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Per molti anni parlare di forza ha significato quasi esclusivamente parlare di prestazione sportiva, ipertrofia muscolare o, nel migliore dei casi, di preparazione atletica. Alla Convention ISSA Europe 2026 il tema è stato affrontato da una prospettiva decisamente più ampia. Nel corso della manifestazione appena conclusa al Palacongressi di Rimini medici, fisiologi, neuroscienziati, biologi e professionisti dell’esercizio fisico hanno mostrato, invece, come la forza rappresenti oggi uno dei principali strumenti per preservare salute, autonomia, funzioni cognitive e qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza. E questo perché i muscoli sono organi che hanno molteplici funzioni.
A ricordarlo, con la caratteristica ironia che accompagna una solida base di evidenze scientifiche, è Cristina Tomasi, medico internista, autrice e divulgatrice seguitissima sui social. Dal palco di Rimini ha affermato: i muscoli non sono semplicemente un apparato locomotore. Sono organi. E, più precisamente, i muscoli sono organi endocrini.
“Noi medici ci siamo dimenticati del muscolo”
La relazione si è aperta con una dichiarazione tanto semplice quanto efficace. Tomasi ha riconosciuto apertamente come, nella pratica clinica quotidiana, il muscolo venga ancora troppo spesso relegato a un ruolo secondario. Durante il percorso universitario si studia approfonditamente l’anatomia muscolare, ma successivamente l’attenzione della medicina tende a concentrarsi soprattutto su sintomi, diagnosi e trattamento farmacologico. Il ruolo dell’esercizio fisico, dell’alimentazione e dello stile di vita rimane spesso sullo sfondo.
Secondo la relatrice, il muscolo viene ancora considerato prevalentemente come un elemento dell’apparato locomotore, quando invece dovrebbe essere interpretato come uno dei principali regolatori dell’equilibrio metabolico dell’organismo. Riportarlo al centro della prevenzione significa quindi compiere una scelta clinica prima ancora che sportiva o estetica.
I muscoli sono organi endocrini: cosa significa davvero?
La definizione può sorprendere, ma negli ultimi anni è entrata stabilmente nella letteratura scientifica. Tra le più recenti pubblicazioni dedicate a questo tema figura lo studio Muscle in Endocrinology: From Skeletal Muscle Hormone Regulation to Myokine Secretion and Its Implications in Endocrine–Metabolic Diseases.
Il muscolo scheletrico rappresenta il più grande organo del corpo umano e costituisce oltre il 40% del peso corporeo in un adulto sano. Durante la contrazione non produce soltanto forza e movimento, ma rilascia numerose molecole segnale, chiamate miochine. Esse permettono al muscolo di comunicare con numerosi altri organi. È proprio questa capacità di produrre e rilasciare messaggeri biologici a giustificare il fatto che i muscoli sono da riconoscere come organi endocrini.
“Il muscolo dialoga costantemente con cervello, pancreas, fegato, tessuto adiposo, sistema immunitario e tessuto osseo. Avviene un continuo cross-talk, cioè uno scambio di segnali biologici che contribuisce a regolare metabolismo, adattamento e salute generale” spiega Tomasi.
Perché il muscolo è il motore del metabolismo
Il muscolo rappresenta il principale deposito di glicogeno dell’organismo ed è il maggiore utilizzatore di glucosio dopo i pasti.
Inoltre, la contrazione muscolare favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule anche attraverso meccanismi indipendenti dall’insulina, contribuendo a migliorare la sensibilità insulinica e il controllo metabolico. Per questo motivo la salute muscolare non interessa soltanto chi pratica sport.
“Mantenere una buona massa muscolare – dichiara Tomasi – significa intervenire sui principali fattori coinvolti nello sviluppo delle malattie metaboliche, tra cui insulino-resistenza, diabete di tipo 2, steatosi epatica e sindrome metabolica”
Muscolo, osso e cervello lavorano come un unico sistema
Muscolo e osso costituiscono un sistema integrato: la contrazione muscolare esercita uno stimolo meccanico sul tessuto osseo e, contemporaneamente, attiva segnali biologici che contribuiscono al mantenimento della salute scheletrica. Quando questo dialogo si interrompe, aumentano il rischio di sarcopenia, osteoporosi e perdita dell’autonomia.
Ma il dialogo non si ferma qui. Attraverso le miochine, il muscolo comunica anche con il cervello, influenzando neuroplasticità, metabolismo energetico e processi cognitivi.
Un concetto che, non a caso, è emerso più volte durante la Convention ISSA Europe 2026 anche negli interventi dedicati al rapporto tra esercizio fisico e neuroscienze.
Muscoli efficienti non significa muscoli ipertrofici
Uno degli aspetti che Tomasi ha più volte ribadito è la necessità di distinguere il concetto di forza da quello di volume muscolare.
Avere muscoli efficienti non significa necessariamente sviluppare una marcata ipertrofia. Significa piuttosto possedere un sistema muscolare capace di sostenere il metabolismo, mantenere l’equilibrio, proteggere lo scheletro e favorire l’autonomia nelle attività quotidiane.
Con il suo stile diretto e ironico, la relatrice ha ricordato come soprattutto molte donne continuino a temere che l’allenamento della forza possa renderle “troppo muscolose“. In realtà, l’obiettivo dell’esercizio contro resistenza è molto diverso: migliorare densità ossea, efficienza metabolica, funzionalità e qualità della vita.
Una nuova alleanza tra medicina e professionisti dell’esercizio fisico
Al di là degli aspetti biologici, il messaggio finale di Cristina Tomasi alla platea della Convention ISSA Europe di quest’anno è stato soprattutto culturale.
La salute non può più essere affrontata considerando separatamente le varie parti del corpo e, in particolare, valutando come indipendenti tra loro muscoli, metabolismo, cervello e alimentazione. Allo stesso modo, la prevenzione richiede una collaborazione sempre più stretta tra medici, nutrizionisti, fisioterapisti e professionisti dell’esercizio fisico.
In questo senso, il “mea culpa” con cui Cristina Tomasi ha chiamato in causa la propria categoria professionale assume un valore importante. Rappresenta il riconoscimento della necessità di superare una visione frammentata della persona per costruire un modello realmente multidisciplinare, nel quale l’attività fisica (ovviamente adattata ai singoli casi) non sia considerato un semplice complemento della terapia, ma uno degli strumenti fondamentali per preservare salute, autonomia e qualità della vita.
Del resto, se il muscolo è davvero un organo endocrino, allora allenarlo significa fare molto di più che aumentare la forza. Vuol dire attivare uno dei più importanti sistemi di comunicazione biologica di cui il nostro organismo dispone.

