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Un nuovo studio collega la capacità cardiorespiratoria della mamma ad alcuni ormoni del latte materno. La ricerca riguarda l’allattamento e apre nuove domande sul rapporto tra forma fisica e fisiologia materna. I benefici dell’attività fisica in gravidanza, invece, sono già alla base delle raccomandazioni sanitarie.
In pratica però emerge che uno stile di vita attivo, parallelamente alla salute della mamma, merita attenzione prima, durante e dopo la nascita. Tra i benefici dell’attività fisica in gravidanza rientrano un migliore controllo dell’aumento di peso e una riduzione del rischio di alcune complicanze, in assenza di controindicazioni. Per questo, un fitness consapevole in gravidanza, adattato alla persona e all’evoluzione della gestazione, può diventare parte del percorso di salute materna.
Ora una ricerca condotta in Norvegia aggiunge un tassello: la capacità cardiorespiratoria della donna è associata alle concentrazioni di due ormoni nel latte materno. Il recentissimo studio, disponibile sul portale Nature, riguarda donne che allattano. Offre così uno spunto per approfondire il ruolo della salute materna anche dopo il parto.
Fitness materno e latte: che cosa ha osservato lo studio?
I ricercatori della Norwegian University of Science and Technology, a Trondheim, hanno analizzato i dati di 149 donne che allattavano esclusivamente al seno. Hanno misurato la capacità cardiorespiratoria attraverso un test da sforzo e analizzato le concentrazioni di adiponectina e insulina nel latte.
La capacità cardiorespiratoria descrive quanto efficacemente cuore, polmoni e muscoli riescono a fornire e utilizzare ossigeno durante l’esercizio. Nello studio è stata valutata mediante il VO₂peak, cioè il picco di consumo di ossigeno raggiunto nel test.
Adiponectina e insulina sono ormoni coinvolti nella regolazione del metabolismo. Sono presenti anche nel latte materno, ma il significato delle loro diverse concentrazioni per lo sviluppo del bambino resta da chiarire.
I risultati su adiponectina e insulina
Una maggiore capacità cardiorespiratoria era associata a concentrazioni più basse di adiponectina nel latte. L’associazione rimaneva significativa dopo aver considerato indice di massa corporea, massa grassa, grasso viscerale e settimane trascorse dal parto.
Anche l’insulina mostrava un’associazione inversa con la capacità cardiorespiratoria dopo la correzione per l’indice di massa corporea. Tuttavia, il risultato non rimaneva statisticamente significativo aggiungendo gli altri fattori all’analisi.
Questa differenza conta: suggerisce che composizione corporea e fase dell’allattamento possano contribuire alla relazione osservata per l’insulina.
Perché non possiamo parlare di un latte “migliore”
Lo studio è trasversale: fotografa una relazione, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Inoltre, non ha valutato gli esiti di salute dei bambini né misurato la forma fisica delle partecipanti prima o durante la gravidanza.
Perciò, concentrazioni più basse di questi ormoni non equivalgono automaticamente a un latte più sano. Gli stessi autori considerano i risultati un punto di partenza per nuove ricerche.
Secondo gli autori, questi risultati fanno progredire la comprensione di come la salute cardiometabolica materna influenzi la composizione del latte umano.
Suggeriscono, inoltre, che migliorare la capacità cardiorespiratoria possa influenzare l’ambiente ormonale a cui è esposto il bambino allattato al seno.
Sono ora necessari studi longitudinali e di intervento per determinare se migliorare il fitness materno nel periodo successivo al parto possa modulare in modo benefico i profili ormonali del latte e sostenere la salute metabolica sia della madre sia del bambino.
Attività fisica in gravidanza: quali benefici sono documentati?
Il collegamento con la gestazione parte dalle evidenze già disponibili. Come ricorda il progetto HEBE dell’Università degli Studi di Milano (focalizzato su stili di vita orientati a migliorare la salute) la gravidanza rappresenta un’occasione per favorire abitudini salutari, dall’alimentazione al movimento regolare. In assenza di controindicazioni, l’attività fisica in gravidanza può offrire i seguenti benefici:
- limitare l’eccessivo aumento di peso durante la gravidanza;
- diminuire il rischio di diabete gestazionale e disturbi ipertensivi, compresa la preeclampsia;
- ridurre la probabilità di parto cesareo;
- sostenere la forma fisica e il benessere psicologico della donna.
HEBE richiama anche il ruolo della placenta: l’esercizio può indurre adattamenti metabolici che interessano la disponibilità dei nutrienti e i loro trasportatori placentari.
Fitness consapevole in gravidanza e allattamento: quanto movimento fare?
Le raccomandazioni OMS, riportate dall’Istituto Superiore di Sanità su EpiCentro, indicano per le donne in gravidanza e nel post partum, in assenza di controindicazioni, almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica a intensità moderata. Suggeriscono, inoltre, di includere attività aerobiche diverse ed esercizi di rafforzamento muscolare.
I minuti possono essere distribuiti nella settimana e suddivisi in sessioni più brevi. Chi parte da una condizione di sedentarietà può iniziare gradualmente, secondo le indicazioni dei professionisti sanitari che seguono la gravidanza.
Per orientarsi sull’intensità moderata, un riferimento pratico è il test della conversazione: il respiro accelera, ma si riesce ancora a parlare. La difficoltà a conversare segnala che lo sforzo sta diventando più intenso.
Fitness per donne in gravidanza: il programma va adattato
Camminata, nuoto e attività aerobiche a basso impatto possono essere opzioni utili. Anche l’allenamento della forza rientra nelle raccomandazioni, con esercizi e carichi adeguati.
Tuttavia, il programma deve considerare esperienza precedente, condizioni di salute e cambiamenti della gestazione. Un’attività abituale può richiedere modifiche. Iniziare un nuovo allenamento vigoroso richiede particolare cautela e un confronto sanitario.
Fitness consapevole in gravidanza significa quindi scegliere e adattare, osservando la risposta della donna all’esercizio. Può essere utile fare riferimento a un Personal Trainer capace di tradurre le indicazioni sanitarie in un lavoro motorio appropriato e di riconoscere i limiti del proprio ruolo.
Cosa deve sapere il professionista
L’attività fisica offre molteplici benefici sia durante la gravidanza sia nel post partum e allattamento.
- Lo studio riguarda l’allattamento: ha osservato 149 donne, senza misurare il loro fitness durante la gestazione.
- Un’associazione non dimostra un beneficio: le differenze ormonali nel latte non consentono di prevedere la salute del bambino.
- Il movimento in gravidanza ha benefici documentati: le raccomandazioni indicano almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata, in assenza di controindicazioni.
- Il programma richiede competenza: esercizi, intensità e posizioni devono essere adattati alla donna e alle indicazioni sanitarie.
Accompagnare la donna richiede una preparazione ampia
La gravidanza mette in relazione fisiologia, metabolismo, movimento e benessere. Per il Personal Trainer, accompagnare una donna in questa fase richiede capacità di adattamento, lettura delle evidenze e collaborazione con i professionisti sanitari.
I corsi ISSA Europe offrono una preparazione ampia e approfondita, attraverso diversi ambiti del fitness e dell’esercizio. Un percorso per sviluppare le competenze con cui comprendere i bisogni della persona e costruire programmi consapevoli, nel rispetto del proprio ruolo professionale.
Revisione e supervisione editoriale: Barbara Arianna Borelli

