Grassi buoni e cattivi: differenza, quali mangiare e quali limitare

grassi buoni e cattivi quali scegliere e dove si trovano

I grassi non sono tutti uguali. Alcuni svolgono un ruolo fondamentale per la nostra salute, mentre altri, se consumati in eccesso, possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Per questo motivo è importante conoscere le differenze tra grassi buoni e cattivi e imparare a scegliere le fonti di grassi più adatte a una dieta equilibrata.

Differenza tra grassi buoni e cattivi

Esistono acidi grassi che favoriscono il benessere dell’organismo e altri che, al contrario, possono compromettere la salute.

I grassi buoni, in particolare gli acidi grassi insaturi, contribuiscono alla protezione del cuore, al miglioramento delle funzioni cerebrali e al mantenimento di un peso equilibrato.

Al contrario, i grassi cattivi, soprattutto saturi e trans, aumentano il colesterolo LDL e favoriscono la formazione di placche nelle arterie.

Un aspetto importante da chiarire è che non sono i grassi buoni a far ingrassare, bensì l’eccesso di calorie totali introdotte nella giornata, indipendentemente dalla loro origine.

Cosa sono grassi buoni e colesterolo

I grassi buoni sono principalmente acidi grassi insaturi e si dividono in:

  • grassi monoinsaturi,
    contengono acido oleico, abbondante nell’olio extravergine di oliva. Supportano la salute cardiovascolare proteggendo cuore e vasi sanguigni.
  • grassi polinsaturi,
    comprendono omega-3 e omega-6, essenziali per il corretto funzionamento di cervello, pelle e sistema immunitario.

Il colesterolo è una sostanza lipidica prodotta dal fegato e presente in alcune fonti animali. Non è sempre “cattivo”: serve per produrre ormoni, vitamina D e per costruire le membrane cellulari.

Il colesterolo in sé non è il problema. Il rischio aumenta quando l’LDL (colesterolo cattivo) è alto e l’HDL (colesterolo buono) è basso.
Un eccesso di LDL può far accumulare grasso e colesterolo sulle pareti arteriose. Nello specifico, questo processo può portare alla formazione di placche aterosclerotiche, restringendo i vasi sanguigni e aumentando il rischio di infarto e ictus.

Tra i preziosi compiti dei grassi buoni vi è anche il fatto che contribuiscono a mantenere un corretto equilibrio del colesterolo, aumentando l’HDL (“colesterolo buono”) e riducendo l’LDL (“colesterolo cattivo”).

Fonti di grassi buoni

Le principali fonti alimentari di grassi buoni sono:

  • olio extravergine di oliva;

  • frutta secca (noci, mandorle, nocciole);

  • semi di lino, chia, girasole, zucca;

  • pesce azzurro (salmone, sgombro, sardine);

  • avocado.

Questi alimenti, se integrati in modo equilibrato, favoriscono:

  • la protezione cardiovascolare,
  • il miglioramento delle funzioni cognitive,
  • controllo dell’infiammazione
  • e contribuiscono a una maggiore sazietà. Inoltre, supportano l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E e K.

Grassi cattivi: cosa sono e perché limitarli rispetto ai buoni

I grassi cattivi sono quelli che tendono ad aumentare i livelli di LDL, favorendo l’accumulo di colesterolo sulle pareti delle arterie.

In particolare, i grassi saturi sono presenti in carni lavorate, latticini interi, burro, strutto e in alcuni oli tropicali come olio di cocco e di palma.

I grassi trans si trovano in prodotti da forno industriali, snack confezionati e margarine idrogenate.

L’ennesima conferma della correlazione tra grassi cattivi e malattie cardiovascolari arriva dal lavoro dal titolo The impact of dietary fat and fatty acid consumption on human health: A systematic review and meta‑analysis pubblicato nel giugno 2025. Tale analisi include 167 revisioni sistematiche e meta-analisi su consumo di grassi e acidi grassi nel mondo, con dati fino al 2021.  Evidenzia che un consumo sbilanciato di grassi (in particolare saturi e trans) è associato a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari e altri esiti negativi per la salute. Sottolinea, inoltre, l’importanza di considerare la qualità degli acidi grassi (non solo la quantità totale di grassi nella dieta), distinguendo tra saturi, trans, mono- e polinsaturi e osservando come le diverse tipologie abbiano effetti differenti sull’organismo.

Effetti negativi dei grassi cattivi

Riepilogando, un eccesso di grassi saturi e trans può portare a:

  • aumento del rischio di aterosclerosi,

  • maggior probabilità di infarto e ictus,

  • infiammazione cronica,

  • aumento di peso se associati a un eccesso calorico.

Come ridurre l’assunzione di grassi cattivi e privilegiare i buoni

Per migliorare la qualità dei grassi nella dieta è utile:

  • sostituire burro e strutto con olio extravergine di oliva,

  • preferire cotture al vapore, alla griglia o al forno invece delle fritture,

  • leggere le etichette per evitare ingredienti come “oli idrogenati” o “parzialmente idrogenati”,

  • consumare più frutta, verdura, cereali integrali e fonti di grassi buoni.

Una dieta ricca di fibre aiuta, inoltre, a ridurre l’assorbimento del colesterolo, contribuendo a un miglior profilo lipidico.

Integrare grassi buoni e ridurre i grassi cattivi rappresenta una strategia semplice ed efficace per migliorare la salute cardiovascolare e supportare il benessere generale.

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