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Il dolore alla spalla è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più frequenti nella popolazione adulta. Può comparire dopo uno sforzo, durante l’attività sportiva oppure semplicemente dopo molte ore trascorse davanti al computer. In alcuni casi si risolve spontaneamente, in altri può diventare così limitante da rendere difficili anche i gesti più semplici della vita quotidiana.
Il problema è che il dolore viene spesso sottovalutato oppure affrontato nel modo sbagliato. C’è chi interrompe completamente qualsiasi attività fisica per paura di peggiorare la situazione e chi, al contrario, continua ad allenarsi ignorando segnali che meriterebbero un approfondimento clinico. Nel frattempo il web propone rimedi rapidi, impacchi, esercizi “miracolosi” e autodiagnosi che raramente aiutano a risolvere davvero il problema.
Per capire quando un dolore alla spalla è semplicemente un episodio occasionale e quando invece può nascondere una condizione più importante, abbiamo intervistato Marco Casano, fisioterapista e osteopata, affrontando le domande e le perplessità più diffuse.
Dolore alla spalla: quando è normale e quando bisogna preoccuparsi?
Non tutti i dolori alla spalla hanno lo stesso significato. Un fastidio occasionale dopo una mossa insolita o una giornata particolarmente intensa non rappresenta necessariamente un problema. Diverso è il caso in cui il dolore diventi ricorrente oppure inizi a limitare i movimenti quotidiani. Come spiega il nostro esperto, il primo elemento da osservare non è tanto l’intensità del dolore, quanto la perdita di funzionalità.
“Bisogna cominciare a preoccuparsi – spiega Casano – quando il dolore diventa importante dal punto di vista dell’esecuzione delle attività della vita quotidiana. Se compare occasionalmente dopo posture mantenute a lungo non è necessariamente preoccupante. Se invece diventa quotidiano e inibisce movimenti ordinari, allora è opportuno iniziare un percorso diagnostico”.
I movimenti che possono indicare un problema alla spalla
Molte persone digitano su Google frasi come: dolore alla spalla quando porto il braccio dietro alla schiena, dolore quando alzo il braccio, non riesco più a sollevare il braccio sopra la testa. Non si tratta di semplici curiosità. Sono gesti che possono fornire indicazioni molto utili.
Secondo il fisioterapista, alcuni gesti quotidiani rappresentano dei veri e propri “test funzionali”. Se diventano difficili o impossibili, il problema merita attenzione. Tra questi troviamo, per esempio, riporre un piatto nello scolapiatti, prendere un oggetto da uno scaffale alto, appendere un cappotto, pettinarsi, allacciarsi il reggiseno o, in generale, portare il braccio dietro alla schiena per vestirsi.
Non sono esempi scelti a caso. Come spiega il fisioterapista, questi gesti coinvolgono due movimenti fondamentali della spalla. Riporre un oggetto sopra la testa richiede corrette elevazione ed extrarotazione, mentre portare il braccio dietro la schiena, ad esempio per allacciarsi il reggiseno, richiede adduzione e intrarotazione. Quando uno o entrambi questi movimenti risultano progressivamente limitati, il problema può assumere un significato clinico e merita una valutazione specialistica.
Quanto tempo aspettare prima di rivolgersi a uno specialista?
Uno degli errori più comuni consiste nello sperare che il dolore passi da solo per settimane o addirittura mesi.
“Se dopo dieci giorni o due settimane il dolore continua a limitare attività normali è bene iniziare un’analisi clinica” sottolinea Casano. Naturalmente non significa che ogni fastidio richieda una visita urgente.
Il punto è osservare l’evoluzione del disturbo. Se il dolore aumenta, compare sempre più spesso oppure limita progressivamente la mobilità della spalla, è consigliabile rivolgersi a un dottore
evitando diagnosi fai-da-te.
Dolore alla spalla: meglio ecografia o risonanza?
Dipende, prima di tutto, dalla valutazione clinica. Il percorso corretto, spiega il fisioterapista, parte sempre dall’esame obiettivo effettuato da un medico, attraverso test specifici che permettono di orientare la diagnosi. Successivamente possono essere richiesti gli esami strumentali più appropriati.
La radiografia (RX) permette soprattutto di valutare le strutture ossee, mentre l’ecografia consente di osservare tendini e altri tessuti molli. La risonanza magnetica, invece, rappresenta un esame di secondo livello e viene generalmente riservata alle situazioni più complesse o quando la valutazione clinica fa sospettare patologie più importanti.
Per questo motivo chiedersi se sia meglio ecografia o risonanza è, in un certo senso, la domanda sbagliata. Sarà il professionista a indicare l’esame più utile in base ai sintomi e ai risultati della visita.
Perché molte persone smettono di muoversi appena compare il dolore?
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’intervista riguarda la cosiddetta kinesiofobia, cioè la paura del movimento.
Molte persone, appena avvertono un piccolo dolore alla spalla, smettono completamente di allenarsi. In realtà questa scelta non sempre rappresenta la soluzione migliore. Questa reazione è molto comune, soprattutto nelle persone che hanno già avuto episodi dolorosi. In realtà la palestra offre un grande vantaggio: permette di adattare praticamente ogni esercizio alle condizioni della persona.
“L’esercizio può essere modulato modificando velocità di esecuzione, ampiezza, quantità di carico e piano di movimento. In questo modo spesso è possibile continuare ad allenarsi senza dolore, evitando che la paura porti alla completa inattività” specifica Casano.
Naturalmente tutto questo richiede competenze specifiche. Il dialogo tra sanitario e Personal Trainer rappresenta spesso la soluzione migliore per consentire alla persona di proseguire il percorso di allenamento in sicurezza.
Dolore alla spalla dopo uno sforzo: bisogna interrompere l’attività fisica?
Un altro dubbio molto frequente riguarda il dolore alla spalla dopo uno sforzo, soprattutto dopo un allenamento in palestra o dopo aver praticato sport come tennis, padel, basket o arrampicata.
La risposta non è sempre quella che ci si aspetta. Un lieve fastidio comparso dopo un esercizio non significa automaticamente che sia necessario interrompere qualsiasi attività. Anzi, in molti casi fermarsi completamente può non essere la scelta migliore. Secondo il fisioterapista, bisogna innanzitutto capire quando compare il dolore e come si manifesta.
“Ci si preoccupa – prosegue Casano – meno quando il piccolo dolore compare soltanto a fine corsa del movimento, per esempio durante una lat machine eseguita troppo velocemente o una panca effettuata senza controllo. Se la funzione rimane conservata e il dolore è lieve, il primo passo è correggere lo schema motorio, la velocità di esecuzione e l’ampiezza del gesto. Così facendo, se il fastidio rientra, non è necessario interrompere l’attività. Se invece persiste, si procede indagando il problema”.
In altre parole, il dolore non deve essere ignorato, ma neppure interpretato automaticamente come un segnale che impone il riposo assoluto.
Il problema non è sempre l’esercizio, ma come viene eseguito, l’esempio dei movimenti overhead
Nell’allenamento della parte superiore del corpo vengono spesso chiamati in causa i cosiddetti movimenti overhead, cioè quelli eseguiti con il braccio al di sopra della testa. Per anni questi esercizi sono stati considerati da molti “pericolosi” per la spalla. In realtà il problema è molto più complesso.
Come afferma l’intervistato, non è l’overhead in sé a essere dannoso, ma il modo in cui viene eseguito. “I movimenti overhead diventano problematici quando vengono eseguiti con angoli poco favorevoli. Sul piano scapolare risultano generalmente meno irritanti rispetto all’abduzione pura, permettendo di mantenere la funzionalità della spalla riducendo lo stress sulle strutture tendinee”.
In pratica, la traiettoria con cui si solleva il braccio può fare una grande differenza. Modificare il piano di esecuzione, quando necessario, permette spesso di ridurre lo stress sui tendini della spalla senza rinunciare all’esercizio.
Questo è un concetto importante anche in ottica preventiva. Riuscire a portare il braccio sopra la testa significa poter svolgere normalmente numerose attività quotidiane: riporre un oggetto su uno scaffale, sistemare un bagaglio nel portapacchi dell’auto o appendere qualcosa. L’obiettivo, quindi, non dovrebbe essere eliminare questi movimenti, ma imparare a eseguirli correttamente.
Cause comuni di dolore alla spalla
Le cause più comuni del dolore alla spalla possono essere molto diverse tra loro. Tuttavia, secondo il fisioterapista, nella pratica clinica è possibile ricondurre gran parte dei casi a due grandi categorie.
La prima è rappresentata dall’eccesso di staticità. Chi trascorre molte ore davanti al computer tende infatti ad assumere posture mantenute nel tempo che possono aumentare il carico sulle strutture della spalla. La posizione del mouse, la protrazione delle spalle, l’intrarotazione dell’omero e il mantenimento prolungato della stessa postura rappresentano tutti fattori potenzialmente irritanti.
All’estremo opposto troviamo invece l’eccesso di attività. Allenamenti troppo intensi, carichi gestiti in modo scorretto o attività sportive ripetitive che prevedono frequenti movimenti sopra la testa possono favorire la comparsa del dolore se non vengono programmati e gestiti correttamente.
Secondo l’esperto, il problema non riguarda soltanto la palestra. Anche discipline come tennis e padel, per esempio, richiedono una buona preparazione muscolare e una corretta tecnica di esecuzione. Se praticate senza una progressione adeguata, soprattutto da chi conduce una vita sedentaria durante la settimana, possono aumentare il rischio di sovraccarico della spalla.
Dolore alla spalla destra: perché è così frequente?
Molte persone riferiscono un dolore alla spalla destra, soprattutto quando alzano il braccio. Non è un caso. Nella maggior parte delle persone la spalla destra coincide con l’arto dominante ed è quindi quella maggiormente coinvolta sia nelle attività lavorative sia nei gesti quotidiani.
L’utilizzo continuo del mouse, i movimenti ripetitivi, il trasporto di carichi e l’attività sportiva possono determinare un accumulo di stress maggiore rispetto alla spalla controlaterale.
Come ricorda il fisioterapista, quando il dolore compare soltanto occasionalmente può essere il risultato di una temporanea irritazione dovuta a una postura mantenuta troppo a lungo o a un gesto tecnico non corretto. Se però gli episodi diventano frequenti oppure il dolore limita progressivamente i movimenti, è opportuno approfondire la situazione.
Come curare il dolore alla spalla
Quando compare un dolore alla spalla, la tentazione di cercare una soluzione rapida è comprensibile. Misurandosi con il passaparola e sempre più spesso con l’online, ci si imbatte in consigli di ogni tipo: impacchi, pomate, esercizi fai da te o rimedi “miracolosi”. Tuttavia, il primo passo dovrebbe essere un altro. Secondo Casano, la terapia dipende innanzitutto dalla causa del problema. Per questo motivo è fondamentale partire da dagli esami specialistici.
Nel frattempo, un errore da evitare è interrompere completamente qualsiasi attività fisica per paura di peggiorare la situazione. Naturalmente questo approccio richiede la supervisione di professionisti qualificati affinché il programma di allenamento proceda in sicurezza.
Esercizi per alleviare il dolore alla spalla a casa: si possono fare?
Molti cercano esercizi da eseguire autonomamente sperando di risolvere il problema senza rivolgersi a uno specialista. Su questo punto Casano è molto prudente. “A casa, in realtà, senza il riferimento di una figura preparata è difficile poter fare qualcosa.”
Il motivo è semplice: il dolore alla spalla può avere origini molto diverse. Un esercizio utile in una situazione potrebbe rivelarsi inutile, o addirittura controproducente, in un’altra.
Secondo il fisioterapista, ciò che si può fare nell’immediato è intervenire sui fattori che spesso contribuiscono alla comparsa del dolore. Per esempio, chi trascorre molte ore al computer dovrebbe correggere la postura, regolare la posizione del mouse e degli appoggi ed evitare di mantenere la stessa posizione per tempi troppo lunghi.
Quando invece il problema è legato all’attività sportiva, è preferibile rivedere il programma di allenamento con un Personal Trainer, correggendo la tecnica di esecuzione e gli schemi di movimento piuttosto che affidarsi a esercizi trovati casualmente.
Dolore alla spalla: meglio caldo o freddo?
Anche in questo caso la risposta è meno semplice di quanto si possa pensare. Né il caldo né il freddo rappresentano una soluzione al problema, osserva Casano. “Il gelo, l’impacco freddo o caldo hanno poca utilità se non inseriti in un quadro riabilitativo molto più ampio che comprende attività fisica e riabilitazione. Rimangono comunque elementi accessori.”
Questo significa che un impacco può offrire un sollievo temporaneo, ma non sostituisce un percorso terapeutico quando il dolore dipende da alterazioni funzionali, tendinopatie o altre problematiche della spalla.
Spalla congelata: che cos’è e perché si sviluppa
Tra tutte le condizioni associate al dolore della spalla, la spalla congelata, secondo Marco Casano, è una delle più citate ma meno conosciute. Il termine medico è capsulite adesiva o frozen shoulder. Descrive una condizione nella quale la capsula articolare della spalla perde progressivamente elasticità.
Spiegandolo in termini semplici, Casano precisa: “La spalla congelata è, di fatto, una retrazione della capsula articolare, cioè del tessuto più profondo dell’articolazione della spalla.”
La spalla congelata nasce davvero all’improvviso?
Nella maggior parte dei casi, no. Secondo il fisioterapista, la spalla congelata rappresenta spesso l’evoluzione di un problema trascurato.
Generalmente il percorso inizia con una tendinopatia della cuffia dei rotatori. Per evitare il dolore, la persona tende progressivamente a utilizzare sempre meno la spalla, mantenendola vicina al corpo in una posizione di protezione. Con il passare del tempo questa riduzione del movimento favorisce una progressiva retrazione della capsula articolare, che limita ulteriormente la mobilità della spalla. Casano sottolinea, inoltre, che la capsulite adesiva è quasi sempre accompagnata da alterazioni tendinee già presenti.
Accanto ai fattori meccanici esistono anche fattori metabolici. Per esempio, la spalla congelata è più frequente nelle persone con diabete, probabilmente a causa delle alterazioni del microcircolo e dei tessuti articolari associate alla malattia.
Come si cura la spalla congelata?
Il trattamento varia in base alla fase della malattia. Casano descrive tre momenti principali.
Nella fase iniziale, caratterizzata da dolore intenso e marcata difficoltà nei movimenti, il trattamento è prevalentemente medico e può prevedere farmaci antinfiammatori, corticosteroidi o infiltrazioni, secondo indicazione dello specialista.
Successivamente, durante la fase in cui la mobilità si riduce progressivamente, assume un ruolo centrale la riabilitazione, con l’obiettivo di limitare la perdita di funzionalità della spalla e recuperarla gradualmente.
Infine, nella fase di recupero, il percorso riabilitativo viene progressivamente affiancato dal ritorno all’attività fisica.
Come sottolinea Casano, avere una spalla congelata non significa necessariamente interrompere completamente l’allenamento. Durante il periodo più acuto sarà inevitabile limitare il lavoro dell’arto superiore, ma è comunque possibile continuare ad allenare altre parti del corpo, come gli arti inferiori e il core, riprendendo gradualmente gli esercizi per la spalla quando la situazione clinica lo consente.
Prevenire il dolore alla spalla: il movimento è parte della soluzione
Dall’intervista emerge un messaggio chiaro. Nella maggior parte dei casi il problema non è il movimento, ma l’assenza di una corretta programmazione o, d’altra parte, l’immobilità.
Niente deve essere demonizzato. L’attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per mantenere una spalla efficiente, purché sia eseguita con tecnica corretta, carichi adeguati e tempi di recupero sufficienti.
Per questo motivo, prima di iniziare un nuovo sport o un programma di allenamento particolarmente impegnativo, può essere utile una valutazione biomeccanica può aiutare a individuare eventuali limitazioni funzionali e correggerle prima che si trasformino in un problema. È così possibile impostare un percorso realmente adatto alle caratteristiche della persona.
In presenza di un dolore persistente, una diagnosi precoce consente spesso di intervenire prima che il problema si trasformi in una limitazione funzionale più importante, come può accadere nel caso della spalla congelata.

