederli con certezza. Indica, però, che osservare l’andamento del recupero insieme al carico può fornire informazioni più utili rispetto alla valutazione isolata del lavoro svolto.
Il risultato, in pratica, conduce a una conclusione prudente ma importante. Monitorare il recupero insieme al carico può aiutare a riconoscere periodi nei quali l’atleta presenta una maggiore vulnerabilità rispetto agli infortuni.
Quali segnali principali possono essere monitorati
I due studi hanno utilizzato procedure e indicatori differenti. Tuttavia, entrambi hanno considerato alcune informazioni soggettive relative alla condizione dell’atleta.
Qualità del sonno
Nel lavoro sui giovani lottatori, la qualità del sonno faceva parte del questionario Hooper. Nello studio del 2026 era una delle componenti dell’indicatore composito di recupero.
Fatica
La fatica era correlata ad alcuni parametri del carico nei lottatori, soprattutto nella fase finale della preparazione. Era presente anche nell’indicatore di recupero impiegato nello studio del 2026. Tuttavia, un singolo valore di fatica non deve essere interpretato come una diagnosi. È più utile considerarne l’andamento nel tempo e in rapporto al programma svolto.
Stress
Lo stress faceva parte di entrambe le valutazioni. Anche in questo caso, la ricerca non stabilisce una soglia universale oltre la quale modificare automaticamente l’allenamento. Il dato acquista significato quando viene osservato nel tempo e messo in relazione con l’andamento del programma di allenamento.
Andamento del carico
Entrambe le ricerche hanno esaminato il carico in relazione ad altre variabili. Lo studio sui lottatori ha analizzato anche la sua evoluzione nei diversi periodi della preparazione. Quello del 2026 ha studiato l’associazione tra carico, recupero e infortuni.
Il punto centrale, quindi, non consiste nell’osservare un valore una sola volta. Conta soprattutto mettere in relazione l’andamento del carico con i cambiamenti registrati nella condizione dell’atleta.
Perché allenamento e recupero devono essere individualizzati
I risultati dei due studi non permettono di definire un numero di ore o di giorni di recupero valido per tutti. Non consentono neppure di trasferire automaticamente le conclusioni a ogni età, disciplina e livello di pratica.
Di conseguenza, non si può affermare che gli stessi valori abbiano lo stesso significato per persone differenti. È invece possibile ricavare un principio operativo: programmare il recupero significa interpretare il carico in relazione all’atleta, al momento della stagione e alla risposta osservata.
Anche nella stessa persona, infatti, il rapporto tra allenamento e recupero può cambiare nel tempo. Il monitoraggio, quindi, acquista significato quando è continuativo e viene inserito nel contesto del programma.
Integrare carico, recupero e preparazione sportiva
La preparazione sportiva non si esaurisce nella selezione degli esercizi. Richiede di analizzare le richieste della disciplina, organizzare il carico e osservare come l’atleta risponde nel tempo.
I due studi non forniscono una formula universale. Tuttavia, convergono su un punto: il carico di allenamento non dovrebbe essere interpretato separatamente dallo stato dell’atleta. Sonno, fatica, stress, indolenzimento e recupero percepito non sostituiscono la programmazione. Al contrario, possono fornire informazioni utili per contestualizzarla.
Integrare analisi della disciplina, valutazione dell’atleta, distribuzione dei carichi e recupero richiede competenze specifiche. La Certificazione Sports Strength & Conditioning di ISSA Europe è dedicata all’approfondimento della preparazione fisica applicata allo sport e alla costruzione di programmi coerenti con le esigenze dell’atleta e della disciplina praticata.
Per il professionista
Allenamento e recupero sono due componenti della stessa programmazione. I principali elementi da tenere presenti perché quest’ultima sia efficace sono:
- il carico può essere messo in relazione con fatica, stress, sonno e altri indicatori di benessere;
- queste relazioni possono cambiare nei diversi periodi della stagione;
- atleti esposti a carichi comparabili possono presentare condizioni di recupero differenti;
- carichi maggiori erano associati a più infortuni, mentre un recupero migliore era associato a una minore probabilità relativa di infortunio;
- le associazioni osservate non dimostrano un rapporto causale e non permettono di prevedere con certezza gli infortuni;
- il monitoraggio deve essere interpretato nel tempo e nel contesto individuale.
Revisione e supervisione editoriale: Barbara Arianna Borelli
Mini guida pratica ISSA Europe al recupero
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