Il fitness e la palestra: la prevenzione a tutela della salute è il primario obiettivo che li rende assimilabili ad una struttura sanitaria

Oggi la nostra classe politica ha una concezione anacronistica ed ancestrale sul ruolo del fitness e delle palestre, ritiene, a torto, che siano luoghi dove si effettua attività fisica per mantenere le "performances" nonché di svago e di divertimento. Non ha, quindi, percepito la loro vera finalità che è quella della prevenzione a beneficio della salute. E difatti l’effettiva, importante e primaria funzione sociale che svolgono è quella di tenere lontano i malanni più gravi ed invasivi che potrebbero colpire i frequentatori: è un dato scientificamente acquisito a livello internazionale e mondiale nonché nell'intera nostra società che l'attività fisica e motoria in genere praticata nelle palestre e nel fitness sotto la guida di persone esperte riduce la pressione arteriosa, controlla il livello di glicemia, modula positivamente il colesterolo nel sangue, aiuta a prevenire le malattie metaboliche, cardiovascolari e neoplastiche, le artrosi e riduce il tessuto adiposo in eccesso. Inoltre riduce i sintomi di stress, depressione da solitudine, con benefici evidenti per l'apparato muscolare e scheletrico. Non è ammissibile che in una società progredita come quella italiana in pieno secolo 21, caratterizzato dalla globalizzazione e della piena espansione dei GAFA (Google, Apple, Facebook ed Amazon) i nostri governanti ancora oggi non abbiano avvertito la necessità di riconoscere alle palestre ed alle strutture fitness, questo nuovo ruolo oggi da esse assunto.

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Attività fisica come complemento della prescrizione medica

“Faccia attività fisica” è la generica indicazione che moltissimi medici danno ai loro pazienti. In realtà è un consiglio, non una prescrizione: per trovarla infatti bisogna gravitare nel mondo della riabilitazione, dove ai pazienti vengono indicate le attività specifiche per il recupero funzionale, i tipi delle stesse, i tempi di esecuzione e di recupero. Siamo però nel campo della patologia e resta a discrezione del soggetto che cosa fare nell’ambito della normale vita quotidiana. Lo diciamo sottovoce, ma chi mi conosce sa da quanto tempo lo vado affermando, che il corso di laurea in medicina non prepara i neo laureati nell’ambito dell’attività fisica specifica riferita alle varie classi di età. Va fatta una premessa metodologica: l’attività fisica “generale” è compatibile con il gioco dei bambini, con l’andare a fare la spesa, con il salire le scale non usufruendo dell’ascensore, nel fare le faccende domestiche. Nel momento in cui tale attività si trasforma in esercizio si innesca un meccanismo di controllo, di ripetibilità, di sicurezza e di specificità rispetto all’individuo e all’ambiente che lo circonda. Insomma, si instaura il concetto di “metodologia” che deve essere indicato da personale esperto. Facendo un ulteriore salto di qualità si arriva all’allenamento, che è la progressione di diversi tipi di esercizio con finalità precise che ha insito in sé il concetto di benessere e di adattamento, cioè la capacità del nostro corpo di migliorare la risposta cardio-polmonare e muscolo-articolare al percorso allenante. Tanto più questo step deve essere condotto da personale molto esperto e non si può sicuramente improvvisare o delegare ad un tutorial su Youtube.

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