Piano nazionale non autosufficienza 2026: l’autonomia di domani si costruisce oggi

Barbara A Borelli di ISSA Europe commenta l'approvazione del Piano nazionale non autosufficienza 2026 spiegando che bisogna impegnarsi a costruire un futuro dove ci siano meno anziani non autosufficienti
«La longevità si costruisce prima della fragilità. Più forza, movimento e capacità cognitiva oggi possono significare maggiore autonomia e minori costi sanitari e assistenziali domani». Così Barbara Arianna Borelli, dirigente di ISSA – International Sports Sciences Association Europe, commenta la recente approvazione del Piano nazionale non autosufficienza 2026. Il 2 ottobre è stato, infatti, approvato il primo Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana, con 1,5 miliardi di euro destinati al triennio 2025–2027. Il provvedimento punta a rafforzare l’assistenza domiciliare, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare il personale sociosanitario.

 Nel 2050 più di un italiano su tre avrà almeno 65 anni

L’Italia sta entrando in una trasformazione demografica destinata a cambiare profondamente sanità, welfare, lavoro e organizzazione delle famiglie. Secondo dati ISTAT, il 1° gennaio 2026 gli italiani con almeno 65 anni erano già 14 milioni e 821 mila, pari al 25,1% della popolazione. E questo è soltanto l’inizio. Secondo le più recenti previsioni ISTAT, la quota di ultrasessantacinquenni salirà al 27,2% già nel 2030 e raggiungerà il 34,5% nel 2050. In poco più di vent’anni, quindi, più di un italiano su tre avrà almeno 65 anni. Il dato diventa ancora più rilevante osservando come cambieranno le famiglie: secondo lo scenario mediano ISTAT, nel 2050 potrebbero esserci 6,6 milioni di persone con almeno 65 anni che vivono sole. Gli ultrasettantacinquenni soli potrebbero raggiungere i 4,7 milioni. La domanda, allora, supera il semplice tema della longevità. La vera questione è: in quali condizioni fisiche e cognitive arriveranno milioni di italiani a 70, 80 e 90 anni?

Piano nazionale non autosufficienza 2026: risorse e obiettivi

Il tema è entrato con forza anche nell’agenda istituzionale. L’approvazione del primo Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana rappresenta una scelta a fronte di una priorità ormai evidente. L’aumento degli anziani richiederà risorse, assistenza, servizi e nuove professionalità. Accanto alla capacità di assistere la fragilità, però, si apre una seconda grande sfida: lavorare prima che quella fragilità si manifesti. «Se sappiamo già oggi – afferma Borelli – che nel 2050 più di un italiano su tre avrà almeno 65 anni, possiamo prepararci oggi alla società che avremo domani. Il tema della longevità deve partire molto prima dell’età anziana. Significa costruire e conservare forza, equilibrio, capacità cardiorespiratoria, coordinazione, autonomia ed efficienza cognitiva durante tutto l’arco della vita».

1,3 miliardi l’anno: il costo dell’insufficiente attività fisica in Italia

A rendere il tema ancora più rilevante è il suo impatto economico. Secondo il rapporto realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’OECD, l’Italia è tra i Paesi europei sui quali pesa maggiormente il costo sanitario dell’insufficiente attività fisica. Il rapporto WHO/OECD stima per l’Italia una spesa sanitaria media annua di circa 1,3 miliardi di euro, espressi a parità di potere d’acquisto (PPP), nel periodo 2022–2050, per il trattamento delle patologie associate a livelli insufficienti di attività fisica. Lo stesso modello WHO/OECD stima che aumentare i livelli di attività fisica possa generare circa 1,7 euro di benefici economici per ogni euro investito. È un dato che cambia radicalmente la prospettiva. Il movimento smette di essere soltanto una scelta individuale legata al fitness e diventa anche una questione di politica sanitaria, economica e sociale. Investire oggi sulla capacità fisica della popolazione significa creare le condizioni per una popolazione futura più autonoma, più efficiente e maggiormente capace di affrontare l’avanzare dell’età. «Dobbiamo iniziare – prosegue Borelli – a ragionare in termini di investimento. Quanto vale un euro investito oggi per mantenere una persona fisicamente attiva, forte e autonoma rispetto alle risorse che potranno essere necessarie domani per farmaci, assistenza, prestazioni sanitarie e gestione della perdita di autonomia? Il dato WHO/OECD ci offre già una risposta importante: l’investimento in attività fisica produce un ritorno economico oltre al beneficio sulla salute». Il rapporto WHO/OECD collega infatti livelli adeguati di attività fisica alla prevenzione di numerose malattie croniche e stima che, aumentando l’attività fisica della popolazione europea, sia possibile ridurre sia il carico delle patologie sia la relativa spesa sanitaria. Oggi, con il Piano nazionale non autosufficienza 2026, ci impegniamo ad aiutare i nostri anziani, ma guardando al futuro?

Formare i professionisti dell’invecchiamento attivo

Barbara Arianna Borelli ha recentemente partecipato alla Camera dei Deputati, a Roma, alla presentazione del progetto “Silver Fit – Prevenzione in Movimento”, promosso dal Centro Sportivo Italiano per favorire l’invecchiamento attivo, preservare l’autonomia e promuovere la socialità negli over 65.. Un’esperienza che si inserisce in un percorso che ISSA Europe porta avanti da anni attraverso formazione, didattica, studio e sviluppo di protocolli dedicati all’efficienza fisica e cognitiva, alla prevenzione e alla longevity. L’obiettivo è preparare figure capaci di lavorare, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze professionali, con una popolazione destinata a vivere sempre più a lungo. «Parliamo di un cambiamento che richiederà competenze trasversali», spiega Borelli. «Occorre formare professionisti del movimento, personal trainer, laureati e studenti in Scienze Motorie, tecnici, operatori, appassionati, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari, creando una cultura condivisa dell’invecchiamento attivo e della prevenzione». ISSA Europe, realtà internazionale attiva nella formazione e nella certificazione dei professionisti del fitness e delle scienze applicate all’esercizio fisico, dedica una parte crescente della propria attività ai temi della Human Performance, dell’efficienza fisica, della prevenzione primaria e della longevity, con percorsi dedicati anche alla popolazione senior.

Forza, equilibrio e capacità cognitive: un capitale per l’autonomia

Il cambio di paradigma riguarda innanzitutto il concetto stesso di invecchiamento. L’età anagrafica racconta soltanto una parte della storia. Capacità di alzarsi autonomamente, camminare, mantenere l’equilibrio, reagire a uno stimolo, conservare forza e coordinazione, svolgere le attività quotidiane e preservare capacità cognitive rappresentano elementi fondamentali della qualità della vita con l’avanzare dell’età. L’attività fisica regolare è associata a benefici sulla salute cardiovascolare e metabolica, sulla prevenzione di diverse patologie croniche e sulla salute mentale e cognitiva. Per questo la sfida della longevity si sposta progressivamente dal semplice concetto di “vivere più a lungo” alla possibilità di estendere gli anni vissuti con autonomia e capacità funzionale. «Possiamo immaginare forza, equilibrio, capacità cardiovascolare e funzione cognitiva – sottolinea Borelli – come un capitale che accumuliamo durante la vita. Più capitale costruiamo e conserviamo, maggiori saranno le risorse con cui affronteremo l’invecchiamento».

 La longevità del 2050 si costruisce oggi

Le proiezioni ISTAT descrivono una società profondamente diversa da quella attuale. Nel 2050 la popolazione residente potrebbe scendere a circa 55 milioni di persone, mentre la quota degli ultrasessantacinquenni potrebbe raggiungere il 34,5% e quella della popolazione tra 15 e 64 anni ridursi al 55,3%. In altre parole, una quota più contenuta di popolazione in età lavorativa sarà chiamata a sostenere una società con un numero crescente di persone anziane. Da qui nasce una questione che riguarda contemporaneamente sanità, welfare, economia e qualità della vita. Quanto può risparmiare un Paese che riesce a mantenere i propri cittadini attivi e autonomi più a lungo? Quanto può valere, nell’arco di venti o trent’anni, investire oggi in attività fisica, prevenzione, educazione e formazione professionale? E soprattutto: quanti anni di autonomia possiamo aggiungere agli anni di vita che abbiamo già conquistato? «La grande opportunità è questa» conclude Barbara Arianna Borelli offrendo uno spunto che va oltre a quanto si sta dicendo in merito al Piano nazionale non autosufficienza 2026. «Abbiamo i dati per sapere quale Italia ci aspetta e abbiamo il tempo per prepararci. La longevità del 2050 si costruisce oggi. Occorre investire nella persona prima che abbia bisogno di essere assistita, sviluppare cultura della prevenzione e formare professionisti capaci di accompagnare questo cambiamento. Vivere più a lungo rappresenta una straordinaria conquista. La nuova sfida consiste nel vivere quegli anni con forza, autonomia, lucidità ed efficienza». Lavorare con una popolazione che vive sempre più a lungo richiede competenze specifiche. Per approfondire l’esercizio fisico rivolto agli anziani, scopri il percorso CSES – Certified Senior Exercise Specialist di ISSA Europe e investi nella tua preparazione professionale sull’invecchiamento attivo.

In breve

L’approvazione del Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana riporta al centro assistenza e autonomia delle persone anziane. Barbara Arianna Borelli, dirigente di ISSA Europe, commenta l’iniziativa ricordando che:

  • la trasformazione demografica richiede di prepararsi oggi: secondo le proiezioni ISTAT, nel 2050 più di un italiano su tre avrà almeno 65 anni;
  • la longevità si costruisce prima della fragilità: conservare forza, equilibrio e capacità fisiche e cognitive lungo tutto l’arco della vita significa investire nell’autonomia futura;
  • servono professionisti preparati: la formazione sull’invecchiamento attivo deve accompagnare questo cambiamento, nel rispetto delle competenze di ciascuna figura.

FAQ – Domande frequenti sul Piano nazionale non autosufficienza 2026

 

Che cosa prevede il Piano nazionale non autosufficienza approvato nel 2026?

Il Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana punta a rafforzare l’assistenza domiciliare, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare il personale sociosanitario. Approvato il 2 ottobre 2026, dispone di 1,5 miliardi di euro destinati al triennio 2025–2027.

Perché l’attività fisica è importante per l’autonomia degli anziani?

L’attività fisica aiuta a preservare forza, equilibrio e capacità funzionali, importanti per svolgere le attività quotidiane. Nel commento al Piano, Barbara Arianna Borelli sottolinea la necessità di costruire e conservare queste capacità lungo tutto l’arco della vita, investendo nella prevenzione prima che si manifesti la fragilità.

Perché è importante la formazione dei professionisti che lavorano con gli anziani?

L’aumento della popolazione anziana richiede competenze per accompagnare l’invecchiamento e sostenere l’autonomia. Borelli richiama una formazione rivolta a professionisti del movimento, Personal Trainer, laureati in Scienze Motorie e operatori sanitari e sociosanitari, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.
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