Mangio poco ma non dimagrisco: perché ridurre le calorie non basta

mangio poco ma non dimagrisco, la spiegazione scientifica e come fare per dimagrire davvero
Mangio poco ma non dimagrisco: la risposta breve
Succede perché il corpo interpreta una forte riduzione calorica come una minaccia.
In risposta rallenta il metabolismo, conserva energia e difende le riserve di grasso.

Come fare per dimagrire basta solo mangiare meno? La risposta è no, questa cosa non funziona da circa un miliardo di anni. “Perché mangio poco e non dimagrisco?” Questo è il punto sul quale volevo attrarre l’attenzione del lettore che vuole sapere come fare per perdere peso.

Perché mangio poco ma non dimagrisco?

Il punto è che il ciclo accumulo > consumo > accumulo, quello che chiunque si approcci a una dieta impara a temere, ben lungi dall’essere un circolo vizioso, è quello che succede praticamente ovunque in natura.

Gli animali (e le piante) attraversano cicli stagionali di abbondanza. A questi seguono le carestie che impongono loro di accumulare riserve (nel grasso viscerale, nel bulbo, nel tubero, nelle radici) e quindi di impiegarle per superare i mesi di penuria alimentare.

Solo nella nostra specie, tra tutte l’unica a produrre il proprio cibo in quantità peraltro largamente eccedenti le proprie necessità, questi cicli di aumento di peso/diminuzione di peso hanno prodotto l’epidemia di obesità e le malattie cosiddette “del progresso”.

Obesità e sovrappeso colpiscono sempre più giovani (e donne) in Italia

L’obesità e il sovrappeso rappresentano oggi una delle sfide sanitarie più gravi per il nostro Paese. In Italia, sono oltre 23 milioni le persone adulte che vivono con un eccesso di peso. Ma ciò che preoccupa maggiormente è l’evoluzione generazionale del fenomeno. I giovani adulti nati nei primi anni Duemila risultano significativamente più colpiti rispetto alle generazioni precedenti.

I dati ISTAT 2025 mostrano che tra i 20-24enni, il 21,6% dei nati nei primi anni 2000 è in eccesso di peso, contro il 13,4% dei coetanei nati negli anni Sessanta. Il divario si fa ancora più marcato tra le giovani donne: il 17,4% delle nate tra il 2000 e il 2004 è in sovrappeso o obesa, a fronte del 9,0% delle nate tra il 1960 e il 1964.

In termini generali, l’incidenza dell’eccesso di peso è aumentata di 4 punti percentuali negli ultimi vent’anni, passando dal 42,6% nel 2003 al 46,9% nel 2024. L’obesità, nello stesso periodo, è cresciuta dal 9,0% all’11,8%, con un incremento relativo di circa il 30%.

Questi numeri confermano che l’eccesso di peso non è solo una questione individuale, ma un fenomeno strutturale, culturale e generazionale. Vediamo perché.

Il “corpo cassaforte”: perché accumula invece di consumare

Quando un organismo evolutivamente programmato per far tesoro di ogni possibile opportunità alimentare si trova all’improvviso in una condizione di surplus alimentare reagisce nell’unico modo che conosce, cioè comincia a ingrassare.

Naturalmente questa strategia si è sempre rivelata funzionale., non solo negli ultimi sei milioni di anni, da quando compaiono le prime forme di antropomorfe ominidi nostre antenate. Da parecchi miliardi di anni prima.

Le cause più comuni per cui mangio poco e non dimagrisco

Quanto segue vale in assenza di patologie specifiche e in condizioni di salute generale nella norma. Inoltre, avviene quando la riduzione delle calorie non è accompagna da un aumento di dispendio energetico.

  • Il corpo interpreta una forte riduzione calorica come una fase di carestia e attiva meccanismi di difesa.
  • Il metabolismo rallenta per risparmiare energia e far durare più a lungo le riserve accumulate.
  • I cicli ripetuti di dimagrimento e ingrassamento rafforzano la tendenza all’accumulo di grasso.
  • L’ambiente moderno offre molto cibo e pochi stimoli fisici, rendendo inefficace la sola restrizione alimentare.

Cosa succede al corpo quando mangi troppo poco

Quando la persona decide di riportare il proprio peso sotto controllo, prende la sua decisione. Si mette a dieta! Ma il suo organismo, che degli avvenimenti recenti della specie Homo sapiens non sa un bel niente, compreso il fatto che di cibo negli ultimi cinquant’anni ce n’è fin troppo, reagisce come se una carestia fosse alle porte.

Il suo organismo mette in atto tutta una serie di contromisure evolutive per risparmiare energia. Vuole contrastare la perdita di peso e far durare le scorte il più a lungo possibile.

Ecco che si innesca una vera e propria epidemia di obesità con persone che cominciano a prendere peso già nella prima infanzia.

Perché le diete ipocaloriche falliscono quasi sempre

Si va incontro al noto effetto-fisarmonica dei cicli di ingrassamento/ dimagrimento (effetto yo-yo) che continuano ad aumentare di peso dall’adolescenza in poi. Gli individui finiscono per diventare pazienti di medicina bariatrica, con livelli di obesità ormai ingestibili, se non con invasivi interventi di riduzione del tratto digerente e con una speranza di vita nettamente inferiore a causa delle molte patologie connesse allo stato infiammatorio costante e alla semplice presenza di vaste masse adipose che infiltrano organi e apparati.

Come fare per dimagrire quindi? Cosa ci insegna lo zoo

Ma come si è giunti a tanto? E perchè una contromisura apparentemente sensata  come una riduzione dell’apporto calorico da sola non è sufficiente a riportare il peso sotto controllo? In buona sostanza: perché le diete non funzionano? Per provare a rispondere posso posso parlarvi di leoni e di altri grandi felini.

Da circa mezzo secolo, quel che è successo alla nostra specie succede anche agli animali ospiti in zoo e bioparchi: leoni, tigri, leopardi in particolare sono afflitti da problemi di peso.

E la ragione è sostanzialmente la stessa per noi e per loro anche per l’animale vale l’assunto mangio poco e non dimagrisco e si verifica semplicemente sottolineando alcune evidenze. Gli animali nello zoo hanno la fortuna di avere molto cibo, troppo, e pochissime energie (fisiche) necessarie per procurarselo e ciò ha delle conseguenze.

Un buon criterio, che personalmente adotto quando mi capita per lavoro di dover valutare la qualità gestionale di un giardino zoologico è proprio valutare lo stato di forma dei grandi felini ospiti della struttura. Leoni obesi e sdraiati qua e là, sia pure all’interno di una struttura accogliente e suggestiva, sono invariabilmente indice di una gestione carente.

Si è scoperto, infatti, che non è sufficiente abbassare la quantità di calorie fornite agli animali durante i pasti. Se abbassate la quota di carne procapite i grandi felini risponderanno con un rallentamento comportamentale e metabolico, che in buona sostanza li renderà ancora più letargici e sonnacchiosi di quanto non siano già e, naturalmente, non perderanno un chilo.

Il caso dell’arricchimento ambientale: ecco come si è agito per far dimagrire gli animali

Le cose sono cambiate da quando è stato introdotto il concetto di “arricchimento ambientale” per gli animali degli zoo. In buona sostanza, invece di limitarsi a ridurre le razioni, si fa in modo che gli animali debbano lavorare per guadagnarsi la propria razione.

Per ogni specie l’attività deve essere coerente con le specifiche comportamentali, per cui leoni, ghepardi e altri carnivori saranno costretti a ottenere la coscia di una vacca appesa ad un argano che la mette in movimento, costringendo i felini a correre per afferrarla.

Orsi e panda dovranno ottenere la razione di frutta e carne rotolando dei ceppi cavi in cui sono stati praticati fori che distribuiscono pochi bocconi alla volta solo se vengono continuamente messi in movimento.

sedentarietà e aumento di peso sono correlate, è importante da sapere quando ci si chiede come fare per dimagrire e rispondere alla domanda perché mangio poco e non dimagrisco

In questo modo, da mezzo secolo, le popolazioni di animali selvatici ospitati nei giardini zoologici hanno ritrovato la forma fisica. Inoltre, si riproducono meglio e garantiscono un futuro alle specie a cui appartengono. Basta confrontare le tristi fotografie in bianco e nero di leoni sovrappeso dello zoo di Milano di inizio secolo con quelle delle popolazioni moderne.

Cosa fare se mangi poco e non dimagrisci, cosa avviene in natura…

Questo dovrebbe dirci parecchio sulla strada da intraprendere per migliorare anche la nostra condizione. E conferma che le diete da sole non bastano. Il percorso per il contenimento dell’epidemia di obesità occidentale passa attraverso il fitness.

Gli organismi pluricellulari compaiono sul pianeta circa un miliardo e mezzo di anni fa: le prime tracce fossili di organismi composti da più di una cellula datano a quel periodo. Un organismo pluricellulare, se è un eterotrofo, cioè se per sopravvivere non è in grado di sintetizzare molecole organiche a partire da molecole inorganiche, come le piante o le alghe, deve nutrirsi.

Da un miliardo e mezzo di anni, ma anche da prima, considerato che anche gli unicellulari hanno bisogno di assumere sostanze nutritive, la ricerca del cibo è stato il problema dei viventi eterotrofi più ancora della riproduzione sessuale. Trovare cibo è stato l’obiettivo primario di ogni forma di vita animale. Ma il cibo è scarso.

… e l’origine degli adipociti

Spesso distribuito in modo diseguale. quasi mai garantito in modo continuativo. Per questo è sempre stato necessario nutrirsi di tutto ciò che era disponibile al momento. Inoltre, è sempre stato importante fare scorte e saper gestire oculatamente i momenti di surplus alimentare, perché i momenti di abbondanza non durano.

Infine, per tale motivo, molto precocemente nella storia dell’evoluzione, gli organismi pluricellulari hanno delegato ad apposite popolazioni cellulari il compito di stoccaggio. Nascevano così gli adipociti negli animali e i vacuoli nelle piante.

La maggior parte delle specie animali, ma anche i vegetali, possiedono popolazioni cellulari che sono in grado di accumulare sostanze di riserva per i momenti difficili. Solitamente si tratta di cellule in grado di stoccare molecole ricche di energia chimica all’interno delle loro strutture, tali molecole cambiano da una specie all’altra e da un regno all’altro: i vegetali accumulano amidi e cellulose, molecole carboidrati che enormi, composte da centinaia di unità di zuccheri semplici, perché i vegetali non hanno la necessità di muoversi e mantenere leggeri i propri tessuti.

Gli animali, che invece devono muoversi, accumulano scorte sotto forma di lipidi e, limitatamente, di glicogeno.

Dimagrire davvero è possibile, ma come fare per avere successo? Serve un approccio sistemico

Abbiamo visto che ridurre le calorie non basta, mangio poco e non dimagrisco è naturale, non è una colpa. Le diete drastiche, oltre a fallire nel lungo periodo, attivano meccanismi evolutivi che rendono il dimagrimento ancora più difficile. Ma allora, come fare per dimagrire davvero?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i programmi più efficaci per la perdita di peso sono quelli che combinano dieta bilanciata, attività fisica regolare e sostegno comportamentale.

Non solo: la letteratura scientifica mostra che la perdita di peso realmente sostenibile è modesta ma costante, tra il 5% e il 10% del peso corporeo iniziale nell’arco di 6–12 mesi.

Può sembrare poco, ma è clinicamente rilevante. Una riduzione del peso del 5–10% comporta miglioramenti significativi nei livelli di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, rischio cardiovascolare e qualità della vita generale.

E la vera sfida poi non è mangio poco e dimagrisco ma come non riprendere peso. E qui entrano in gioco:

  • la continuità del movimento;

  • un contesto favorevole (ambiente sociale, familiare, urbano);

  • la motivazione sostenuta da metodo e supporto professionale.

Per questo dimagrire non è mai solo una questione di forza di volontà o autocontrollo, ma un processo che va capito, accompagnato, adattato.

 

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