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Quali effetti produce l’esercizio fisico sul cervello? Le evidenze disponibili indicano che l’attività fisica può contribuire alla salute cerebrale e sostenere alcune funzioni cognitive.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Frontiers in Psychology ha analizzato l’associazione tra esercizio fisico e memoria di lavoro in 73 adulti, distinguendo gli effetti di una singola sessione di allenamento da quelli associati all’attività svolta abitualmente.
La memoria di lavoro permette di mantenere temporaneamente disponibili alcune informazioni e di utilizzarle mentre si svolge un compito, per esempio ricordare elementi appena osservati oppure valutare una semplice operazione. È una componente importante delle funzioni esecutive. Inoltre, tale memoria, è un pilastro fondamentale per apprendimento e produttività.
I ricercatori dell’Universidad Rey Juan Carlos hanno confrontato i risultati ottenuti in due test da persone che avevano appena svolto un’ora di allenamento funzionale ad alta intensità e da partecipanti che non si erano allenati nelle due ore precedenti. Hanno inoltre considerato le ore di attività fisica abituale dichiarate da ciascun partecipante.
I risultati suggeriscono che una singola sessione di esercizio e l’attività praticata regolarmente possano incidere in modo diverso su specifiche componenti della memoria di lavoro. Lo studio, tuttavia, è esplorativo e non permette di estendere automaticamente le conclusioni a tutte le funzioni cognitive.
Nello studio stesso si arriva, infatti, a suggerire che sia le aziende che i centri educativi debbano promuovere allenamento e, in particolare, esercizio fisico abituale e intenso.
Come è stato condotto lo studio su esercizio fisico e cervello?
La ricerca ha coinvolto 73 adulti sani di età compresa tra 18 e 65 anni. Di questi, 29 avevano appena completato una sessione di HIFT della durata di un’ora, mentre i 44 partecipanti del gruppo di controllo non avevano svolto esercizio fisico nelle due ore precedenti. Tutti hanno affrontato due prove:
- un test nel quale dovevano osservare otto immagini e successivamente ricordarle;
- un test basato sull’ascolto di otto semplici operazioni matematiche, da giudicare vere o false.
Per valutare l’attività abituale, i partecipanti hanno inoltre dichiarato quante ore dedicavano all’esercizio ogni settimana. Le risposte sono state successivamente classificate facendo riferimento alle soglie utilizzate dagli autori sulla base delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il protocollo acuto non consisteva in un generico allenamento intenso, ma in una sessione di High-Intensity Functional Training (HIFT) con esercizi cardiovascolari, di forza e funzionali. L’HIFT presenta alcuni elementi in comune con l’HIIT, ma le due definizioni non sono perfettamente sovrapponibili.
Quali effetti ha l’esercizio fisico sulla memoria di lavoro?
Nello studio, l’attività fisica abituale è risultata associata a risultati migliori nei due compiti cognitivi, mentre la singola sessione di HIFT è stata associata a una prestazione migliore soltanto nel richiamo delle immagini. Non sono emerse interazioni significative tra esercizio abituale e sessione acuta. È emerso che:
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attività fisica abituale: e persone che dichiaravano di allenarsi regolarmente hanno ottenuto risultati migliori nel richiamo delle immagini e nella valutazione delle operazioni matematiche. Trattandosi di attività autoriferita, il dato indica un’associazione e non prova da solo un effetto causale;
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l’esercizio acuto: chi aveva appena completato l’allenamento ha ottenuto risultati migliori nel test di richiamo delle immagini, ma non nel test matematico;
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non vi sono evidenze di interazioni statisticamente significative tra attività abituale ed esercizio eseguito immediatamente prima dei test.
Per ottenere tali evidenze, il campione, suddiviso in 2 gruppi, si è sottoposto a due prove cognitive: test di immagini (memoria visuo-spaziale) e test matematico (memoria verbale e decision-making).
Un gruppo ha eseguito un’ora di allenamento funzionale ad alta intensità (HIFT) immediatamente prima dei test, mentre tutti i partecipanti sono stati classificati anche in base al livello di attività fisica settimanale secondo i criteri OMS.
Che cosa hanno mostrato i risultati?
Nel test di richiamo delle immagini, la sessione acuta di HIFT è risultata associata a una prestazione migliore. Non è invece emerso un effetto significativo dell’esercizio acuto nel test matematico.
Per quanto riguarda l’attività abituale, alcune analisi hanno rilevato associazioni significative con entrambi i test. I risultati, però, variavano in base al modo in cui i partecipanti venivano suddivisi secondo le ore di esercizio dichiarate. Le analisi più dettagliate basate sulle diverse fasce di attività non hanno sempre raggiunto la significatività statistica.
I dati suggeriscono quindi una relazione favorevole.
Quali sono i limiti della ricerca?
I risultati devono essere interpretati considerando alcuni limiti. Il campione comprendeva soltanto 73 adulti sani reclutati in una palestra e il gruppo sottoposto ad HIFT era formato da persone che frequentavano già quelle lezioni. Non si trattava quindi di un campione rappresentativo dell’intera popolazione.
Inoltre, le ore settimanali di esercizio erano dichiarate dai partecipanti e non misurate mediante accelerometri o altri strumenti. Gli autori segnalano anche che le aspettative dei soggetti non sono state valutate. Non si può escludere che la convinzione di aver appena svolto un’attività favorevole al cervello abbia influenzato almeno in parte i risultati.
Infine, lo studio ha utilizzato due prove brevi e specifiche.Saranno necessari studi più ampi e protocolli differenti per confermare e generalizzare i risultati.
Interpretazione dei dati e implicazioni pratiche
L’attività fisica abituale è risultata associata a prestazioni migliori nei due compiti utilizzati: il richiamo di immagini e la valutazione di semplici operazioni matematiche. Il dato suggerisce un possibile coinvolgimento di più componenti della memoria di lavoro, ma non dimostra un miglioramento generale e stabile di tutte le funzioni cognitive.
In conclusione, esercizio fisico e cervello interagiscono in modi diversi a seconda che l’attività sia costante o immediata.
Sulla base dei risultati, gli autori propongono alcune possibili applicazioni nei contesti educativi e lavorativi:-
scuole e università: di promuovere attività fisica regolare per migliorare apprendimento e concentrazione;
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aziende: di prevedere spazi per sessioni brevi e intense di allenamento, da svolgere prima di compiti cognitivi complessi.
Il messaggio è chiaro: esercizio fisico e cervello sono strettamente connessi.
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Muoversi con costanza rafforza la memoria di lavoro in modo stabile e globale.
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Fare attività intensa subito prima di un compito può dare un vantaggio immediato sulla memoria visiva e spaziale.
In sintesi
Un recente studio suggerisce che l’esercizio fisico possa incidere in modo diverso su specifiche componenti della memoria di lavoro, a seconda che l’attività sia abituale o svolta subito prima di un compito cognitivo.
- L’attività fisica abituale è associata a una migliore memoria di lavoro.
- Una sessione intensa può favorire il richiamo delle immagini.
- I risultati sono promettenti, ma non riguardano tutte le capacità cognitive.


