Gambe cervello: allenare le une per ridurre l’atrofia cerebrale

gambe cervello ridurre atrofia cerebrale ecco perché vi è questa correlazione secondo numerosi studi

L’idea che il cervello si mantenga giovane solo con esercizi mentali è incompleta. La ricerca neuroscientifica degli ultimi vent’anni mostra una connessione gambe cervello sempre più chiara. In particolare, l’attività fisica che coinvolge gli arti inferiori è associata a riduzione dell’atrofia cerebrale, miglioramento della memoria e delle funzioni esecutive.

Il concetto di “gambe cervello” non è una metafora motivazionale, ma una sintesi efficace di un rapporto biologico supportato dalle evidenze disponibili che in maniera più completa si esprime nello stretto legame tra muscoli e cervello. E ciò a conferma dell’utilità dell’esercizio fisico per le funzioni cognitive.

L’allenamento aerobico aumenta il volume dell’ippocampo

Uno degli studi più citati sul tema è quello di Erickson e colleghi dal titolo Exercise training increases size of hippocampus and improves memory. In questo trial randomizzato, adulti anziani sottoposti a 12 mesi di allenamento aerobico (camminata) hanno mostrato:

  • un aumento di circa il 2% del volume dell’ippocampo,

  • un miglioramento misurabile della memoria spaziale.

L’ippocampo è una struttura chiave per la memoria ed è una delle prime aree a ridursi con l’età. L’aumento osservato non è solo un rallentamento del declino, ma una parziale inversione dell’atrofia legata all’invecchiamento.

Fitness aerobico e conservazione del tessuto cerebrale

I risultati di Erickson sono coerenti con quelli dello studio Aerobic exercise training increases brain volume in aging humans di Colcombe e altri, che hanno osservato come un maggiore livello di fitness aerobico sia associato a:

  • più volume di sostanza grigia e bianca,

  • migliore integrità delle aree frontali e temporali,

  • incremento delle prestazioni nelle funzioni esecutive.

Le aree frontali sono particolarmente vulnerabili all’invecchiamento. Il fatto che l’attività aerobica le “risparmi” dalla perdita di tessuto rafforza l’idea che muovere il corpo protegga il cervello.

Allenare le gambe con i pesi protegge la sostanza bianca del cervello

Il legame “gambe cervello” non riguarda solo l’attività cardio. Lo studio di Liu-Ambrose et al. dal titolo Long-Term Effects of Resistance Exercise Training on Cognition and Brain Volume in Older Women mostra che anche l’allenamento di forza, tipicamente centrato sugli arti inferiori, ha effetti cognitivi rilevanti.

Dopo 12 mesi di resistance training, i partecipanti hanno mostrato:

  • miglioramento delle funzioni esecutive,

  • cambiamenti nella sostanza bianca,

  • riduzione del declino cognitivo.

Questi dati indicano che la stimolazione meccanica e neuromuscolare delle gambe possa contribuire a mantenere efficiente la comunicazione tra le aree cerebrali.

Cambiamenti funzionali indotti dall’allenamento di forza

Una review di Herold et al. (2019) conclude che esercizi e allenamento di forza possono indurre cambiamenti funzionali cerebrali, in particolare a livello frontale, associati a miglioramenti delle funzioni esecutive. Gli autori invitano però a interpretare i risultati con cautela per il numero limitato di studi disponibili.

Questi effetti indicano che l’allenamento di forza contribuisce in modo diretto alla funzione cerebrale, rafforzando l’idea che le gambe partecipino attivamente ai processi neurocognitivi.

BDNF: il collegamento biologico tra gambe e cervello

Il ponte tra movimento e cervello è in larga parte mediato dal BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor).

Il lavoro Evidence for a release of brain-derived neurotrophic factor from the brain during exercise di Rasmussen et al. (2009) dimostra direttamente nell’uomo che:

  • durante l’esercizio fisico il cervello rilascia BDNF,

  • il rilascio aumenta con l’intensità dello sforzo.

E il BDNF è coinvolto in: sopravvivenza neuronale, neuroplasticità, rafforzamento delle connessioni sinaptiche.

Studi sperimentali, in particolare in modelli animali hanno mostrato che bloccando il BDNF vengono meno i benefici cognitivi dell’esercizio, indicando un ruolo causale.

Attività fisica e plasticità cerebrale lungo l’arco della vita

La review di Mandolesi e colleghi del 2018 dal titolo Effects of Physical Exercise on Cognitive Functioning and Wellbeing: Biological and Psychological Benefits integra le evidenze mostrando che l’esercizio fisico:

  • stimola neurogenesi, sinaptogenesi e angiogenesi,

  • influenza positivamente la cognizione in tutte le età,

  • agisce sia sulla struttura sia sulla funzione cerebrale.

Non si tratta quindi di un intervento solo preventivo, ma di un vero modulatore della plasticità cerebrale.

Gambe cervello: una relazione bidirezionale in un contesto più ampio

Il legame tra gambe cervello si inserisce in una relazione più ampia tra muscolo e funzione cerebrale. La ricerca mostra che l’attività fisica non agisce solo sulla forza e sul movimento, ma contribuisce al mantenimento delle funzioni cognitive e alla riduzione dell’atrofia cerebrale per invecchiare in salute.

La perdita di massa muscolare legata all’età non ha conseguenze esclusivamente fisiche. Quando il muscolo diminuisce e perde funzionalità (sarcopenia), ne risentono anche equilibrio, coordinazione e processi cognitivi. Allenare le gambe significa quindi sostenere un sistema integrato in cui corpo e cervello sono strettamente connessi.

In questa prospettiva, il concetto di gambe cervello non è una semplificazione, ma un modo efficace per descrivere una strategia di prevenzione basata sul movimento, sulla funzionalità muscolare e sulla salute cerebrale nel tempo.

Condividi l'articolo

Ultimi articoli