Personal trainer in palestra, perché il metodo conta più delle mode

Stefano Mattavelli racconta la sua esperienza di Personal Trainer in palestra, allo Sporting Club Leonardo da Vinci a Milano

C’è una cosa che distingue davvero un Personal Trainer in palestra da chi “fa fare esercizi”: la capacità di spiegare il perché.

Per Stefano Mattavelli, Personal Trainer allo Sporting Club Leonardo da Vinci, questo non è solo un dettaglio. È il punto di partenza di tutto.  “Non mi è mai bastato sentirmi dire: si fa così. Ho sempre avuto bisogno di capire il perché.”

Una mentalità che nasce presto e che, ancora oggi, si riflette nel suo rapporto con i clienti. Un modo di essere che si è sviluppato a partire da una necessità personale.

“A 15 anni ero già alto 1.80 ma pesavo 57 kg. Allenarmi come facevano tutti non mi bastava”. Da qui nasce l’esigenza di capire davvero cosa stesse facendo e perché. Indicare che allenamento fare non è sufficiente: si parte sempre da una valutazione della persona, per poi spiegare perché e come si otterranno i risultati.

È questo l’approccio che, da oltre 10 anni, definisce il lavoro di Stefano Mattavelli come Personal Trainer in palestra.

Personal Trainer in palestra: dalla passione al lavoro

Il percorso di Stefano non è quello che ci si aspetterebbe. Dopo gli studi come perito è impiegato in un lavoro stabile come responsabile ufficio acquisti in un’azienda. La palestra resta per anni una passione personale. “Allenarmi era una cosa mia, importante. E, più crescevo, più cresceva anche la passione”.

In un’epoca in cui i social non erano ancora il riferimento principale, le informazioni si cercavano su blog, siti e riviste. Ma a un certo punto la curiosità non basta più. Serve struttura, serve capire davvero.

La formazione: scientificità e metodo

Il primo approccio alla formazione però non è quello giusto. “Ho cominciato a frequentare una scuola ma non ero soddisfatto. Ricevevo informazioni, ma non mi veniva spiegato il perché. Mi sembrava tutto riduttivo.”

È qui che emerge uno degli elementi chiave del suo approccio: il rifiuto delle risposte superficiali.

La svolta arriva con i Corsi ISSA Europe, dove Stefano trova finalmente ciò che cercava: basi scientifiche, metodo, profondità.

Studia mentre lavora, nei weekend, fino all’esame nel 2015. E da lì prende forma una convinzione che oggi definisce il suo lavoro come Personal Trainer in palestra. Non esistono protocolli universali, ma solo percorsi costruiti sulla persona. È proprio questo che distingue un vero Personal Trainer in palestra da chi propone schede standard.

“Ho capito fin da subito che si deve partire dalla scienza, ma con una visione d’insieme. Ho anche compreso che non tutti gli studi hanno lo stesso valore: in ISSA Europe si impara a riconoscere le informazioni davvero utili e si sviluppa lo spirito critico necessario per contestualizzarle, farle proprie e applicarle in modo efficace”.

La scommessa sul proprio futuro allo Sporting

L’ingresso allo Sporting non è immediato come Trainer.Mattavelli comincia a lavorare come receptionist prima di diventare Personal Trainer in palestra allo sporting club leonardo da vinci a Milano

In quel momento non servono figure in sala, ma Stefano accetta comunque una proposta: lavorare in segreteria, con la prospettiva di crescere internamente. Ci crede e decide di lasciare il posto a tempo indeterminato.

Una scelta che si rivela decisiva. “Ho creduto in quella promessa. Poco dopo ho iniziato ad affiancare sostituzioni in sala, poi ore di personal training, fino a farlo diventare il mio lavoro.”

Oggi, dopo oltre 10 anni di esperienza e con una partita IVA aperta dal 2020, il suo è un percorso costruito passo dopo passo. Senza scorciatoie. Esattamente come i percorsi che propone ogni giorno ai suoi clienti.

Cosa fa davvero un Personal Trainer in palestra

Per Stefano, è molto chiaro: “Il Personal Trainer bravo non è quello che sa solo insegnare il movimento. È quello che spiega cosa fa quell’esercizio e perché serve proprio a quella persona”.

Ogni persona è diversa, ciascun corpo reagisce in modo diverso. Qualsiasi obiettivo richiede una strategia diversa. Per questo il suo approccio è diretto e trasparente:

  • nessuna promessa irrealistica,

  • impossibili risultati “in un mese”,

  • niente programmi preconfezionati.

“I risultati arrivano, ma secondo regole precise. E soprattutto nel tempo”.  Questo è un approccio che seleziona. Perché, purtroppo, non tutti sono disposti ad accettare che servano coerenza e continuità.

Il problema non è sapere cosa fare

Con grande lucidità Mattavelli riconosce ciò che ha capito in tanti anni di esperienza: “Le persone non sono stupide. Sanno che bisogna muoversi e mangiare bene”.

I problemi sono altri: poco tempo, stress, sonno insufficiente, disorganizzazione. E soprattutto la difficoltà a uscire dalla propria zona di comfort. “Dicono: ho sempre fatto così, oppure questo non riesco a farlo.”

Ed è qui che avviene quella che Mattavelli definisce una “selezione naturale”. Solo chi ha il coraggio di essere onesto con se stesso va avanti, ottiene risultati e, in ultima analisi, è soddisfatto”.

Personal Trainer in palestra: falsi miti e verità

Negli anni ’80 si parlava spesso di “mangia e spingi”: un atteggiamento semplice e diretto all’allenamento, soprattutto legato all’ipertrofia muscolare. Oggi però il lavoro in palestra è molto più complesso e strutturato.

Nel mondo del fitness, i falsi miti sono ovunque. Ma spesso nascono da una base di verità distorta e da convinzioni errate.

Un esempio classico: “La palestra fa ingrossare le gambe delle donne. “Non è vero. Ma può capitare. Dipende.

E qui emerge la risposta che ricorre molto spesso (“e mi odiano per questo, sorride) nei colloqui tra Mattavelli e i suoi clienti: “dipende”. A  proposito delle gambe delle donne, per esempio, dipende da: composizione corporea, alimentazione, livelli di idratazione, fase e durata del percorso, stato infiammatorio, tipologia di allenamento.

Lo stesso vale per il cardio: “C’è chi dice che brucia muscolo. Non è vero. Il cardio rende la macchina performante e io lo inserisco nei miei protocolli”.

Non si deve scegliere una fazione, ma capire il contesto.

Il metodo personalizzato: la base del lavoro in palestra

Se c’è una parola che sintetizza il modo di lavorare di Mattavelli è proprio questa: metodo.

Un metodo che parte da:

  • analisi della persona,
  • definizione degli obiettivi,
  • costruzione della strategia,
  • verifica e adattamento nel tempo.

Seguire le mode può essere un inizio. Chiedere di qualcosa che si è visto o sentito dire è un modo per far entrare una persona in palestra, di farle oltrepassare una soglia che altrimenti non avrebbe mai varcato. Ma la moda non può essere una strategia.

Allenamento e stile di vita: perché non basta allenarsi

Allenare le persone significa anche entrare in dinamiche più profonde. L’alimentazione, per esempio, non è mai solo una questione tecnica, anche perché Mattavelli, lo sottolinea immediatamente, non è nutrizionista. Eppure “mi rendo conto spessissimo che parlare di cibo e stile di vita sano significa toccare aspetti psicologici.”

E questo si scontra con una realtà sociale che non sempre facilita le scelte:

  • aperitivi, ma più generalmente abitudini sociali legate al cibo;

  • abitudini consolidate, a livello di orari e così via;

  • stress quotidiano e ricerca di gratificazione immediata, spesso attraverso cibo, alcol, fumo o altre abitudini compensative.

Chi si allena oggi: giovani e adulti a confronto

L’esperienza di Stefano Mattavelli con clienti dai 14 agli 80 anni racconta due tendenze interessanti.

Tra le persone più adulte che frequentano la palestra, vi è sempre maggiore consapevolezza, abitudine al movimento e attenzione alla salute nel tempo.

Questo non è sempre stato scontato: in passato si tendeva a considerare il calo di efficienza come un processo naturale e inevitabile legato all’età, qualcosa di irreversibile.

Nei giovani, soprattutto nella generazione Z, vi è tanta curiosità, apertura mentale e crescente attenzione al benessere.

Se per i più giovani restano importanti estetica e performance, tra gli adulti si presta maggiore attenzione anche all’efficienza e alla qualità della vita.

“In generale, vedo più sensibilità verso il fatto che stare bene viene prima dell’estetica. Il fisico è una conseguenza.”Stefano Mattavelli personal trainer in palestra allo Sporting Club Leonardo da Vinci

Risultati in palestra, nessuna scorciatoia: perché serve tempo e costanza

Il messaggio finale è semplice, ma spesso difficile da accettare. I risultati in palestra arrivano solo con continuità. Che si tratti di estetica o salute, servono: un percorso, costanza e metodo.

E soprattutto serve un Personal Trainer in palestra capace di guidare, spiegare e adattare ogni intervento alla persona.

“Vi aspetto a Milano, allo Sporting Club Leonardo“!

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