Fisico ideale donna: tra buoni propositi, fitness e il mito della forma perfetta

fisico ideale per una donna, quali sono i pregiudizi ancora esistenti? che cosa si deve privilegiare? ecco cosa dice la scienza

Gennaio è, da sempre, il mese dei buoni propositi. Si torna alla “normalità”, ci si domanda come dimagrire dopo le festività, si sente il bisogno di rimettersi a regime, di riprendere il controllo, di fare ordine. Palestra, alimentazione, disciplina. Tutti d’accordo, ma la questione è un’altra e più delicata. Quale obiettivo porsi? E soprattutto: la donna, oggi, a quale ideale di fisico aspira davvero?

È proprio questa domanda che attraversa il recente studio “In the name of achievement: women’s fitness body in an era of ‘positivity’” di Bo Peng (2025), un’analisi teorica che affronta il principio per cui il modello di fisico femminile “in forma” sia automaticamente sinonimo di salute, libertà ed empowerment.

Il “fisico ideale donna”: dalla magrezza alla forma fisica

Per decenni il fisico ideale donna è stato associato alla magrezza. Il corpo sottile era promosso dai media e dall’industria della moda come simbolo di bellezza, successo e valore morale.

Numerosi studi hanno mostrato come questo ideale abbia prodotto insoddisfazione corporea, disturbi alimentari e una costante sorveglianza del corpo femminile.

Negli ultimi anni, però, qualcosa sembra essere cambiato.
Alla magrezza si è progressivamente affiancato (e in parte sostituito) un nuovo modello: il fisico “fit”, tonico, allenato, forte. Un corpo che non è solo bello da vedere, ma che comunica salute, energia, autodisciplina, forza interiore.

Questo ideale viene veicolato soprattutto attraverso i social media e la cultura del fitspiration, che propone allenamenti, frasi motivazionali, immagini di corpi performanti, spesso accompagnate da un linguaggio positivo: amati, prenditi cura di te, puoi farcela.

Ma è davvero un cambiamento liberatorio?

Qual è il fisico perfetto per una donna?

Questa domanda apre inevitabilmente un dibattito, e lo studio di Peng non fornisce, volutamente, una risposta definitiva.
Piuttosto, invita a interrogarsi su chi definisce la perfezione e quali meccanismi di potere si nascondono dietro l’idea stessa di “fisico perfetto”.

Il modello del fisico fit viene spesso presentato come più sano e inclusivo rispetto alla magrezza estrema. Tuttavia, l’analisi mostra come questo ideale non elimini la pressione sul corpo femminile, ma la trasformi.

Il controllo non passa più soltanto attraverso il divieto (“non mangiare”, “non ingrassare”), ma attraverso l’incoraggiamento continuo all’auto-miglioramento: allenarsi di più, essere più forti, più performanti, più disciplinate.

In altre parole, il fisico perfetto non è più un traguardo statico, ma un processo infinito. Non si è mai “abbastanza” in forma.

Il corpo femminile nell’era dell’auto-ottimizzazione

Lo studio collega questo fenomeno a un cambiamento più ampio della società contemporanea, che il filosofo Byung-Chul Han definisce società della prestazione.
Non siamo più principalmente obbligati dall’esterno: siamo spinti dall’interno a fare sempre di più, a migliorarci continuamente.

Applicato al corpo, questo significa che il fisico femminile diventa un progetto permanente.

Allenarsi non è più solo una scelta di benessere, ma una dimostrazione di valore personale. La forma fisica diventa una misura di successo e responsabilità morale. Ma, come mostra l’analisi, questa “positività” può trasformarsi in una forma sottile di auto-sfruttamento. Il corpo non viene più punito, ma spinto fino allo sfinimento.

Tipologie di fisico femminile: esistono davvero?

Nel dibattito pubblico si parla spesso di tipologie di fisico femminile: magro, atletico, curvy, strong. A questi si affiancano anche etichette di uso comune come fisico ginoide e fisico androide, termini che circolano soprattutto nei contesti fitness e nutrizionali.

Lo studio, tuttavia, mette in guardia dal rischio di trasformare anche queste classificazioni in nuovi sistemi normativi, capaci di produrre gerarchie, esclusioni e nuove forme di insoddisfazione corporea.

Anche quando si celebra la forza o la funzionalità del corpo, il modello dominante resta visivamente riconoscibile: giovane, abile, tonico, spesso bianco e appartenente a contesti socio-economici privilegiati. Non tutti i corpi hanno lo stesso accesso alle risorse necessarie per “ottimizzarsi”: tempo, denaro, spazi, sicurezza, salute.

Di conseguenza, il ricercatore afferma che parlare di tipologie senza considerare queste disuguaglianze rischia di riprodurre esclusioni, più che superarle.

Forme di fisico donna e insoddisfazione “positiva”

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è l’idea di una doppia insoddisfazione. Da un lato sopravvive quella tradizionale, legata agli ideali di magrezza e alla stigmatizzazione del grasso. Dall’altro, emerge una nuova insoddisfazione, più subdola, alimentata dal linguaggio della positività.

Anche quando una donna raggiunge un certo livello di forma fisica, il sistema dell’auto-ottimizzazione non si ferma: c’è sempre un nuovo obiettivo, un nuovo miglioramento, un nuovo standard da inseguire.

Il risultato può essere stanchezza cronica, ansia, senso di inadeguatezza e, nei casi estremi, burnout.

Benessere e fisico ideale di ciascuna donna

Il messaggio finale dello studio non è un rifiuto del movimento, della forza o dell’attività fisica in sé. Piuttosto, è un invito a separare il benessere reale dalla logica della prestazione continua.

Detto questo credo sia fondamentale non rischiare di perdere quanto di positivo si sia conquistato andando oltre il concetto di bellezza del corpo femminile associato alla magrezza. Tenendo, tra l’altro presente che, ancora spesso, donne e anche ragazze giovani temono l’allenamento vigoroso in quanto possibile rischio di sviluppare gambe grosse o, addirittura, un fisico mascolino.

Numerosi studi mostrano come una buona forma fisica, e in particolare la presenza di massa magra, sia associata non solo a una migliore salute metabolica e cardiovascolare, ma anche a benefici sul piano cognitivo, della funzionalità e dell’invecchiamento attivo.

D’altra parte, è sempre più condivisa nella comunità scientifica la consapevolezza che l’eccesso di grasso viscerale rappresenti un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie croniche, dal diabete alle patologie cardiovascolari.

In questo senso, il movimento resta un pilastro della prevenzione e della salute pubblica.

Le vere sfide: accessibilità al fitness e…

È vero, però, come sottolineato nello studio, che il fisico “fit” non è universalmente accessibile. Le possibilità di muoversi, allenarsi e mantenere uno stile di vita sano e attivo dipendono fortemente dal contesto sociale, urbano ed economico. Non a caso, negli ultimi anni, il tema dell’attività fisica è entrato con maggiore forza nell’agenda politica di molti Paesi.

Negli Stati Uniti, ad esempio, l’amministrazione Trump ha rilanciato iniziative federali volte a promuovere sport, fitness e attività fisica, in particolare attraverso il rafforzamento nell’estate del 2025 del President’s Council on Sports, Fitness & Nutrition e il ritorno di programmi dedicati al movimento nelle scuole, come risposta all’aumento dell’obesità e della sedentarietà nella popolazione. Un approccio che, pur discusso, riconosce il ruolo dell’attività fisica come strumento di salute collettiva, e non solo come scelta individuale.

In Cina, il tema è affrontato in modo ancora più strutturale con l’iniziativa dei “15-minute fitness circles”: spazi pubblici per l’attività fisica accessibili in pochi minuti dal luogo di residenza, pensati per integrare il movimento nella vita quotidiana e ridurre le disuguaglianze di accesso all’esercizio fisico.

Anche in Italia con la Riforma dello Sport e il riconoscimento dell’attività fisica negli articoli 32 e 33 della Costituzione si è affermato il valore dell’attività fisica come determinante di salute, con un’attenzione sempre maggiore alla prevenzione e alla promozione di stili di vita attivi.

… personalizzazione

Tutto questo è in linea con le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da tempo sottolinea come il movimento regolare sia un diritto di salute e non un privilegio legato alla performance o all’estetica.

In questa prospettiva, la sfida non è stabilire quale sia il fisico ideale, ma creare le condizioni affinché ogni donna possa costruire il proprio rapporto con il corpo e con il movimento. Ogni donna ha il suo allenamento ideale. Tale allenamento va studiato, adattato, capito al di fuori dalla pressione della prestazione continua e dentro una visione di benessere sostenibile, accessibile e reale.

Condividi l'articolo

Ultimi articoli