Dolore all’anca: cause, postura e movimento. Perché anca e ginocchio vanno sempre valutati insieme

tutti i significati del dolore all'anca che sia a destra o sinistra e come affrontarli dal punto di vista dell'osteopatia e del movimento. Cose da fare e non fare

Il dolore all’anca è un disturbo molto diffuso che può comparire in diverse situazioni: dopo attività fisica, durante la camminata, a riposo oppure dopo molte ore passate seduti. Spesso però si pensa all’anca come a un problema isolato, quando in realtà questa articolazione fa parte di un sistema molto più ampio che coinvolge bacino, colonna lombare, ginocchia e appoggio del piede.

Proprio per questo, nel workshop ISSA Europe sull’arto inferiore dedicato a anca e ginocchio, due articolazioni vengono studiate insieme. A caviglia e piede è poi dedicato l’appuntamento successivo. Tutto questo fa parte della stessa catena funzionale e i problemi di una parte possono facilmente influenzare l’altra. Questo principio, naturalmente, non riguarda soltanto l’arto inferiore ma l’intero corpo. Le diverse strutture muscolo-scheletriche lavorano in relazione tra loro e le disfunzioni di un distretto possono riflettersi su altri segmenti della catena cinetica. Proprio per questo il percorso formativo di ISSA Europe dedicato al Fitness Posturale® affronta in modo progressivo le principali aree del corpo, integrando anche il modulo di analisi posturale utile per la valutazione e la programmazione dell’allenamento.

Per capire meglio cause, meccanismi e soluzioni inerenti al dolore all’anca, abbiamo raccolto il punto di vista di due professionisti del movimento e della postura: Dario Crippa, Personal Trainer specializzato in fitness posturale, e Cornelio Gurgu, Osteopata e Personal Trainer.

Dolore anca: quali sono le 2 cause più frequenti

Le cause del dolore all’anca possono essere diverse, ma molto spesso sono legate a due fattori principali:

  • dolore associato a infiammazione,

  • riduzione del movimento dell’articolazione.

Come spiega Dario Crippa “queste due condizioni sono associate determinando una riduzione del range di mobilità dell’anca. Possono essere legate a infiammazioni oppure a condizioni degenerative croniche, come l’artrosi”.

Dal punto di vista osteopatico, Cornelio Gurgu ribadisce che il dolore raramente nasce solo dall’anca.

Nella pratica, infatti, si osservano spesso:

  • limitazioni di mobilità della coxo-femorale,

  • sovraccarico del comparto gluteo,

  • alterazioni dell’equilibrio lombo-pelvico.

In molti casi l’anca diventa semplicemente il punto in cui il corpo manifesta un adattamento. Tale adattamento, concretamente, per esempio, compensa rigidità lombari, disfunzioni sacro-iliache o alterazioni dell’appoggio del piede.

Un esempio tipico riguarda le persone che lavorano molte ore sedute. La posizione prolungata in flessione riduce la capacità di estensione dell’anca così come di attivare i glutei. Quando si torna a muoversi di più o si inizia ad allenarsi, l’articolazione può andare incontro a sovraccarico.

Nello specifico, afferma Gurgu: “nel tempo si altera l’equilibrio tra mobilità e stabilità, con aumento del carico laterale o anteriore sull’articolazione”.

Dolore anca sinistra o destra: cambia qualcosa?

Molte persone lamentano dolore nello specifico all’anca sinistra o destra, spesso associato ai muscoli glutei della stessa parte.

Dal punto di vista biomeccanico, però, non esiste un lato più soggetto a problemi in assoluto.

Quello che cambia è lo schema posturale individuale.

Come spiega Crippa: “Se nel tempo carico sempre di più su una gamba, è più facile che faccia male l’anca da quella parte. Tendenzialmente quando si sta fermi in piedi si è sempre appoggiati più su una gamba”. È naturale, ma questo sovraccarico nel tempo può generare stress meccanico, infiammazione e dolore.

A volte accade anche il contrario: si tende a spostare il peso sul lato opposto per compensare un dolore già presente. “Ci sono due meccanismi compensativi: o mi accomodo sul lato più forte, oppure scappo sul lato opposto perché da quello dolente mi sento meno sicuro.”

La risposta dell’Osteopata

Anche secondo Gurgu la distribuzione dei carichi dipende da diversi fattori:

  • dominanza motoria,

  • appoggi plantari,

  • rotazioni del bacino,

  • compensi della colonna lombare.

In pratica, il lato dolente può coincidere con quello dominante, con quello che sostiene maggiormente il carico statico oppure con quello che compensa una restrizione controlaterale. Dominanza, appoggi plantari, rotazioni pelviche e adattamenti lombari incidono molto nella distribuzione dei carichi.

“È interessante inoltre osservare – continua Gurgu – come il comparto viscerale possa influenzare la biomeccanica pelvica. Condizioni di distensione gastrica, tensioni del comparto addominale superiore o alterazioni del tono diaframmatico possono modificare l’equilibrio pressorio e fasciale anteriore, generando adattamenti lombo-pelvici che nel tempo si manifestano come dolore laterale d’anca”.

Un esempio interessante, d’altra parte, riguarda distorsioni di caviglia o altre problematiche passate del resto dell’arto inferore. Anche a distanza di anni una lieve asimmetria dell’appoggio può modificare la rotazione del bacino e portare dolore all’anca opposta.

Dolore all’anca e gluteo: il ruolo del piriforme

Molto spesso quello che viene percepito come dolore all’anca in realtà nasce dalle strutture muscolari che la circondano.

In particolare secondo Gurgu:

  • gluteo medio,

  • gluteo minimo,

  • muscolo piriforme.

Il gluteo medio, spiega Gurgu, è il principale stabilizzatore del bacino quando siamo in appoggio su una sola gamba, come durante la camminata o la corsa. Se questo muscolo lavora in modo inefficiente, per debolezza o scarsa coordinazione, aumenta lo stress sulle strutture dell’anca.

Come sottolinea Crippa: L’intera struttura muscolare del bacino, inclusi i glutei, ha una grandissima influenza sul comportamento dell’articolazione dell’anca. Una grande rigidità di questi muscoli può comportare problemi.”

In molti casi, praticamente, il piriforme non è realmente infiammato ma semplicemente iperattivo. Cerca, infatti, di compensare uno squilibrio dei glutei o una disfunzione sacro-iliaca.

Dolore all’anca da postura

La postura ha un impatto importante sul dolore all’anca, soprattutto nelle persone che trascorrono molte ore sedute.

La posizione prolungata in flessione può portare a:

  • riduzione dell’estensione dell’anca.

  • rigidità dei flessori.

  • minore attivazione dei glutei.

Nel tempo questo altera l’equilibrio tra mobilità e stabilità, aumentando il carico su alcune zone dell’articolazione.

Come precisa Gurgu, tuttavia, non è la postura in sé a creare il disagio: “Il problema nasce quando uno stesso schema viene ripetuto a lungo senza sufficiente variabilità e controllo.”

Anche negli allenamenti possono emergere squilibri se si aumenta il carico troppo velocemente o senza un adeguato controllo neuromuscolare.

Dolore anca dopo corsa o camminata

Il dolore all’anca dopo la corsa o la camminata è spesso legato alla gestione del carico.

La corsa, in particolare, è un’attività ad alto impatto: l’anca lavora continuamente in appoggio monopodalico.

“È frequente osservare runner – sottolinea Gurgu – che aumentano rapidamente i chilometri settimanali senza un adeguato lavoro di stabilità laterale. Il gluteo medio non controlla correttamente il bacino in appoggio monopodalico e compare dolore laterale all’anca, spesso interpretato come problema articolare”.

Se la stabilità laterale non è sufficiente, possono comparire:

  • sovraccarichi del comparto trocanterico,

  • tendinopatie glutee,

  • stress articolare.

Secondo Crippa, quando il dolore compare dopo attività sportiva può essere presente anche una componente infiammatoria più profonda. “Quando il dolore compare dopo attività come la corsa, spesso è legato a processi infiammatori o degenerativi, come l’artrosi, che coinvolgono la componente ossea dell’articolazione.”

Dolore all’anca a riposo

Diversa è la situazione quando il dolore all’anca compare a riposo o durante movimenti molto leggeri.

In questi casi può trattarsi più spesso di infiammazioni dei tessuti molli, come:

  • tendiniti,

  • infiammazioni muscolari,

  • irritazioni delle strutture periarticolari.

Crippa spiega che in queste situazioni il dolore è più evidente proprio quando i muscoli sono rilassati. “Quando c’è tensione muscolare, infatti, il fastidio si sente meno. Quando invece i muscoli sono più rilassati e l’articolazione si muove liberamente, si percepisce di più l’infiammazione dei tessuti molli.”

Se il dolore è persistente o compare anche di notte, è comunque fondamentale un inquadramento medico corretto.

Quale specialista consultare

Quando compare un dolore all’anca, il primo passo dovrebbe essere sempre una valutazione medica, soprattutto se il dolore è intenso o persistente.

Come sottolinea Crippa: “La prima persona a cui rivolgersi è lo specialista medico. Servono immagini diagnostiche: non si può indovinare.”

Dopo una diagnosi corretta, il lavoro può coinvolgere diversi professionisti:

Una volta escluse patologie specifiche, diventa molto utile anche una valutazione posturale globale, che analizzi l’intero arto inferiore.

Cosa evitare in caso di dolore all’anca

Quando è presente un dolore all’anca, alcune attività possono peggiorare il problema.

Secondo Crippa è opportuno evitare carichi elevati in catena cinetica chiusa, come: squat e stacchi da terra.

Di contro, in queste situazioni può essere più utile lavorare su:

  • mobilità dell’anca,

  • stretching mirato,

  • riequilibrio dei carichi.

Un elemento importante da valutare è, infatti, la distribuzione del peso tra le due gambe.

Questo può emergere per esempio osservando:

  • il consumo delle scarpe,

  • l’equilibrio su una tavoletta propriocettiva,

  • i dati di una pedana stabilometrica.

Se emerge una forte asimmetria, il lavoro motorio può aiutare a modificare l’appoggio e ridistribuire i carichi.

Perché anca e ginocchio vanno studiati insieme

Nel progetto formativo ISSA Europe anca e ginocchio vengono trattati nello stesso workshop perché fanno parte della stessa catena funzionale.

L’anca è l’articolazione prossimale di controllo, mentre il ginocchio è quella intermedia di trasmissione del carico.

Quando l’anca perde stabilità o mobilità, il ginocchio tende a compensare.

Un esempio classico è il valgismo dinamico durante lo squat. Il ginocchio collassa verso l’interno perché l’anca non riesce a controllare correttamente il movimento.

In questi casi il dolore può comparire al ginocchio, ma la causa primaria è un deficit di controllo dell’anca.

Per questo motivo, valutare le articolazioni insieme permette di intervenire sulla causa del problema e non solo sul sintomo.

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FAQ – Domande frequenti sul dolore anca

Il dolore anca può dipendere dalla postura?
Sì. Posture mantenute a lungo, sedentarietà o squilibri muscolari possono alterare il lavoro dell’articolazione e favorire dolore o infiammazione.
Quando il dolore anca deve essere valutato da un medico?
Se il dolore è persistente, compare anche a riposo o durante la notte, oppure limita i movimenti quotidiani, è consigliata una valutazione medica.

Articolo realizzato con il contributo di Dario Crippa, Personal Trainer specializzato in fitness posturale, e Cornelio Gurgu, Osteopata e Personal Trainer.

Uno sguardo simbolico: il significato dell’anca secondo la Metamedicina

NDR – Nota della Redazione

Secondo l’approccio della Metamedicina e di alcune correnti psicosomatiche, l’anca rappresenta simbolicamente l’articolazione della determinazione e del movimento in avanti. Dal punto di vista anatomico, l’anca collega il bacino agli arti inferiori e rende possibile il passo e lo spostamento: per questo, in chiave simbolica, viene associata alla capacità di procedere nella propria direzione e sostenere le proprie scelte e decisioni.

In questa prospettiva, eventuali disagi o tensioni a livello dell’anca possono essere messi in relazione anche con alcune dinamiche emotive, come per esempio:

  • difficoltà ad andare avanti: quando si prova esitazione o timore nel prendere decisioni importanti;
  • situazioni di opposizione o costrizione: quando ci si sente obbligati a fare qualcosa contro la propria volontà;
  • bisogno di stabilità e sostegno: quando si percepisce una mancanza di basi solide o di sicurezza nel proprio percorso personale.

Alcune interpretazioni psicosomatiche considerano anche la lateralità dell’articolazione (anca destra e sinistra).

Anca destra: più collegata alla dimensione razionale, lavorativa o al rapporto con figure di riferimento maschili (inclusa quella paterna); può riflettere difficoltà legate alla realizzazione concreta dei propri progetti.

Anca sinistra: più associata alla sfera affettiva, creativa o al rapporto con figure di riferimento femminili, madre compresa. Può essere messa in relazione con aspetti emotivi, la sensibilità individuale o con l’espressione dei propri desideri più profondi.

Queste letture simboliche non sostituiscono ovviamente le valutazioni cliniche o biomeccaniche, ma rappresentano uno spunto di riflessione complementare sul rapporto tra corpo, emozioni e movimento.

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