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Immanuel Kant fu tra i primi filosofi a intuire che il movimento non ha un valore solo fisico, ma anche educativo e formativo. Per lui l’attività motoria, da praticare sin dall’età evolutiva, serviva a costruire forza, abilità, velocità e sicurezza. Ma soprattutto, era parte di un progetto più ampio: la formazione integrale dell’uomo, che unisce doti fisiche, intellettive e morali. Già nel Settecento, dunque, Kant indicava una strada che oggi ritroviamo nella ricerca scientifica contemporanea: corpo e mente sono inseparabili.
L’integrazione tra corpo e mente
Allenarsi non significa soltanto scolpire i muscoli o migliorare le performance.
Vuol dire sviluppare competenze cognitive, allenare la memoria, potenziare l’attenzione. Per esempio, uno studio recente indica che anche soli venti minuti di allenamento funzionale possono migliorare del 30% la velocità di elaborazione mentale nelle ore successive.
Muoversi regolarmente, inoltre, come indicato nelle linee guida OMS, riduce il rischio di patologie neurodegenerative, mantenendo lucidità e autonomia anche in età avanzata.
Filosofia e movimento: la relazione tra corpo e mente da Platone a Merleau-Ponty
L’idea che corpo e mente siano inseparabili non è nuova. Già Platone, nella Repubblica e nelle Leggi, insisteva sul valore educativo della ginnastica accanto alla musica: l’una per formare il corpo, l’altra per l’anima. Per lui il movimento non serviva solo a irrobustire i giovani, ma a costruire equilibrio e armonia tra fisico e pensiero.
Secoli dopo, Friedrich Nietzsche rifiutò con decisione la tradizione che separava corpo e mente. In Così parlò Zarathustra scrive: “Il corpo è una grande ragione, una molteplicità con un solo senso”. Il corpo non è un ostacolo alla conoscenza, ma la sua vera radice. Enfatizzando l’importanza della salute, il filosofo tedesco suggerisce che forza e movimento diventano condizioni fondamentali per una vita piena, creativa, libera.
Nel Novecento, Maurice Merleau-Ponty, in Fenomenologia della percezione (1945), andò oltre: il corpo non è un oggetto che possediamo, ma il modo stesso in cui abitiamo il mondo. Ogni percezione, ogni pensiero, nasce dall’esperienza corporea. Da questo pensiero possiamo dedurre che senza movimento non ci sarebbe coscienza, quasi che il pensiero prenda forma nell’azione del corpo nello spazio.
Lacan e la sede dell’inconscio
Un passaggio ulteriore lo offre Jacques Lacan, che vedeva nel corpo non solo una dimensione biologica, ma il luogo stesso in cui si inscrive l’inconscio.
Il suo concetto di “corpo parlante” mostra come il linguaggio e l’esperienza non si fermino alla coscienza, ma trovino nel corpo la loro espressione più profonda.
In questa prospettiva possiamo pensare che prendersi cura del corpo significhi anche agire sui meccanismi inconsci che plasmano il nostro modo di essere e di pensare.
Carlo Sini: il corpo come origine del pensiero
Un’altra prospettiva viene dal filosofo italiano Carlo Sini, che descrive il corpo come “corpo tecnico”, radice della conoscenza e dell’azione.
Per Sini, il corpo non è una semplice entità biologica: è, appunto, un ‘corpo tecnico’, cioè l’origine stessa della conoscenza e dell’azione, poiché è attraverso strumenti (primi artefatti del pensiero) che il sapere prende forma.
Anche qui pare emergere un legame profondo: senza corpo non c’è mente, senza movimento non c’è sviluppo del pensiero.
Allenare il corpo, allenare il cervello
Dalle intuizioni di Paltone e dalle affermazioni di Kant fino agli sviluppi di Lacan e Sini, la lezione è chiara: corpo e mente sono un’unica realtà.
Oggi sappiamo che allenarsi non serve soltanto a restare in forma, ma significa nutrire il cervello, stimolare l’inconscio, rafforzare le capacità cognitive.
Il futuro del benessere non sta nell’opposizione tra attività fisica e attività mentale, tra corpo e mente, ma nella loro integrazione.
Allenare il corpo significa, inevitabilmente, allenare anche la mente.


