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Festeggiando i suoi settant’anni, nel giugno scorso, Tom Platz racconta su Instagram con semplicità di non aver mai dato per scontato questo traguardo. È grato per il percorso compiuto, per ciò che ha costruito e per aver potuto dedicare la propria vita al fitness e all’allenamento della forza, diventando nel tempo un riferimento assoluto. Tom Platz, infatti, è famoso non solo per le sue celebri gambe, ma per un’intera visione del movimento sotto carico.
Dopo Fred Hatfield, Michael Colgan e Carmelo Bosco, raccontare di Tom Platz significa andare oltre l’icona del bodybuilding estremo e delle gambe più impressionanti della storia, per riconoscere il valore di un approccio che ha trasformato l’ipertrofia muscolare in una disciplina di precisione biomeccanica. Vuol dire, inoltre, riconoscergli di aver anticipato molti dei principi che oggi si associano al controllo posturale, alla qualità del gesto e alla sostenibilità dell’allenamento nel tempo.
Platz non è stato soltanto un campione, ma un interprete lucido del gesto atletico: un atleta che ha compreso come la forza non sia mai separata dall’organizzazione del corpo e come l’estetica di alto livello sia spesso la conseguenza di una struttura che funziona correttamente.
La sua vera eredità, appunto, non è estetica, ma metodologica: un modo di concepire l’allenamento come dialogo continuo tra meccanica articolare, controllo posturale e adattamento muscolare.
Oltre il bodybuilding: l’ipertrofia come fenomeno neuromeccanico
Negli anni ’70 e ’80, il bodybuilding era spesso associato a schemi rigidi, volumi elevati e una visione muscolo-centrica, poco attenta al movimento. Platz, nato nel 1955 e vincitore del suo primo titolo nel 1978, rompe questo paradigma dall’interno. La sua ossessione non è il carico in sé, ma come il carico attraversa il corpo.
Nei suoi squat leggendari, spesso eseguiti con alte ripetizioni e carichi importanti, emergono già concetti che oggi definiremmo fondamentali nel fitness posturale:
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controllo dell’assetto del bacino,
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gestione della curva lombare sotto fatica,
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allineamento piede–ginocchio–anca,
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capacità di mantenere coerenza tra respirazione, stabilità e produzione di forza.
Per Platz, il muscolo non lavora mai isolato: è sempre inserito in una catena.
La postura come prerequisito della forza
Uno degli aspetti più moderni del pensiero di Tom Platz è la sua attenzione quasi maniacale alla posizione. Non esiste “ripetizione efficace” se l’assetto corporeo collassa.
Molto prima che si parlasse diffusamente di: core stability, controllo motorio, pattern fondamentali, Platz applicava sul campo un principio semplice e potentissimo. Nelle interviste e nei suoi seminari ha spesso affermato che la qualità della postura determina la qualità dello stimolo.
Questo lo porta a utilizzare:
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range of motion completi,
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traiettorie articolari coerenti,
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tempi sotto tensione controllati.
L’ipertrofia diventa così il risultato di un movimento organizzato, non di una semplice accumulazione di stress.
Gambe e squat secondo Tom Platz, catene cinetiche e intelligenza articolare
Lo squat di Tom Platz è spesso citato come simbolo di estremismo allenante. Riletto oggi, alla luce delle conoscenze biomeccaniche sul gesto (quali, per esempio, quelle di McGill sui Low Back Disorders), appare piuttosto come un vero laboratorio di controllo articolare e organizzazione del movimento sotto carico.
Analizzandolo con occhi moderni, emergono elementi chiave:
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profonda mobilità di caviglia e anca,
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stabilità attiva del rachide,
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distribuzione ottimale delle forze lungo la catena posteriore e anteriore,
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integrazione tra sistema nervoso e sistema muscolo-scheletrico.
È un esempio perfetto di come forza, postura e coordinazione non siano compartimenti stagni, ma parti dello stesso sistema.
Tom Platz gambe e non solo: un workout che anticipa il presente
Molti concetti oggi centrali nel fitness evoluto erano già presenti, in forma embrionale ma concreta, nella pratica di Platz:
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allenamento funzionale (prima che fosse una moda),
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centralità del gesto,
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rispetto dell’anatomia individuale,
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adattamento progressivo e consapevole.
Il suo approccio dimostra che l’estetica di alto livello nasce da un corpo che funziona, non il contrario. Un messaggio estremamente attuale in un’epoca in cui il confine tra prestazione, salute e postura è riconosciuto come continuo.
L’eredità per il fitness posturale
Tom Platz non parlava di “fitness posturale” nel senso moderno del termine. Eppure, il suo lavoro ne incarna lo spirito più autentico. Allenare il corpo nel rispetto delle sue strutture, migliorando la capacità di produrre forza senza perdere controllo.
La sua lezione è chiara:
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la postura non è un esercizio,
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è una competenza,
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si costruisce sotto carico, nel movimento, nella fatica.
Ed è proprio questa visione sistemica che rende Platz una figura ancora oggi straordinariamente rilevante.
La visione di Platz è stata ripresa e valorizzata in ambiti formativi internazionali. Il suo approccio ha trovato spazio in contesti educativi orientati all’alta professionalizzazione del Personal Trainer. Non a caso, si fa riferimento tecnico e culturale a figure come quella di Platz nei percorsi formativi ISSA Europe.
Curiosità su Tom Platz e il suo allenamento per le gambe
Tom Platz è una leggenda del bodybuilding, noto come “The Quadfather” per le sue gambe mostruose, enormi tra le migliori di sempre, sviluppate attraverso allenamenti brutali, volumi estremi, cedimento muscolare e squat a movimento completo. Negli anni ’70 e ’80 è diventato un’icona per aver ridefinito il concetto di intensità, in particolare nel celebre leg day. Allo stesso tempo, la sua esperienza gli insegnò che copiare Arnold Schwarzenegger non sempre funzionava per il suo fisico. Qui di seguito alcune peculiarità che contraddistinguono questo personaggio.
- Squat profondi: famoso per scendere negli squat fino a sfiorare i polpacci
con le cosce, spingendo il range di movimento oltre i limiti comuni. - Volume estremo: le sue sessioni per le gambe erano leggendarie per durata
(spesso oltre 90 minuti) e intensità, con serie massicce portate fino al cedimento. - Imparare da Arnold: inizialmente tentò di replicare l’allenamento ad alta
frequenza di Arnold Schwarzenegger, ma capì che il suo corpo rispondeva meglio a una frequenza inferiore (3–4 allenamenti a settimana) per evitare il sovrallenamento. - Metodo individuale: dimostrò che non si può copiare ciecamente il metodo
dei propri idoli; il vero “segreto” è trovare ciò che funziona per il proprio fisico. - Polpacci feroci: non trascurava i polpacci, allenandoli con la stessa
intensità e determinazione riservata a quadricipiti e femorali. - Intensità oltre il pump: non si allenava solo per il gonfiore muscolare,
ma per costruire la leggenda attraverso dolore, disciplina e volume di lavoro.
Tom Platz rimane un simbolo di dedizione e intensità: la sua storia sottolinea l’importanza di trovare il proprio percorso nel bodybuilding, traendo ispirazione dai grandi senza rinunciare all’individualità.

